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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO

COMPLETO

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INSERIRE

COMPLETO


DOMENICO CONTARINI

DOGE 104° (1659-1674)

COLLEZIONE - R.M.BORDIN -
COLLEZIONE - R.M.BORDIN -

 

 

 

 

di   Rolando Mirko Bordin

 

 

 


Domenico Contarini, secondo dei due figli maschi di Giulio di Domenico del ramo contariniano detto dei Ronzinetti, e di Lucrezia di Andrea Corner, naque a Venezia il 28 gennaio 1585 ed ebbe come il fratello Angelo una accurata istruzione.

 

Mentre il fratello Angelo dall’adolescenza mira con forte decisione alla cariera politica, Domenico si ritira nell’ombra con l’intento di assecondare il fratello cercando di agevolarlo in tutti i modi, accontentandosi di una esistenza meno impegnativa.

A testimonianza  di questa argomentazione  Domenico Contarini nell’autunno del 1605, entra a  fare parte   nel novero dei “gentilhomeni” al seguito dell’ambasciata straordinaria d’omaggio a Paolo V, e anche in questo frangente egli ricopre una figura molto modesta a confronto del fratello Angelo.

Col passare del tempo però si instaura tra i due fratelli una divisione delle parti le cui modalità vanno definendosi dopo tempo di collaudo, ovvero nel periodo che va tra il gennaio 1627 e il dicembre 1629.

Infatti il fratello Angelo rimasto scapolo, dedica tutto il suo tempo alla politica con i connessi onori ed oneri delle cariche più dispendiose e prestigiose.

Domenico al contrario, il 28 novembre 1607, si accasa vantaggiosamente con Paolina Tron, da lei avra'  sei figli di cui cinque femmine, Chiara che andrà in moglie a Tommaso Mocenigo, Maddalena sposa di Girolamo Dandolo, Laura che rimarrà nubile, mentre le ultime due andranno monache nel Convento veneziano di S.Caterina, infine l’unico maschio Giulio che diverrà, il 12 novembre 1651, Procuratore di S.Marco con l’esborso da parte del padre per questa carica di una somma da capogiro quantificata in ducati 25.000.

In questo periodo Domenico Contarini nel suo stupendo palazzo cinquecentesco nella contrà di S.Benedetto dedica il suo tempo alla vigilanza continua sul cospicuo patrimonio familiare consistente in un nutrito e differenziato assieme di immobili.

Oltre al palazzo di famiglia possiede un’osteria a Rialto, una bottega in calle degli Stagneri, case a Padova, campagne sempre nel padovano nell’Opitergino a Motta di Livenza.

Sicuramente è grazie a questo che Domenico Contarini può permettersi di dare alle figlie sposate un’ingente dote, di spedire lettere di cambio al fratello lontano, di pagarne gli incessanti dispendi anche se a volte è costretto a metterlo in guardia pregandolo di non esagerare.

Per Domenico Contarini accasare le sue figlie è un fastidio onerosissimo, tanto è vero che alla fine di ogni matrimonio celebrato e festeggiato riporta la stessa esclamazione dicendo: Dio ne sia lodato, mi sono...sbrigato.

Un’operazione da soppesare con cura, invece, quella di Giulio, sempre, comunque in termini pratici.

Pietro Giustinian, tramite Federico Corner, gli propone “una sua figlia”.

Domenico Contarini si dichiara disponibile e ritiene non inadeguata la dote di 27.000 ducati.

Viene stipulato il contratto anche se contro il volere del figlio Giulio.

Il supporto di Domenico Contarini verso il fratello Angelo è evidente e lo testimonia il carteggio che in data 2 ottobre 1627 dice. ”io sto fuori di pregadi e me ne duole per rispetto vostro, poichè sempre occorre qualche cosa...(ovviamente altro denaro) et esser in Senato giova mirabilmente, come ben sapete.

Se Dio benedetto volesse concedermi gratia ch’io potessi rimaner di zonta, sarebbe un buon punto.

Farò quel che potrò e procurerò di esser eletto”, a costo di una rottura con Lazzaro Morosini che desidera lo stesso".

Domenico Contarini contatta i Savi del Consiglio perchè agevolino gli interessi del fratello; si consiglia con il segretario Franceschi nel quale “Angelo potrà esser nominato Consiglier”, dispone di un amico influente che dietro sua richiesta racconti “balle non sincere”.

Infine da alcune lettere di Domenico Contarini si desume il grande disdegno da grande Patrizio, per la “malignità” che dilagava nella città di Venezia, ove anche il più piccolo spiantato nobile, discorre a modo suo raccontando molte “fandonie”.

