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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO


TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO

COMPLETO

COMPLETO

MANCANTI

COMPLETO


CARLO CONTARINI

DOGE 100° (1655-1656)

  

 

 di Rolando Mirko Bordin 

 

 

Unico figlio maschio di Andrea e d’ Elisabetta di Vito Morosini, nacque a Venezia il giorno 5 luglio 1580.

 

Appartenente alla piu’ prestigiosa nobilta’ possedeva un patrimonio elevatissimo per quei tempi, la sua famiglia del ramo dei Contarini dimorava nel palazzo S.Felice che si affaccia sul Canal Grande.

Nel mese di giugno dell’anno 1598 entra a far parte nel “seguito” dei quattro ambasciatori straordinari di Clemente VIII a Ferrara; nella prima metà di luglio del 1599 è l’inviato speciale della Serenissima a Milano per omaggiare l’arciduca Alberto e l’Infanta diretti in Fiandra.

Verso l’inizio di maggio del 1600 è nelle vesti di Cavaliere privato rappresentante della Repubblica alle nozze dell’arciduca Ferdinando con Maria Anna di Baviera, il 23 aprile e' nella città di Graz.

Il giorno 20 febbraio 1601 Carlo Contarini sposa Paolina di Lorenzo Loredan, che porta una dote di 26.000 ducati.

Da lei avrà quattro figli maschi che sono: due di nome Lorenzo, Giovan Battista, Andrea e, quattro figlie: Cecilia, Lorenza, Cornelia ed Elisabetta; quest’ultima, già vedova di Pietro Contarini, sposa in seconde nozze Girolamo Renier .

 

Devo a questo punto chiarificare l’omonimia del Carlo Contarini confuso spesso con l’altro Carlo Contarini figlio di Battista Contarini, la cui esistenza pare relegata in reggimenti minori, anche se tra il 1625 e il 1638 è Podestà di Montagnana, Camerlengo a Padova, Podestà a Serravalle, Oderzo e Motta.

 

Evitiamo anche la confusione fatta con il Carlo Contarini figlio di Domenico Contarini, nel 1647 Avogadore di Comun è, nel 1648 Avogadore sopra li Formenti, nonche nel 1649, Provveditore e Inquisitore in Polesine.

 

Carlo Contarini nel giorno 15 giugno 1622 è Senatore dei Dieci Savi del Maggior Consiglio alle “Rason Nove”, inoltre viene nominato Podestà della città di Verona, ove risiede per sedici mesi a partire dal 20 novembre 1622.

In questo periodo combatte il tristemente famoso capobanda Mariotto dal Monte, sconfiggendo i banditi che imperversavano nella città e nelle campagne circostanti causando continui saccheggi .

E’ acerrimo nemico dei contrabbandieri, che sono incentivati in particolar modo dagli alettanti prezzi offerti per il grano dai paesi confinanti.

Carlo Contarini con decisione emana dei meticolosi “Proclami”; indifferente al parere del Consiglio cittadino, non ascoltando minimamente le proteste sollevate dai grandi proprietari terrieri, produttori di cereali, attua una normativa rigida valorizzante la funzione assistenziale del vecchio mercato, ove le persone povere possono acquistare il frumento per tre volte alla settimana al prezzo bloccato, di 32 Lire per “Staio” (vedi nota n°1 ), indubbiamente questa decisione è dannosa per i venditori.

Nel malcontento generale dei venditori stessi, sulle piazze venne deliberata la transazione nel solo mercato del frumento e dei cereali in genere, accessibile per altro ai soli cittadini, con veto di quantitativi ridotti alle strette necessità per il consumo familiare.

Le disposizioni rigide apportate, non potevano essere in alcun modo minimamente cambiate senza la “licenza” del podestà, percio’ al di fuori delle mura di Verona non potevano uscire le merci, non solo, ma era proibito trasportarle “da luogo a luogo” nello stesso Veronese.

Una eccessiva regolamentazione questa, che induceva una frequente e dannosa   falsificazione di mandati (lasciapassare) ove l’autorita’regolamentava l’entità delle merci trasportabili.

 

***

 

Ritornato a Venezia Carlo Contarini partecipa alla vita politica facendone  parte del Consiglio dei dieci e in Senato; è Censore il 17 febbraio 1630; nel marzo 1631 è Provveditore nella città di Treviso, col compito di combattere l’epidemia dilagante della peste, cacciando fuori delle terre e per tutti i confini della Repubblica di venezia tutti i mendicanti “forestieri”, imponendo l’immobilità ai medici.

la navigazione dei “burchielli” (imbarcazioni di piccole dimensioni), nei fiumi e canali veniva scrupolosamente censita e  controllata, erano sorvegliati giorno e notte i Lazzaretti, venne stroncato il focolaio infettivo costituito dalle prigioni, segregando i prigionieri stessi insieme al reggimento militare addetto al controllo.

