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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

  


TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO

COMPLETO

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FRANCESCO ERIZZO

DOGE 98° (1631-1646)

 

 

di Rolando Mirko Bordin 

 

 

Francesco erizzo, Nacque a Venezia il 28 febbraio 1566, secondogenito di quattro figli maschi di Giovanni e  Marina Contarini.

grazie a francesco erizzo, che fu procuratore ed infine doge, La famiglia di antichissima nobiltà, sarebbe divenuta molto  ricca, verso la caduta della Repubblica, raggiungendo le più alte cariche dello Stato.

francesco erizzo non pensò mai a sposarsi, ebbe però una figlia naturale, che fu suora al monastero dello Spirito Santo col nome di Maria Benedetta, come risulta da un vitalizio disposto in suo favore nel testamento del 1635; francesco, frequentò a Padova i corsi di filosofia, senza però conseguire il dottorato.

 

1590

 

francesco erizzo, al suo rientro a Venezia si dedico’ all'attività politica, che iniziò col saviato agli Ordini, nel periodo che va dall'aprile al settembre dell’anno 1590.

 

1592-1595

 

Nei non facili anni che seguirono la "correzione" dell’anno 1582, venne riconfermato nel saviato per il secondo semestre dell’anno 1592, e successivamente nel periodo che va dall’ ottobre dell’anno 1593 al marzo 'dell’anno 1594.

l'11 marzo 1595, ebbe il  primo importante incarico fuori dalle lagune, fu eletto, insieme con Cristoforo Valier, sindaco in Dalmazia, UNA magistratura straordinaria che, di tanto in tanto, veniva inviata nelle province d'oltremare al fine di riparare a "extorsioni, violentie, gravami, manzarie ed altre insolentie et offese verso le leggi", con autorità di "inquisire rettori et castellani": così le commissioni, che furono consegnate ai due il 13 giugno dello stesso anno.

 

1599-1600

 

francesco erizzo fu inviato a Salò, in qualità di provveditore e capitano della Riviera bresciana (25 maggio 1599 - 24 novembre 1600); dopo di che la sua carriera, non avrebbe più conosciuto interruzioni.

 

1601-1605

 

savio di Terraferma per il secondo semestre negli anni 1601-1605, nella fase cruciale della crisi dell'interdetto, preferì abilmente defilarsi dalla scena politica.

 

1605-1607

 

il 9 dicembre 1605, accettò l'elezione a luogotenente della Patria del Friuli, dove rimase sino alla primavera del 1607, a Venezia dovette ricoprire ancora una volta il saviato di Terraferma, per l'ultimo trimestre dell'anno.

 

1608-1610

 

Tra l’anno 1608 e l’anno 1610 alternò le cariche di savio di Terraferma e censore, con quella di savio alla Mercanzia, riguardante le concessioni alle ditte inglesi ed olandesi, che ne avevano fatto richiesta.

per quanto riguarda i cittadini veneti nell'esercizio del commercio, non ci è dato di conoscere l'atteggiamento assunto da francesco erizzo nella circostanza, ma certamente la sua reputazione e la sua immagine dovette sicuramente  uscirne rafforzata.

 

1611-1613

 

nel gennaio dell’anno 1611, fu chiamato a ricoprire il delicato incarico di depositario in Zecca, al termine del quale entrò a far parte del Consiglio dei dieci.

ricopre la carica importante di savio del Consiglio per il periodo che va dall’aprile al   settembre dell’anno 1612.

nello stesso anno ricopre delle cariche amministrativo-finanziari.

risulta dagli atti che e' sopraprovveditore alle Biave dal 6 ottobre 1612 al 31 marzo 1613; depositario in Zecca nell'ottobre-novembre 1613).

