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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016 

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ZECCA

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MASSARI ALL'ARGENTO

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ALVISE IV MOCENIGO

DOGE 118° (1763-1778)

 

 

 

DI  ROLANDO MIRKO BORDIN

 

 

 

 

Alvise IV MOCENIGO nacque a Venezia il 19 maggio 1701, ultimogenito di Alvise III, detto Marcantonio, del ramo a S. Stae, e di Paolina Badoer, del ramo a S. Moisè.

Per distinguerlo dai numerosi fratelli, tutti AVENTI LO STESSO nome, in famiglia venne chiamato “Giovanni”.

 

1726-1737

 

esercita la prima carica, il saviato agli Ordini, fu rieletto, sempre per il secondo semestre, anche l’anno seguente, ma preferì optare per l’assai meno prestigiosa camerlengaria di Comun. Si trattò di un momentaneo ripiegamento, perché di lì a un anno, il 10 marzo 1729, risultava eletto all’ambasceria di Francia.

ALVISE MOCENIGO sembrava dotato dei migliori requisiti per ben comparire nel gran mondo POLITICO-STRATEGICO.

ALL’ETA’ DI 29 ANNI, aveva unAcapacità oratoria E cospicue ricchezze.

Giunse alla corte di Francia nell’aprile 1730, dove soggiornò PER quasi quattro anni.

prese congedo dal re il 7 maggio 1733, ma solo il 18 febbraio dell’anno seguente lesse in Senato la relazione conclusiva.

Nella relazione, sintetica ma puntuale, ALVISE M., descriveVA la corte, soffermaNDOSI IN PARTICOLARE MODO sul fisco, oggetto di assidue attenzioni da parte del primo ministro, cardinale A.-H. de Fleury, dopo i dissesti causati dalle guerre e dal fallito tentativo di J. Law di risanare il bilancio.

MOLTO prudente il giudizio sull’indole del sovrano…e come il temperamento della Maestà Sua non permette fare ….pronostici dell’avvenire, credoche solo dopo la morte del cardinale potrà essere osservabile il momento per formar giudizio di un tal Principe….

ALVISE M. tornA a Venezia decorato delle insegne di cavaliere e recando con sé alcune reliquie del santo doge Pietro Orseolo.

Qualche mese dopo, il 12 dicEMBRE 1733, accettò la nomina a un’altra ambasceria, presso IL papa Clemente XII.

Nell’aprile dell’anno seguente si recò a Roma, dove rimase tre anni, fino all’aprile delL’ANNO 1737.

La relazione relativa a questa missione si rivela alquanto severa nei riguardi della corte pontificia, dove la carriera e l’avanzamento negli onori erano ritenuti appannaggio dell’abilità e dell’astuzia, piuttosto che della preparazione e dell’onestà. Negativo ERA il giudizio sul papa.

ALVISE M., incolpava il peggioramento delle relazioni con le corti cattoliche.

PER QUANTO RIGUARDANO I rapporti con Venezia, rassicurava il Senato circa GLI effetti della recente istituzione del porto franco ad Ancona.

 

1736-1740

 

Si trovava ancora a Roma quando lo raggiunse la notizia che era stato nominato procuratore di S. Marco de citra il 27 giugno 1736.

a Venezia, E’ savio del Consiglio per il secondo semestre del 1737, ma dovette dimettersi il 24 agosto, essendo stato eletto ambasciatore straordinario presso Carlo di Borbone.

Partì qualche mese dopo, nel febbraio 1738, così da poter unire alle congratulazioni per l’ascesa al trono anche quelle per le imminenti nozze con Maria Amalia di Sassonia. La missione si svolse dal 2 marzo al 28 ott. 1738.

ALVISE M., ebbe buona accoglienza: la monarchia napoletana sollecitava un rafforzamento degli scambi commerciali tra i due paesi. Il Senato, viceversa, era riluttante a tale ipotesi per timore, mostrandosi incline alla Spagna, di dispiacere alla monarchia asburgica.

È alla luce di questa doppia valenza che si svolse la legazione dI ALVISE M., che fornisce un giudizio negativo sulla corte borbonica.

Nuovamente a Venezia, riprese posto fra i savi del Consiglio per il primo semestre del 1739, quindi fu provveditore alle Biave.

 

5 OTTOBRE 1739

 

Il 5 ottobre sposò Pisana Corner FIGLIA del procuratore Girolamo.

Furono nozze sFARZOSE, entrambe le famiglie erano tra le più ricche di Venezia. La coppia ebbe sei figli maschi, tutti battezzati con il nome di Alvise.