Domenico Contarini giudica in maniera molto severa l’intrigante ambizione dei Corner (con i quali è imparentato per parte di madre) accusandoli in maniera continua per il loro discutibile appoggio verso il fratello Angelo, pur comprendendo come la “prettensione” del figlio del Doge al Vescovado di Padova conferisca all’opposizione di Ranier Zeno il fatto, della moralizzazione e autorizzi anche i più sprovveduti a chiassose proteste.

Domenico Contarini è pieno di sgomento di fronte all’emergere antagonistico dei Nobili poveri -(patriziato povero) .

Alla reazione di uomo d’ordine si aggiunge una sorte di rigurgito di classe.

I Patrizi scuattrinati ai suoi occhi sono di un’altra classe, quindi se protestano si degradano ulteriormente.

Ranier Zeno, che li capeggia, è per Domenico Contarini molto pericoloso, pieno di interminabili discorsi saturi di rabbia e i suoi seguaci sono “mal nati...gran banda di gente bassa”, cui occorre che “li cittadini dotati di buon senso” e di “zelo del ben publico” sbarrino il passo".

Domenico Contarini è spaventato dal contenuto e dai toni estremistici degli interventi di Ranier Zeno: convinto della pericolosità di questo personaggio, non esita, a proclamare di “voler che tutti”, Nobili e ricchi e Nobili poveri beninteso, “...di esser eguali et di voler far ch’ogn’uno possi andar a capello rispetto ai debitori”.

Queste e molte altre prese di posizioni fanno eleggere Ranier Zeno nel maggio 1629, con sbalordimento e riprovazione di chiunque a Procuratore di S.Marco.

Per fortuna in questo brevissimo periodo avviene il riflusso della nobiltà impoverita e Ranier Zeno viene emarginato.

Compiaciuto Domenico Contarini vede Ranier Zeno destituito da ogni luogo e bloccato da ogni aspirazione di diventare Savio al maggior Consiglio.

Politico a tempo limitato Domenico Contarini viene rimproverato da alcuni Patrizi per la preferenza agli interessi privati che ai pubblici.

Sebbene bisogna ammettere che la sua forza era quella di essere un esperto conoscitore dei meccanismi interni per il suo andamento, portava a suo vantaggio la scaltrezza nel piccolo cabotaggio delle elezioni e delle sostituzioni, rimanendo saldamente attento per favorire il fratello Angelo.

I buoni rapporti con la casta dei segretari rendono Domenico Contarini uomo influente, anche se in forma non vistosa.

Ottiene permessi con estrema facilità ad esempio per il transito delle granaglie; alleggerisce le responsabilità di chi è accusato di concessa ospitalità ai banditi; riesce a trovare soddisfacenti sistemazioni per i figli di chi lo serve.

Navigatore negli affari di sottogoverno è lieto di elargire favori, anche perchè così può rafforzare il suo prestigio.

Ripetutamente per lungo tempo Domenico Contarini è membro del Senato o della Zonta, più volte fa parte del Consiglio dei Dieci, talvolta ricopre la carica di Savio del Consiglio, ed è in veste di “Consiglier più vecchio e Vicedoge” che nel marzo 1655 sollecita l’elezione del successore al defunto Doge Molin.

l’unico neo della sua carriera è stato quello di contemplare ai “domestici negotii...” e nella presenza pubblica l’addebito di oltre 5.129 scudi addossatogli per un’ammanco emerso durante i tre mesi in cui Domenico Contarini è stato Provveditore alla “Cassa degl’ori et arzenti”.

Trattasi di un operato avvenuto tra il gennaio 1637 e l’ottobre 1641, antecedente, quindi all’ingresso, del 28 giugno 1642, di Domenico Contarini nella “carica”.

La condanna perciò inflitta a Domenico Contarini e ai due colleghi si limitò solamente al puro rimborso.

Si legge che farà di tutto per recuperare la somma da lui esborsata e congelata in Zecca ma, non la esige a gran voce davanti al Consiglio fino a che durerà la guerra col Turco.

Domenico Contarini essendo avanti con gli anni e quindi libero da obblighi verso il fratello ormai defunto, è ormai delegata al figlio Procuratore la rappresentanza, in sede pubblica della famiglia.

 

16 OTTOBRE 1659,  DOMENICO CONTARINI E' DOGE.

 

Mentre si gode questa tranquillità lo raggiunge la notizia dell’elezione, del 16 ottobre 1659, a Doge di Venezia.

Questa elezione lo scuote molto e nel suo testamento dice di riconoscersi poco atto a sostenere questa grande “dignità”.