 

1614-1618

 

e nuovamente savio del Consiglio dall'ottobre 1614 al marzo del 1615, poi provveditore sopra i Monti nel trimestre luglio-settembre 1614 e provveditore in Zecca nell'estate del l’anno 1615.

l'impegno veneziano nelle guerre di Gradisca e del Monferrato, alle quali francesco erizzo avrebbe partecipato in prima persona, porto’ un forte contributo finanziario alle casse della sua famiglia

La conclusione del secondo trattato di Asti, nel giugno dell’anno 1615, aveva liberato la Repubblica dall'impegno di tutelare le province lombarde, consentendole di spostare le truppe al confine orientale, dove ormai gli scontri con gli Uscocchi e le provocazioni degli Arciducali avevano raggiunto livelli intollerabili.

Venezia rafforzò il blocco contro Monfalcone, mentre in novembre,  nonostante la guerra non fosse stata ancora ufficialmente dichiarata, i contrapposti eserciti devastavano l'Istria ed il basso Isonzo.

Il 18 settembre 1615 francesco erizzo fu nominato provveditore della fortezza di Palmanova, ponendosi agli ordini del provveditore generale in campo, Pietro Barbarigo, che per mesi lo incalzò con incessanti richieste di uomini e vettovaglie; francesco erizzo, seppe in qualche modo far fronte al compito, dimostrando buone capacità organizzative.

il 18 giugno dell’anno 1616 dovette lasciare il comando della piazzaforte per assumere il ruolo di provveditore in campo, con Giovanni Battista Foscarini.

il conflitto e’ documentato da una filza di dispacci (agosto-novembre 1616) che sembra prefigurare alquanto l'andamento e l'esito che le successive vicende avrebbero fatto registrare; dopo alcuni (contenuti), successi iniziali, culminati nella conquista di Caporetto.

francesco erizzo, tende ad indugiare nelle descrizioni geografiche della vallata isontina piuttosto che sui problemi militari, e quando ciò si verifica, le notizie ch'egli invia al Senato sono prevalentemente improntate a prudenza.

molti patrizi a Venezia, non erano disposti ad avallare una così eccessiva guardinga condotta della guerra e con l'aprirsi del nuovo anno la responsabilità delle operazioni venne affidata a Nicolò Contarini, mentre francesco erizzo ( il 14 gennaio) era eletto provveditore generale a Candia.

la nomina prevedeva tempi lunghi portando francesco erizzo al servizio in Friuli, dove cercò di dissuadere il Contarini dal colpo di mano contro il forte di S. Martino di Cusca (febbraio 1617); l'impresa fallì e il Contarini onestamente riconobbe che francesco erizzo aveva ragione e che la prudenza da lui suggerita trovava un obiettivo riscontro nella realtà delle forze contrapposte; ancora, fu lo stesso Contarini a testimoniare del personale impegno e del coraggio dimostrati dal collega qualche mese più tardi, in occasione dell'improvviso attacco portato dagli Arciducali contro il campo veneziano di Meriano.

Fu probabilmente per questa ragione, in conseguenza dell'evolversi della situazione militare nel corso dell'estate dell’anno 1617, che l'invio di francesco erizzo a Candia venne prima commissariato, e poi definitivamente annullato mediante la sua elezione a provveditore e commissario in campo (2 novembre 1617), nonostante le insistenti raccomandazioni dell'interessato per essere sollevato da un incarico che durava ormai da oltre quattordici mesi.

alla vigilia della pace le operazioni militari ristagnavano attorno a Gradisca, per cui il Senato ritenne più utile la presenza di francesco erizzo al di là del Mincio, per fronteggiare le minacce del governatore di Milano, Pedro Alvarez de Toledo.

Il 16 dicembre gli furono consegnate le commissioni.

fino alla primavera dell’anno 1618 francesco erizzo. rimase nella Lombardia veneta, spostandosi tra Brescia e Crema, badando soprattutto ad assicurare alle milizie il soldo e le vettovaglie.

In riconoscimento del lungo servizio, il 22 dicembre 1618, fu eletto procuratore di S. Marco de Ultra e cinque giorni dopo provveditore dell'armata navale, col compito di affiancare il capitano generale, Lorenzo Venier, nelle operazioni contro la squadra inviata nell'Adriatico dal viceré di Napoli.