 

1739 – 1763

 

ALVISE MOCENIGO, fu ininterrottamente savio del Consiglio per il primo semestre dell’anno 1739 e nei restanti mesi ricoprì una quantità di cariche. In particolare, il 20 agOSTO 1740 fu chiamato a far parte dell’ambasceria per l’elezione al pontificato di Prospero Lambertini (Benedetto XIV), ma la missione non ebbe luogo a causa della guerra di Successione austriaca.

la STESSA SITUAZIONE si ripetè nel luglio del 1758, quando fu eletto papa il veneziano Carlo Rezzonico (Clemente XIII), che dispensò gli eletti da un faticoso viaggio.

Fu più volte provveditore alle Biave (23 luglio 1740, 8 luglio 1747); savio alle Acque (7 luglio 1742, 8 luglio 1745, 14 luglio 1746, 20 luglio 1747, 20 luglio 1748, 3 luglio 1749, 9 luglio 1750, 15 luglio 1751, 7 luglio 1757, 16 luglio 1762); aggiunto alla provvision del Danaro (5 agOSTO 1741, 20 luglio 1743, 4 luglio 1744, 14 novEMBRE 1754, 12 luglio 1755, 15 luglio 1756, 21 luglio 1759). Quanto alle restanti cariche, va ricordato che ALVISE M., fu consigliere ducale per il sestiere di S. Croce da marzo a settembre 1751, riformatore dello Studio di Padova nei bienni 22 aprILE 1752 - 23 aprILE 1754, 8 maggio 1756 - 7 maggio 1758 e 9 giugno 1762 - 8 giugno 1764 (quest’ultimo non portato a termine, PER la sua elevazione al dogato); il 5 giugno 1762 fu nominato successore di Marco Foscarini quale responsabile della Libreria marciana.

Si recò nuovamente a Napoli in occasione dell’ascesa al trono di Ferdinando di Borbone. Eletto il 24 novEMBRE 1759, giunse alla corte il 31 marzo 1760 e vi si fermò sino al 4 novembre. Una permanenza insolitamente lunga, trattandosi di missione diplomatica, cui fece seguito un prolungato soggiorno a Roma nel viaggio di ritorno -15 novEMBRE 1760 - 17 ott.OBRE 1761.

ALVISE M. continuò a figurare ufficialmente come ambasciatore straordinario a Napoli e forse per tale motivo nella relazione conclusiva, letta in Senato il 10 dicEMBRE 1761, non si fa cenno della permanenza romana.

Nel resoconto, all’ammirazione per la magnificenza delle nuove costruzioni della corte corrisponde la constatazione dell’arretratezza del paese, il cui commercio gli appare più deteriorato che mai, un giudizio QUESTO MOLTO negativo, che FACEVA BEN CAPIRE l’inopportunità di allacciare nuovi legami con il Regno.

 

 

Francesco Guardi  (1712–1793)

Partenza del Bucintoro  per san Nicolò di Lido", il giorno dell'Ascensione

tra il 1775 e il 1780 circa

Museo del Louvre

 

 


 

19 APRILE 1763 ALVISE IV MOCENIGO E’ DOGE

 

Poco più di un anno dopo il rimpatrio, il 19 apr. 1763, fu eletto doge: il settimo e ultimo della sua casata. L’avvenimento VENNE celebrato con feste grandiose, ma il popolo non ERA ENTUSIASTA DEL NUOVO DOGE ACCUSANDOLO sulla debolezza di una personalità incapace di dominare gli eventi con fermezza e decisione.

Nel 1769 la perdita della moglie portò ALVISE M.,verso una religiosità sempre più OSTINATA.

 

ALVISE MOCENIGO mUORE a Venezia il 31 dicEMBRE 1778.

 

Del Negro definisce IL DOGE COME una figura senza dubbio incolore, ma anche più aperta e duttile di Foscarini, in effetti ALVISE MOCENIGO, rimase estraneo agli impulsi innovatori, pur senza avversarli come aveva fatto il suo predecessore.

È sepolto accanto alla moglie, nel monumento Mocenigo nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo.

 

 

zecca

 

 

 

 

ALL’INIZIO DEL DOGATO DI ALVISE IV MOCENIGO IL MERCATO DEI METALLI PREZIOSI ERA RIMASTO STABILE COME NEI CINQUE ANNI PRECEDENTI, MANTENENDOSI TALE FINO ALLA FINE DEL 1700.

L’ARGENTO ERA DIFFICILE REPERIRLO CON IL TIMORE DELLA MANCANZA ANCHE DELL’ORO.

QUEST’ULTIMO NONOSTANTE I TIMORI CONTINUAVA AD AFFLUIRE COSTANTEMENTE NELLA ZECCA PER ESSERE CONVERTITO IN ZECCHINI.

 

2 GIUGNO 1764

 

IL 2 GIUGNO 1764 IL SENATO ORDINO’ CHE NON SI MUTASSERO LE NORME FISSATE PER IL PIU’ SOLLECITO DISBRIGO DEL LAVORO CON LA TERMINAZIONE DATATA 13 NOVEMBRE 1752, LA CUI APPLICAZIONE PER MOLTI ANNI NON AVEVA DATO LUOGO A NESSUN INCONVENIENTE.