L’ascensione alla Carica del Doge fu spinta per volontà sopratutto dai Giustinian (parenti della nuora), questi “onnipotenti dei voti di tutti i Consigli”.

Certamente quasi imbarazzati i politici di fronte alla esilità del profilo politico di Domenico Contarini.

Si legge che Domenico Contarini abbia sostenuto “...la dignità senatoria più col lustro della famiglia che per la cospicua degli impieghi esercitati...et non fu mai huomo di ricchi talenti” anche se si riconosce in lui uomo giusto.

Certo non gode di un’alta opinione da parte del patriziato potente portandosi con se per trentasei anni “giro e raggiro nelle volute di pregadi”.

 

Non posso dire onestamente che la biografia politica di Domenico Contarini sia stata eclatante.

 

All’unanimità dei voti dei quarantuno elettori subentra lo sconcerto per l’evanescenza dei concreti fatti specifici.

Trovano questi che un’aggravante di Domenico Contarini sia quella di essere un pessimo oratore “...mai pronto di parlare da huomo”, affermando che non si addice al Principe di Collegio.

Superate comunque bene o male le difficoltà delle elezioni contrassegnato dalla distribuzione in piazza S.Marco di 2.000 ducati al popolo e sciolto l’iniziale impaccio della lingua, Domenico Contarini non fu Doge indecoroso.

Il punto di forza del nuovo Doge era l’accattivarsi la benevolenza del popolo e nondimeno da parte della nobiltà, anche se su questo ultimo punto si legge nella cronaca del tempo che Francesco Morosini nell’agosto 1661 viene accolto gelidamente da Domenico Contarini portando rimprovero al generale da Mar per la sua condotta di capitano suscitando malumore da parte dei patrizi ricchi fedelissimi alleati del Morosini.

(Il motivo è che la guerra di Oriente si trascinava ormai da lungo tempo per il motivo che i turchi erano impegnati nella battaglia che si combatteva in Ungheria cercando di evitare la battaglia sul mare con i Veneziani), daltronde anche le schiere Veneziane dovettero desistere al tentativo di riprendere il Dominio di Candia.

Dopo questa lunga e al tempo stesso difficile battaglia, Venezia si trovava ad avere forti perdite di uomini oltre alla dispendiosità enorme di denaro, cosicchè pur avendo avuto aiuti dall’esterno, a dire il vero poco efficaci, fu costretta a cedere Candia segnando la pace dettata dal generale da Mar Francesco Morosini, che tornato in patria dovette sentirsi accusato di viltà per avere violato le leggi usurpando la podestà sovrana).

 

26 GENNAIO 1675 morte di domenico contarini.


 Dopo oltre un anno di quasi totale immobilità, Domenico Contarini muore, “per risolutionem” come scrive il nunzio. il 26 gennaio 1675 venendo sepolto nell’arca di famiglia della chiesa veneziana di S.Benedetto.

 

 


 

 

 

 

ZECCA

 

 

 

 

 

Durante il Dogato di Domenico Contarini La coniazione degli Zecchini è molto forte anche per tutto il periodo della guerra avendo la Zecca capitali ingenti di oro.

Il 10 settembre 1659 il Provveditore agli ori aveva ricevuto l’ordine dal Senato di disporre di tutto il quantitativo d’oro disponibile in Zecca per convertirlo in Zecchini secondo il solito per spedirlo in Dalmazia e in Candia.

In questo modo vi sarà il tempo necessario per riconiare gli Zecchini da riconsegnare ai depositanti dell’oro che verrà corrisposto un interesse del 7% annuo.

La Zecca dava garanzie per la puntualità dei pagamenti.

L’alto interesse corrisposto e l’utile rilevante prodotto dagli zecchini fecero aumentare vertiginosamente i capitali nelle casse dello Stato.

meravigliati erano gli stessi amministratori del pubblico denaro, che furono indotti a richiedere l’apertura di altri “uffici postali” per soddisfare le richieste di denaro da inviare alle milizie.

Alvise Pisani allora Provveditore agli ori ed argenti in Zecca scrive: “...Iddio Benedetto ch’assiste la patria con le divine assistenze et humane fece capitar in spaccio di sette giorni nella cassa dell’ori et argenti Ducati 308.390....

"La pontualità introdotta e mai interrotta nell’ordine dei pagamenti della qual ha dato tal riputacion che in un sol giorno capitò 150.000 Ducati onde la mano ha posudo stancarsi nello scrivere col dar credito a cadauno...una tal numerosa provision de contante deve consolar l’Eccellentissimi Savij, ma più l’Eccellentissimo Senato, mentre l’oro tutto fu portado da sudeti nativi, quali non riflettendo ad una longa spinosa pericolosa guerra, diedero alla patria preciosi capitali, sostanze senza riguardo alcuno”.