  

Assunto la carica dal Senato di Provveditore in Istria il 10 agosto 1632, al Carlo Contarini compete l’incarico di sovraintendenza sulla disciplina dei militari (questa fortemente deteriorata causa l’epidemia), controllando inoltre egli stesso il grosso problema del contrabbando che dilagava a macchia d’olio in quel territorio.

Carlo Contarini piu’ volte nel Consiglio dei Dieci e’ capo dello stesso, inoltre, Savio del Consiglio, Inquisitore di Stato, tra la fine del mese di settembre del 1637 e l’inizio del 1638.

Lasciando anticipatamente l’incarico per le pessime condizioni di salute, venne riabilitato successivamente con la Carica di Capitano di Brescia.

In questa città è impegnato nel recupero dei grossi debiti accumulati nel tempo a causa delle Imposte dovute all’estimo, inoltre alla riscossione dei dazi della seta essendo questi parte gravosa nel territorio circostante.

Carlo Contarini avvalendosi dell’alta carica deve principalmente salvaguardare la manovalanza degli artigiani bresciani,  abilissimi nella tecnica della fusione e nella forgiatura dell’acciaio; per la Serenissima Brescia è il fulcro per la fornitura continua delle armi.

Negli anni che seguono il Contarini viene nominato Senatore, inquisitore di Stato, Avogadore di Comun, Esecutore contro la Bestemmia e Provveditore in Zecca, non trascurando minimamente i propri beni.

Morto il Doge Francesco Molin il 27 febbraio 1655, e falliti i tentativi dei cinque candidati

 

27 marzo 1655  carlo contarini e' doge

 

alla sua successione, ben dopo due ammonizioni da parte del Senato ai quarantuno elettori, la scelta cadde il 27 marzo 1655 su Carlo Contarini sebbene  estraneo, trovandosi addirittura fuori Venezia.

La sua elezione fu funestata da eventi, come la contestazione da parte di polemici che gridavano “Viva il Foscolo” (Leonardo Foscolo era coraggioso combattente contro i Turchi, e il più popolare tra gli aspiranti al dogado) urla queste, scagliate contro il Doge proprio quando distribuiva monete al popolo in Piazza S.Marco.

Il suo principato fu breve ma glorioso per le armi veneziane, dove il Capitano Lazzaro Mocenigo riusci’ a riportare vantaggi notevoli nelle acque dei Dardanelli.

Il Doge generosamente elargiva denaro al popolo piu’ bisognoso, concedendo in molte occasioni udienze; evento questo, contro corrente alle decisioni del Senato.

Amava vestire sfarzosamente e addobbava sontuosamente il proprio appartamento, arricchendolo con ostentazione esagerata di argenti e arazzi preziosi; tutto questo ovviamente non era gradito dagli eredi che dovevano estinguere i debiti.

 

Dal referto del medico curante il 29 aprile 1656 Carlo Contarini viene colpito da infermità, il primo giorno di maggio muore, arrecando, come commenta il nunzio “una perdita di... danno notabile...alla S.Sede... .

  

Viene sepolto il giorno seguente nella chiesa dei minori riformati di S.Bonaventura.

 

 

 

 

 

 

ZECCA

 

 

 

 

 

Dai documenti di Zecca si rileva che l’oro, era abbondante e che quindi si coniavano Zecchini in grande quantitativo, tanto che il Senato dovette  disporre di regolamentare il flusso con ordine di non superare le trecento marche, richiamando la legge in vigore dal 15 gennaio 1656.

La grande necessita’ di coniare zecchini da mandare nel Levante sempre bisognoso di somme ingenti per il pagamento delle milizie, costrinse il Senato a ordinare alla Zecca di fondere anche le doppie e gli scudi d'argento,  metallo questo che  purtroppo era molto scarso e non affluiva affatto sulla piazza di Venezia.

Questo problema costrinse i provveditori alla Zecca con deliberazione del Senato il 4 marzo 1655 di ritirare tutti gli scudi circolanti e in particolar modo “li arzenti forestieri” in tutto il Dominio, per una somma pari a 1.500 ducati, onde avere il metallo necessario per coniare monete con il nome del nuovo Doge, portando debito alla Signoria, con la perdita causata dall’antica consuetudine di elargire denaro al popolo nel giorno dell’incoronazione.

Percio’ il dato importante è che tutte le monete di questo Doge sono molto rare, e che portano le iniziali GZ: Giambattista Zorzi eletto Massaro nei primi mesi del principato.

L’osella che porta le iniziali FC, Francesco Corner Massaro che gli successe con la carica di Doge, fu coniata con una quantità equivalente a 1.100 ducati circa.

Per la quasi totalità delle monete d’argento coniate sotto il dogato di Carlo Contarini si nota chiaramente che vennero riconiate su quelle dei Dogi precedenti, questo per evitare le spese di fusione diminuendo cosi’ la perdita onerosa della riconiazione.