MOLTE ERANO LE PROTESTE PER L’ESECUZIONE COLMA DI DIFETTI CHE SI RISCONTRAVANO NEGLI ZECCHINI UNA VOLTA CONIATI.

CON L’AUMENTO DEI PREZZI DELL’ARGENTO LA ZECCA DOVETTE RINUNCIARE ALLA CONIAZIONE DEI DUCATI, PREFERENDO LA CONIAZIONE DEI TALLERI, SEBBENE QUESTI SERVIVANO SOLAMENTE NEI TERRITORI DELLA REPUBBLICA, PERCHE I SUDDITI OTTOMANI PREFERIVANO I TALLERI DELL’IMPERO AUSTRIACO.

DOPO POCO TEMPO ANCHE IL TALLERO VENEZIANO NON PORTAVA ALCUNA CONVENIENZA PER LE CASSE E QUINDI SI DECISE DI ABBANDONARNE LA CONIAZIONE.

 

 

18 DICEMBRE 1766

 

SOLAMENTE IL 18 DICEMBRE 1766 IL SENATO DECIDE DI RIUNIRE A CONFERENZA I DEPUTATI ED AGGIUNTI ALLA PROVVISION DEL DENARO E I PROVVEDITORI IN ZECCA PER STUDIARE UNA DRASTICA REVISIONE DEL TALLERO IN TUTTE LE SUE FORME.

SI POSE ALL’ATTENZIONE ANCHE LA REVISIONE DEL VALORE PORTANDO IL TALLERO A LIRE 10 SOLDI 10.

IN QUESTO MODO ALLA ZECCA RIMARRA’ UN GIUSTO UTILE PER IL DIRITTO REGALE DI MONETAGGIO, NON PAGANDO L’ARGENTO PIU’ DI LIRE 12 SOLDI 8, PREZZO CHE CONSENTIVA LA CONIAZIONE DI ALTRI TIPI MONETALI.

 

28 GENNAIO 1768

 

IL 28 GENNAIO 1768 VENGONO APPROVATE TUTTE LE PROPOSTE DELL’INQUISITORE, CONFORME AI DESIDERI ESPRESSI DAL SENATO.

LA ZECCA DOVRA’ CORRISPONDERE AI CONSEGNATORI DEL METALLO PER L’INTERO VALORE DI UNA MARCA FINA D'ARGENTO, TALLERI 9 E 2 TERZI, DEL PESO DI CARATI 138 L’UNO E DELLA LEGA PEGGIO CARATI 190 PER MARCA.

IL PESO E LA LEGA DEVONO ESSERE CONFORMI A QUELLI DEI TALLERI CONIATI IN ANTECEDENZA.

IL GUADAGNO DELLA ZECCA RESTA DI UN QUARTO DI ONCIA PER MARCA, CHE, VALUTATO AL PREZZO DI LIRE 3 SOLDI 2, CORRISPONDEREBBE ALLA SPESA E AL DIRITTO DI MONETAGGIO.

A QUESTO PREZZO IL TALLERO PER LA VALUTAZIONE INTERNA DI ZECCA NON DEVE VALERE PIU’ DI UN DUCATO E UN QUARTO ( 10 LIRE DI VALUTA CORRENTE).

 

PER QUESTO TALLERO NUOVO (SECONDO TIPO) I CONII VENNERO ESEGUITI DALL’INCISORE ANTONIO SCABEL.

L’INCISIONE ERA SICURAMENTE PIU’ RAFFINATA STILISTICAMENTE, VOLUTA PER ESSERE APPREZZATA DALLE POPOLAZIONI.

LE DIMENSIONI DI QUESTO TALLERO ERANO UGUALI A QUELLO DI MARIA TERESA E SUL CONTORNO DELLA MONETA RISULTA PIU’ RIALZATO DEL TIPO PRECEDENTE.

VENNERO PRESENTATI DUE DISEGNI PER IL ROVESCIO DEL TALLERO.

IL PRIMO PRESENTAVA UNO SCUDO CON UN RAMO DI ULIVO COME NEL TIPO PRECEDENTE.

IL SCONDO, CON IL LEONE CHE TIENE FRA LE ZAMPE IL LIBRO DEGLI EVANGELI.

LA PREFERENZA ANDO’ PER IL SECONDO DISEGNO CON APPROVAZIONE DEL SENATO, DANDO L’INCARICO ALL’INQUISITORE GIULIO CONTARINI DI METTERE IN ESECUZIONE IL PROGETTO, SERVENDOSI, DELL’INGENIERE BORTOLO FERRACINA PER LE PREPARAZIONI OCCORRENTI DEI MECCANISMI PER LA FABBRICAZIONE DELLE MONETE  E DELL’INCISORE ANTONIO SCABEL PER L’INCISIONE DEI CONII.