 

Bisogna pensare comunque che l’aumentare considerevolmente in maniera veloce il debito del tesoro presentava dei gravi pericoli.

Domenico Gradenigo Provveditore agli ori et argenti in Zecca in data 11 marzo 1664 consiglia che ad ogni apertura di una nuova posta sia fissata irrevocabilmente la somma richiesta assegnando contemporaneamente le attività che debbono servire al pagamento degli interessi e al rimborso del capitale.

Adeguandosi ai pareri delle magistrature e in particolar modo all’interesse dello Stato, il Senato apriva il 16 Gennaio 1666 una nuova posta di 200.000 Ducati, fissando la misura di suo interesse del 6% determinando che la restituzione dei capitali venisse fatta con tutte le monete eccetto che gli Zecchini.

Per diminuire il carico derivante al pubblico erario dall’interesse del 7% dovuto ai creditori delle poste precedenti, il Senato deliberò il 4 febbraio successivo di aumentare la posta aperta di 120.000 Ducati e che questi venissero saldati interamente alla scadenza determinata.

Ovviamente, dopo avere stipulato la pace, diminuirono i bisogni e di conseguenza diminuì anche l’apertura di poste dell’oro al puro scopo di avere denaro a prestito.

Il 9 Gennaio 1670 vennero versati 100.000 Ducati per soccorrere l’Armata, per provvedere alle necessità delle fortezze, ed inoltre per acquistare doni che si dovevano offrire al Sultano e ai principali personaggi della Corte Turchesca dell’Ambasciatore straordinario Molin inviato a Costantinopoli per lo stabilire la pace e per il motivo che i doni acquistati precedentemente erano andati perduti nel naufragio della nave Redentor del Mondo .

Il giorno 22 dello stesso mese si aggiunse la somma di altri 100.000 Ducati per soddisfare le truppe e specialmente quelle del Brunswich.

A causa dell’aumento continuo del valore dello Zecchino il Senato il 12 Dicembre 1674 deliberò che non si stampassero più di di 300 marche di oro per ogni posta, tornando in questo modo agli antichi regolamenti chiudendo questo periodo eccezionale.

I finanzieri Veneziani infatti approfittarono del favore che godeva in quel tempo lo Zecchino sui vari mercati del Mondo, per farne emissioni considerevoli, riuscendo in questo modo a fornire il denaro necessario alle occorrenze temporanee, rimborsando con un meccanismo a breve scadenza che differisce di poco da quello degli attuali Buoni del Tesoro.

Negli Zecchini di Domenico Contarini troviamo tre varietà ben distinte.

La prima e quella più antica in cui il Santo porge al Doge genuflesso un’asta con una piccola bandiera a punta, perchè molto simile agli Zecchini dei predecessori immediati.

Sappiamo che quando fu coniato il Ducato d’oro il vessillo che il Doge riceve dal Santo è di forma rettangolare con una Croce, ornato di frange e svolazzi, i quali con l’andare del tempo divennero due per poi infine essere uno in principio di misura molto piccola.

La seconda e quella in cui l’asta con la bandiera è sormontata da una Croce, mentre l’ultimo tipo presenta l’asta sormontata solamente da una Croce, anche perchè questa figurazione durò immutata fino alla caduta della Repubblica.

Nei quarti di Zecchino troviamo ripetute le stesse tipologie, mentre nei mezzi Zecchini si trovano solamente la prima e la terza tipologia.

Nella collezione Papadopoli si trova un mezzo Zecchino senza bandiera e senza Croce sull’asta.

La mancanza dell’argento e la scarsità delle monete di questo metallo costituiscono la carateristica dei primi anni del principato di Domenico Contarini così come negli anni precedenti.

Effettivamente un Decreto del senato datato 30 ottobre 1659 prescrive a tutti i Cassieri di consegnare escluso le monete di argento fini, e cioè gli Scudi della Croce e i Ducatelli onde poter retribuire i vari Consiglie Magistrati secondo il costume.

Frequentemente si trovano nei documenti lagnanze per la scarsità della moneta di buon metallo, particolarmente per l’invasione delle monete forestiere e per la mancanza delle paste d’argento.

Per l’elevato costo le paste d’argento non si potevano acquistare sulla piazza e fuori a prezzi proporzionati ai valori recati dalle tariffe ufficiali delle monete.