Il senato ordino’ ai Provveditori della Zecca l’11 marzo 1655 di fare soldoni per diecimila ducati avente lo scopo principale  di potere  utilizzare i quattromiladuecento ducati di argento con basso titolo intrinseco di fino e gli scarti di monete in rame argentate che si trovavano nei magazzini della fonderia.

Il 27 aprile dello stesso anno, causa i costi elevati della fabbricazione di tali monete, la coniazione venne aumentata con un incremento di 3.155 ducati in piu’ della somma stabilita.

Per questa operazione pero’ vennero ritirati e fusi molti scudi per la mancanza di argento.

  

Una nota importante e’ data dal Senato in cui viene dato l’ordine ai Provveditori sopra gli ori e monete di pubblicare nuovamente tutte le leggi antiche che proibiscono le monete “forestiere” e che si debba mandare un proclama da inviare in terraferma, tutto questo perche’ la Serenissima avesse un controllo piu’ completo e capillare avendo un’incalzante problema, ovvero quello delle monete false circolanti all’interno dei propri confini .

La seconda nota é il proclama dei Provveditori alla Zecca in data 28 giugno 1655 con esecuzione alle disposizioni del Senato.

La legge vieta il commercio delle monete ”forestiere” non aventi il titolo o il peso legale, pena “leggera” a chi le possiede di pagare cinque ducati per cadauna delle monete sopracitate.

La minaccia era ovviamente lanciata ai commercianti “stranieri  detti Foresti” che per il caos che si era creato nei mercati all’interno della Repubblica Veneta traevano grandi guadagni raggirando i venditori piu’ sprovveduti.

 

 

La pena "pesante", con processo immediato e sommario, era l’amputazione della mano “buona” ovvero la destra, e l’asportazione dell’occhio sinistro, con conseguente espulsione immediata dai confini denudati di ogni avere e lasciati sulla riva del mare, avendo  ...marchiatura..., il commerciante, non poteva per tutta la sua vita  rientrare nei confini della repubblica, pena se avesse disubbidito in qualche modo la morte era  immediata con il taglio della testa.

Solamente i soldati della milizia della serenissima aventi causa guerre  avuto la disgrazia di perdere la mano destra e l'occhio sinistro potevano tranquillamente circolare dentro i confini e fuori dal Dominio con speciali lasciapassare solitamente fatti di stoffa per essere cuciti sugli indumenti, il piu' importante ad  esempio era  il primo che consisteva nella marchiatura a fuoco sui due avambracci ed a fianco dell'occhio mancante  con particolari sigilli della repubblica.

  

 

Il proclama porta anche l’enumerazione delle monete proibite che venne affisso in tutte le Piazze, le locande, le Botteghe e sui Bastioni della Citta’.

 

 

 

note

  

 

 

 STAIO

 

 

unita’ di misura di capacita’ per aridi e cereali usata in Italia prima dell’adozione del sistema metrico decimale variabile da regione a regione. All’inizio del1600 fino al 1615-16, per il Veneto e zone confinanti uno “staio” corrispondeva a circa 57 kilogrammi.

 

 

 

 

   

fonti e bibliografia 

 

 

 

 

  ARCHIVIO DI STATO DI VENEZIA

 

ARCHIVIO DI STATO DI BRESCIA

Avogaria di Comun :

55,c.66v; 90,c. 82v.

Senato ,Terra :

registri 76, c.134; 77, c. 10; 92,c. 238v.

Relazioni di Ambasciatori veneti al Senato :

Torino 1970.

Consiglio dei Dieci

Misti Registri

Maggior Consiglio

Deliberazioni,Liber Ursa,Registri.

G.Soranzo

Cronaca di Anonimo veronese Venezia 1915,

G.Soranzo

Relazioni dei Rettori veneti in Terraferma, Milano 1975.

G.B.Picotti

La dieta di Mantova e la politica de’Veneziani,in miscellanea di storia veneta, 1912.

M.Sanuto :

Diarii,XLIV,Venezia 1895.

 

VENEZIA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA

 

cl.VII,761.

Senato Secreta,Registro.

Libro d’Oro:

Schedario nascite,Sub voce ,Carlo Contarini.

M.Barbaro :

Arbori de’ Patritii veneti,II,c. P.Paruta

Historia vinetiana :

Venezia 1718.

A.Morosini :

Historia veneta,I,Venezia 1719

E.A.Cicogna :

Delle iscrizioni Veneziane,IV,Venezia 1834.

P.Donazzolo :

I viaggiatori veneti minori, Roma s.data.

Corpus Massarorum.

Capitolar delle Broche

Provveditori in Zecca

Parti Senato n°34 -582, -596

Terminazioni dei Registri

Carteggio n° 27t-28, 57t-58, carteggio, 210 - 211.

Senato Zecca

Filza 99-