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AGGIORNATO IL 2 GENNAIO 2017


 

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METALLURGIA:


ARGENTO

PIOMBO

RAME

STAGNO

ANTIMONIO



 

 

ARGENTO

PIOMBO

 

 

 

 Nell’Europa preistorica, l’argento e il piombo non sono, in genere, anteriori al periodo di La Tène (300 a.C. circa).

L’argento e il piombo erano strettamente collegati, poiché entrambi erano ricavati dallo stesso minerale, la galena.

Questo minerale è un solfuro di piombo, che di solito contiene una piccola percentuale di argento. La galena è molto diffusa, ed è spesso associata ai minerali di rame.

La produzione dell’argento e del piombo si  introdusse nella metallurgia generale i metodi di lavorazione dei solfuri e la coppellazione.

La lavorazione della galena consiste in una desolforazione parziale mediante arrostimento, seguita dalla riduzione del prodotto ottenuto e cioè,  del litargirio (ossido di piombo).

Un semplice forno a suola aperta  era sufficiente.

Il combustibile e il minerale venivano mescolati insieme, oppure accatastati in strati alterni.

Un tiraggio naturale o artificiale forniva l’aria necessaria.

Parte dello  zolfo evaporava sotto forma di anidride solforosa, ma una parte rimaneva sotto forma di galena non trasformata avente solfato di piombo.

Raggiunto il necessario grado di desolforazione, si aumentava la temperatura e il litargirio, il solfato di piombo e la galena, reagivano per formare il piombo che si raccoglieva al fondo del forno, mentre lo zolfo residuo si volatilizzava in forma di anidride solforosa.

il carbone di legna, aggiunto come combustibile, impediva la riossidazione.

Il prodotto finale, era una lega di piombo-argento più dura del piombo duro.

essa conteneva molte impurità, come l’antimonio, il rame, lo stagno e l’arsenico.

Questo antico processo, riuniva in una le due fasi moderne di arrostimento e di riduzione.

Sebbene la tecnica fosse relativamente semplice, le reazioni chimiche erano corrispondentemente complesse e l’antico metallurgo non aveva ancora la conoscenza adatta per controllarle.

 

 

 

RAME

 

 

 


Il rame allo stato nativo che si trova nella pianura padana, strutturalmente ha la  forma di piccole schegge , saltuariamente in granuli   e molto di rado di  grandi dimensioni.

Nell’alveo di torrenti montani, dove spesso c’è l’oro, si trovano talvolta dei noduli di color verde-porpora e nero verdastro, aventi un nucleo di rame allo stato nativo.

questi noduli sono molto duri da lavorare, il metallo allo stato nativo tuttavia si trova anche in sottili lamine e in forme dendritiche, che sono molto più lavorabili.

Con la scoperta della ricottura, che elimina l’infragilimento causato dalla lavorazione a freddo, si poterono utilizzare noduli più duri per preparare lingotti abbastanza grandi.

La microstruttura, caratteristica del rame allo stato nativo è stata riscontrata in diversi oggetti molto antichi nella valle del Danubio.

La prima classe di minerali di rame (cuprite, malachite, azzurrite), comprende carbonati e ossidi. Essi possono facilmente strutturarsi allo stato di metallo mediante riscaldamento con carbone di legna.

La seconda classe di minerali (e cioè calcosite, calcopirite, bornite, covellite), comprende i composti solforati di rame, talvolta mescolati o combinati con altri metalli o metalloidi, quali il ferro, l’antimonio e l’arsenico.

Questa classe è più comune della prima e generalmente la si trova in giacimenti più profondi.

il metallurgo. per eseguire una approssimativamente completa estrazione dai minerali solforati, deve aver fatto ricorso a varie fasi successive di rifusione con carbone e di fusione in corrente d’aria.

Come alternativa poteva ricorrere a un processo semplificato, ma di minore efficacia, col quale estraeva soltanto una piccola percentuale di rame.



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