Risulta che qualche privato abbia fatto coniare una determinata moneta anche se in quantità limitata.

Per esempio Lorenzo Madasco il 25 Agosto 1660 ottiene la licenza di far battere nella Zecca 1.100 Ducati d’argento in pezzi da 10 Soldi con S.Giustina.

Le uniche paste d’argento che si battevano normalmente in Zecca erano quelle provenienti dal quarto dei Reali che i mercanti ne facevano l’esportazione in Levante e quindi dovevano lasciare le stesse in Zecca comprese quelle provenienti da confische.

Vi è la solita terminazione dei Provveditori del 27 Settembre 1660 che proibisce la riconiazione delle monete usate senza una speciale licenza avente un riscontro dalla Zecca riguardante la giustezza del peso e la bontà del metallo.

Così in questo modo si volle per l’ennesima volta cercare di proibire la coniazione delle monete senza prima fonderle comprese le monete di grande modulo come gli Scudi da 140 soldi (detti della Croce).

 

 


COLLEZIONE - R.M.BORDIN
COLLEZIONE - R.M.BORDIN

 

 

 

Nella mia completa collezione  dei massari, riguardante gli Scudi da 140 soldi (detti della Croce) del Dogato di Domenico Contarini, e' presente in maniera molto evidente la riconiazione per la maggiore parte delle monete.

 

in una nota riguardante il senato il 4 Marzo 1662 si legge la preoccupazione dei provveditori a riguardo  dell’alterazione del valore delle monete: ... che reca gravi danni al pubblico e ai privati e disordine sulla piazza...e che cosi' intende provvedere approffittando dell’arrivo a Genova di una flotta carica di paste d’argento giunta dal nuovo Mondo.

I Provveditori con di loro scrittura informano il Senato che il console Veneto Tasca propone una partita alla quota di 100.000 Scudi di paste d’argento a Lire 9,8 l’oncia, mentre per tutte le altre partite avanzate si aggira al prezzo di Lire 9,13 l’oncia.

Dopo avere fatto i giusti calcoli essi consigliano l’accettazione della partita dal momento che vi era urgenza di fabbricare moneta Veneziana per impedire l’invasione di quella forestiera.

Il Senato l’8 Novembre, seguendo il consiglio più volte espresso dai Magistrati competenti decise di proibire tutte le monete forestiere e in particolar modo i Reali e le loro frazioni di mezzi, Quarti e ottavi.

I cittadini dovranno entro quindici giorni portare le monete proibite alla Zecca, dove quelle scarse e di cattiva qualità saranno immediatamente tagliate rimborsando ai presentatori il valore intrinseco, mentre le quelle buone e di giusto peso potranno, a scelta dei possessori, essere cambiate in monete Veneziane o esportate dallo Stato nel modo consentito dalle leggi.

Veniva così determinato ancora il valore di corso delle monete nella città e nella terraferma con la misura medesima stabilita il 13 Novembre 1643 con la differenza che le Doble di Venezia e quelle delle buone stampe corrano per 28 Lire e quelle d’Italia per Lire 27, ovvero a 10 Soldi in più di prima, mentre lo Zecchino e le monete d’argento restavano invariate, anche se per lo Zecchino correva l’aggio del 3% riconosciuto anche in Zecca, perciò ufficialmente.

Questi provvedimenti tramite proclami a stampa vennero affissi sopra le Porte delle Beccarie... “Fontheghi, Hostarie, Camere Locande, Magazeni da Vin, et Malvasie, Bastioni, et ogni altra Bottega della Città, in pena a trasgressori, che non lo tenessero affisso di Ducati cinquanta”.

Fino al 19 Dicembre 1664 rimasero provvedimenti analoghi, anche se i risultati erano molto scarsi, il motivo era che si domandava al pubblico di rispettare le tariffe che erano in contraddizione alle condizioni di mercato con i prezzi dei metalli che il governo stesso non osservava evitando in tutti i modi di pagare l’aggio sugli Zecchini quando ne aveva bisogno ma, al tempo stesso lo faceva pagare ai privati quando li emetteva.

Più di Venezia soffrivano i luoghi della Terraferma per la mancanza di moneta minuta perchè esposti maggiormente all’invasione di piccole monete forestiere di pessima lega che entravano di continuo nei mercati.

I Provveditori in Zecca si erano interessati, avendone praticato gli assaggi deducendone che queste flagellanti monete correvano nei commerci ad un valore di molto superiore a quello reale, proponendo al Senato la coniazione di monete minute da 12 e 8 Soldi.