 

1619-1623

 

nell'aprile dell’anno 1619, si recò a Curzola, dove il capitano generale aveva stabilito di riunire le forze per muovere contro le coste pugliesi, ma una volta giunti a Corfù vennero informati che era stata conclusa la pace.

Rimpatriato, francesco erizzo ricoprì la carica di savio del Consiglio per il primo semestre dell’anno 1620.

fu savio all'Eresia, ed il 24 novembre ebbe l'incarico di recarsi a Verona come provveditore, insieme a tre colleghi, per ispezionare quella fortezza.

 

nello stesso anno fu eletto ambasciatore presso l'imperatore Ferdinando II, in occasione dell'elevazione al trono, insieme col cavaliere e procuratore Simone Contarini, ma a causa degli sviluppi della guerra in Boemia le commissioni furono affidate ai due soltanto il 24 aprile dell’anno 1621; la missione si svolse ad Innsbruck in maggio, portando a francesco erizzo il titolo di cavaliere.

La relazione che fu letta in Senato con forte determinazione, non nasconde le difficolta suscitate dall'ambasciatore spagnolo.

 

Nella seconda metà dell'anno 1621 francesco erizzo fu ancora una volta savio del Consiglio, ottenendo la carica di riformatore dello Studio di Padova.

il 25 febbraio 1622 assume la carica di provveditore generale in Terraferma per la crisi della Valtellina.

Nell'estate era nella citta' di  Brescia: i compiti principali erano di provvedere all'efficienza di quasi 14.000 fanti e 2.000 cavalieri.

in questo periodo vengono inviate molte spie e informatori a Mantova e nella Svizzera.

francesco erizzo ebbe uno stretto rapporto di collaborazione con il provveditore veneziano ad Edolo, Francesco Gradenigo, rappresentò la sua maggior fonte di notizie circa le mosse degli Svizzeri e dei Francesi per soccorrere i Grigioni, comprese le manovre attuate dagli Spagnoli e dall'arciduca Leopoldo nei confronti dei Valtellinesi insorti.

a Venezia, fu savio del Consiglio per il periodo luglio-dicembre dell’anno 1623, venne nominato, insieme a tre colleghi, ambasciatore straordinario a Roma, in occasione dell'ascesa al pontificato di Urbano VIII.

 

1625-1630

 

nell’anno 1625 e’ Savio del Consiglio per il semestre aprile-settembre.

il 15 maggio fu eletto ambasciatore straordinario in Inghilterra.

il 19 luglio ricopri’ un secondo mandato di  generale in Terraferma.

La morte di Vincenzo Gonzaga aveva infatti spinto la Repubblica ad assumere la difesa del Ducato mantovano contro le mire spagnole; per quasi due anni (agosto 1625-giugno 1627) francesco erizzo, fu impegnato a rafforzare il dispositivo militare della Repubblica al di là del Mincio, spostandosi tra Verona, Brescia e Bergamo.

e’ savio del Consiglio nella seconda metà dell’anno 1627.

il 6 aprile 1628 e’ nuovamente nominato provveditore generale in Terraferma, essendo scoppiata la seconda guerra del Monferrato.

Il compito che lo attendeva non era facile, perche’ la difesa del duca Carlo Gonzaga Nevers, in favore del quale si era schierata la Repubblica, di lì a poco avrebbe richiesto non solo la capacità di fronteggiare le truppe tedesche, ma anche la distruttiva epidemia della peste.

francesco erizzo ragionava da politico e non da militare, quindi gli bastava logorare l'avversario, senza batterlo sul terreno aperto.

 

non si puo’ dire che da parte veneziana ci sia stato eroismo.

 

per questo motivo, francesco erizzo, per non essere riuscito a difendere Goito dagli Spagnoli, fu esonerato dall'incarico il 23 febbraio dell’anno 1630 e sostituito da Zaccaria Sagredo.

anche questi purtroppo si rivelò meno capace, e fu ingloriosamente sconfitto a Valeggio.

il Senato decise di riaffidare l’incarico riguardante le sorti delle truppe il giorno 1 di  giugno dell’anno 1630, ma francesco erizzo decise di tenere lontane le milizie dai reparti imperiali, abbandonando cosi’ Mantova al suo destino.