Il 6 Luglio 1663 i Provveditori affermano che non è assolutamente possibile trovare argento ad un  prezzo conveniente per trasformarlo in monete Veneziane perchè ai prezzi minimi lo Scudo della Croce verrebbe a costare Lire 9,12, mentre si avrebbe dovuto spendere Lire 9,6, prendendo atto che occorrevano 3200 Scudi al mese per pagare i Consigli, come di consuetudine.

Vi è  un’importantissima  scrittura dei Provveditori in Zecca riguardante l’evoluzione dei fenomeni economici.

Per quanto riguarda la decadenza della Zecca, la quale in altri tempi teneva impiegata una numerosa maestranza con orgoglio della Repubblica e con un utile per lo Stato quantificato in una somma ragguardevole per quei tempi di 50.000 Ducati l’anno, fornendo al tempo stesso abbondanti valute necessarie alla circolazione, togliendo così ai cittadini l’occasione di trasgredire le leggi che proibivano l’uso delle monete forestiere in tutto il Dominio, mentre oggi anno 1663, scomparse quasi del tutto le nostre buone monete, trovano imbarazzo i Magistrati ad infliggere le pene stabilite dalle leggi a quelli che usano le monete forestiere scadenti che si trovano sulla piazza in quantitativo di gran lunga maggiore.

Ma per quanto lodevole e giusto fosse da parte della suprema Autorità di acquistare metallo necessario per la fabbricazione delle monete buone non vi era possibile trovare condizioni migliori di quelle solite fatte dal Simon Giugali per una partita di 100.000 Ducati di argento che sarebbero costate Lire 9 e Soldi 10 l’oncia.

Tutto questo si deve ricercare nel fatto in cui si trovano attualmente gli altri Stati d’Italia, facendo rilevare che lo Scudo non si conia più sia a Genova a Firenze e a Milano dove viene sostituito dal Filippo avente peso inferiore.

Osserviamo al tempo stesso che il rapporto fra l’oro e l’argento non è regolato nella stessa proporzione ma, varia con il passare del tempo e degli avvenimenti.

 

Nell’anno 1417 con una marca d’oro si aveva una contropartita di 11    di argento.

 

Nell’anno 1573 .........................di 10,5 di argento.

Nell’anno 1594......................... di 12,5 di argento.

Nell’anno 1607......................    di 13,5 di argento.

Nell’anno 1638 .........................di 14,5 di argento.

 

Nella proporzione vi fu il divario fra la Doppia e lo Scudo e mentre la Doppia nell’anno 1638 valeva Lire 26,6 lo Scudo della Croce valeva Lire 9,6; così quando nell’anno 1645 la Doppia fu elevata a Lire 28, lo Scudo della Croce rimase fermo a Lire 9,6.

 

Successivamente viene calcolato che la partita acquistata serva per fabbricare monete da 4-8 e 12 Soldi perchè si veda se non convenga alla fabbricazione di monete della stessa lega con valore di Lire 32 o Soldi 62, Soldi 31 e 15,5; venendo così a dare una forma definitiva al Ducato ideale da 124 Soldi.

Questa moneta verrebbe a costare Lire 35,8-1 la marca con un utile di Soldi 2 per marca.

Viene unito inoltre il calcolo per la fabbricazione degli Scudi della Croce da 140 soldi che verrebbero a costare Lire 9,15-1,(1) ovvero più del valore ufficiale in corso.

(1) Lire 9 Soldi 15 Piccoli 1.

Riguardo a questo proposito è mia intenzione ricordare come sia assolutamente necessario conservare la giusta proporzione tra le varie monete onde evitare il fenomeno avvenuto quando l’aumento dell’aggio sullo Scudo della Croce non esteso nella giusta proporzione con le Lirazze causò la sparizione delle stesse dai mercati per essere poi   fuse.

La scrittura menzionata non portò a nessuna conclusione, probabilmente vi erano dei lati non sufficentemente chiari o forse perchè la soluzione era ristretta alla somma di 100.000 Ducati quindi non poteva essere sufficente a rimediare i disordini lamentati, causa l’impossibilità prettamente pratica di fermare l’invasione delle monete forestiere, queste portanti sempre più scompiglio e confusione.

Dai saggi effettuati in Zecca nel Settembre 1664 risulta che la Doppia d’oro di Spagna valutata nelle tariffe per Lire 28, differisce da quelle d’Italia valutate Lire 27 con uno scarto per l’appunto di 10 Soldi, quindi ecco la necessità di portare il valore di queste a Lire 27,5.

In questo modo lo Zecchino che costa alla Zecca comprese le spese per la fabbricazione, Lire 15,19, viene dato per Lire16,9, senza pretendere di spenderlo al valore di Lire 16; per ovviare questo motivo di alterazione dei prezzi stabiliti sarebbe opportuno che fossero consegnati tanti Zecchini quanti se ne possano ricavare in Zecca al netto di ogni spesa compensando la diminuzione dell’utile dell’erario con la regolarizzazione del guadagno.

Anche lo Scudo da 140 soldi - della Croce -non poteva mantenersi al prezzo fissato di Lire 9,6, perchè l’argento a detta dei mercanti veniva a costare Lire 9 Soldi 6 piccoli 7 non restando ovviamente il margine necessario per le spese di fabbricazione.

Dopo avere esaminato e ponderato bene il problema si rende necessaria la coniazione di una moneta usuale d’argento di lega tale che non ne renda facile l’esportazione e al tempo stesso una profiqua fusione.

Da parte dei mercanti è generale l’opinione che convenga con questa nuova moneta rendere effettive le monete ideali del Ducato e della Lira, coniando di conseguenza il mezzo, il quarto e l’ottavo di Ducato, la Lira da 20 Soldi, il Grossetto da 4 Soldi e la gazzetta da 2 Soldi.

Tutto questo portava una giusta logicità ma, la mancanza d’argento e il tempo necessario per la fabbricazione costrinse il Senato a tollerare ancora per un certo periodo la circolazione oltre il fiume Mincio delle Parpagliole di buona qualità per il prezzo corrispondente al loro intrinseco.

Dopo vari Decreti che non elencherò perchè questi di non rilevante interesse nell’anno 1666 esattamente il 7 Aprile la Zecca dopo avere coniato incessantemente compreso i giorni festivi monete minute per un’ammontare di 1.000.000 di Ducati di paste, il Senato ordinava ai Provveditori di coniare ancora per 500.000 Ducati.

I Provveditori risposero al Senato che erano state coniate monete nuove per l’importo di 4.500.000 Ducati, esprimendo inoltre il loro parere contrario a continuare la loro emissione.

Reputo interessante il fatto che la coniazione delle monete di lega fina fu molto scarsa durante tutto il principato di Domenico Contarini sempre per il motivo dei costi troppo alti delle paste d’argento, quindi non era assolutamente conveniente fabbricare i Ducatoni con S.Giustina da 124 Soldi e gli Scudi  da 140 Soldi -della Croce - anche se questi erano molto richiesti per il pagamento dei Consigli.

 

 

nota

 

 

Non sono d’accordo riguardo le affermazioni di alcuni cataloghi in merito al grado di rarità attribuito esclusivamente al Ducatone con S.Giustina rispetto allo Scudo della Croce.

Per ora analizziamo questi due tipi di monete sopraelencati.

Solitamente nei cataloghi purtroppo non piu' attuali viene attribuito il grado alto di rarità al Ducatone da 124 Soldi con la S.Giustina, ma al contrario occorre secondo una forma di logigità tenere molto in cosiderazione lo Scudo  da 140 Soldi - della Croce -essendo questo di valore più alto, per l’appunto di 140 Soldi.

e' anche vero che il ducato da 124 soldi era molto apprezzato dai marinai essendo  S.Giustina  la di loro protettrice ma, null'altro, loro -i marinai -, portavano con se le piccole monete ovviamente monete queste piu' spendibili, e poi bisogna dire che solitamente queste piccole monete venivano forate per essere benedette dai nunzi e quindi portate al collo.

Solitamente si pensa che, se lo Scudo da 140 soldi - della Croce - porta le sigle di ben 18 Massari conosciuti (circa) la Zecca abbia  necessariamente coniato molti scudi  in 16 anni !

 

Apparentemente sembrerebbe giusto, ma è inevitabile che la verità è da ricercarsi in quanti Scudi siano stati riconiati per la mancanza dell’argento fino e per i costi elevati della fusione senza trascurare la fabbricazione all’avvento dell’entrata del nuovo Massaro in Zecca, con il conseguente ritiro effettuato da egli stesso di tutti gli Scudi rimasti in circolazione siglati dal Massaro precedente, per poi ripetersi allo scadere del mandato che dura solitamente un'anno  fino all’entrata del nuovo Massaro.

E’ anche vero che le riconiazioni delle monete potevano essere la conferma della mancanza dell’aggio che portava interesse alla Zecca, ma questa tesi porterebbe portare ad una conclusione per me alquanto errata, dal momento che il Senato con delibera ordinava ai Provveditori di proibire la riconiazione delle sopracitate monete.

Inoltre, anche se fossero state riconiate queste monete per un interesse di guadagno occulto oltremodo era pericolosissimo per i Provveditori sopra gli ori et arzenti.

Anche il Massaro responsabile della zecca, se non avesse ripettato il peso legale delle monete ritirate per poi essere riconiate si sarebbe in un’attimo trovato incarcerato ai Piombi con sentenza immediata di confisca  di tutti i  suoi beni,  fino al  processo definitivo.

 

A tutto questo rimane da aggiungere il puro controsenso, per il motivo che gli stessi Provveditori volevano essere pagati con questi tipi di monete...

 

Nell’anno1665 fu battuta moneta minuta,  Lire e mezze Lire anonime, con la figura del Doge inginocchiato e con questa legenda: "in te confido", queste aventi la stessa lega del Ducato d’argento, chiamate Lirette perchè più piccole di diametro e più leggere di quelle antiche.

Vi fù inoltre per l’aumento del valore delle monete, una ripercussione sulla somma erogata dal Senato per quanto riguarda la coniazione annuale delle Oselle .

Infatti per i primi sei anni di Dogato di Domenico Contarini la somma destinata era di 1.100 Ducati.

Dopo l’anno 1662 aumentò a 1.200 Ducati.

Nell’anno 1665, a causa dell’aumentato prezzo degli Scudi della Croce che da Lire 9,6 fu elevato a Lire 9,12, l’erogato si stabilì a 1.135 Ducati, restando invariato fino alla fine del Dogato.

Il 28 Marzo 1669 il Senato ordina ai Provveditori di fare eseguire con la massima celerità la coniazione di 20.000 Ducati di moneta minuta dello stampo usuale per essere spedite in Candia.

Il 18 Dicembre i Provveditori accolgono la domanda della comunità di Murano dando facoltà a Giacomo Bassi maestro delle stampe in Zecca di eseguire i conii per stampare 90 Oselle del giusto valore delle ufficiali con le solite impronte delle precedenti, addebitando tutte le spese alla comunità di Murano.

 

Con ordine successivo il numero delle Oselle fu portato a...pezzi 100.

 

 

 

   

  fonti e bibliografia

 

 

 

 

Archivio di Stato di Venezia

 

Avogaria di Comun,55,c.70V.

Senato Secr.- registro 114,c.31V

Testamento Notarile,1166/114-1168,c.31V

Archivio Secr.,vedi Nunzio a Venezia, 93,c728-115,c 31r

 

Venezia ,Biblioteca  del Civico Museo Correr

 

Archivio Morosini Grimani, 389-390-394-397-398-400-483/1-487/16-498-518-568-582/5.

Codici Cicogna, 759/11-,pp.234-249-772-824-1107/13-

L.Matina, Ducalis regiae Lariarum, Venetiis 1659, pp.304-305-306-307.

 

ZECCA:

 

Archivio di Stato di Venezia

 

Senato Zecca , filza 130, 5 Novembre 1659 - 3 Novembre 1660 - 12 Novembre 1660 - 12 Novembre 1661 - 152, 25 Ottobre 1662 - filza 129 - 155 anno 1663 - 148, 30 Marzo 1662 -filza 162-182-217-217-220-221-228-229-145, 22 Settembre e 29 Ottobre 1661 - 172,  21 Marzo 1665 - 178, 18 Luglio 1665 - 180, 16  Ottobre 1665 - 181-194, 29 Giugno 1667 - 200, 7 Gennaio 1668 - 205, 25 Agosto 1668 - 213, 17 Luglio 1669 - 214, 6 Settembre 1669 - 231, 14 novembre 1671 - 238, 9 Novembre 1672 - 243, 4 novembre 1673.

Provveditori in Zecca ,N°35 (Parti in Senato) - filza 34-35-62, Terminazioni cart.90t. - carteggio, 112-12-225-227- 77, 17 Novembre 1674.

Provveditori in Zecca , N°1260 II, (Scritte e risposte) carteggio 49-53-64-68-69-70-74-87-93-94-97227-228 - N°1261,I, carteggio 13-15-18-20- Documento CCLXXXV.

Cicogana - Iscrizioni Veneziane, Vol VI.

 

Biblioteca Papadopoli, Raccolta citata, c. 217.

 

 

collezione  R.M.Bordin:

 

 

 

Scudo DA 140 SOLDI  della Croce- (riferimento mia numerazione)

 

 

Sigla Massari

 

26,BB-45,MAS-54,GR-70,IM-84,GC-93,ZQ-96,MV-130,PZ6°-155,GD-161,MM-165,GL-167,AS-195,MV-244,LP-249,DG-256,AP-265,AD-266,TB-269,FZ