Conclusa la pace col trattato di Ratisbona, francesco erizzo continuò nel suo compito di provveditore in campo.

 

1631-1646

 

10 APRILE 1631, FRANCESCO ERIZZO E' ELETTO DOGE.

  

francesco erizzo e’ doge, con plebiscitaria votazione, il 10 aprile 1631.

l'annuncio lo raggiunge a Vicenza, dove si trovava.

Ricoprì a lungo il trono ducale, circa 15 anni, questo fu un periodo  abbastanza tranquillo, nel corso del quale poté proclamare la fine della pestilenza e por mano alla costruzione della chiesa della Salute. Nell’anno 1645 inizio’ la guerra …lunga di Candia, i cui esordi non furono certo favorevoli alla Repubblica; nell’intento di galvanizzare gli animi il Senato, il 7 dicembre, offrì al doge il comando supremo delle operazioni.

 

3 GENNAIO 1646,  MORTE DI FRANCESCO ERIZZO .

 

 

francesco erizzo anche se anziano accettò, ma il compito era chiaramente superiore alle sue risorse fisiche e l'ansia e l'impegno dei preparativi ne affrettarono la morte, che lo colse a Venezia il 3 gennaio 1646.

 

francesco erizzo fu sepolto nella chiesa di S. Martino di Castello.

 

 

COLLEZIONE - R.M.BORDIN -
COLLEZIONE - R.M.BORDIN -

 

La chiesa di San Nicola da Tolentino detta I Tolentini


 

 

 

zecca

 

 

 

 

 

SOTTO IL DOGATO DI FRANCESCO ERIZZO,  NEI PRIMI ANNI,  LA ZECCA CONOSCE DELLE FORTI DIFFICOLTA' A CAUSA DELLA CONTINUA RICHIESTA DI DENARO FRESCO PER LA COPERTURA DELLE CONSIDEREVOLI SPESE CHE RIGUARDAVANO LE GUERRE IN CORSO, IN PARTICOLARE MODO IL DENARO DELLO STATO  DESTINATO AL SOSTEGNO DEGLI ALLEATI.

IL BANCO GIRO PER LA DIFFICOLTA' DI PROCURARSI METALLI PREZIOSI, CHE NEI PRIMI TEMPI DALLA SUA EFFETTIVA APERTURA AI MERCATI AVEVA RESO NOTEVOLI SERVIGI DIMINUENDO IL BISOGNO DELL'ARGENTO E DELL'ORO, SI TROVO' CON UN DANNOSO RISULTATO, DIMINUENDO DRASTICAMENTE LA MONETAZIONE CIRCOLANTE SULLA PIAZZA, INASPRENDO COSI' L'AGGIO SULLE MIGLIORI TIPOLOGIE  DI MONETE.

IL VERO DANNO ERA COMUNQUE RECATO DAL SENATO, COLPEVOLE DI ELEVARE IL PREZZO DELLE MONETE IN BASE ALL'ESIGENZA DEL MERCATO DEI METALLI PREZIOSI, RICONOSCENDO GLI AGGI RILEVANTI, E I DUE MODI DISTINTI DI  VALUTARE LE MONETE CONTEGGIANDOLE DI CONSEGUENZA.

MOLTI DOCUMENTI PARLANO DI QUESTI TEMPI, RELATIVI ALL'ACQUISTO DI METALLI PREZIOSI PER FARE MONETE DI BASSA LEGA, DA DESTINARE FUORI LO STATO DI VENEZIA PER NON FARLE PIU' RITORNARE.

 

20 SETTEMBRE 1632

 

QUESTI  DOCUMENTI PARLANO CHE VI FOSSE PENURIA DI ZECCHINI SUL MERCATO, OBBLIGANDO LE CASSE DELLO  STATO, QUANDO NE FOSSE STATO BISOGNO PER ALCUNI PAGAMENTI, A PAGARE UN'AGGIO DEL 4%, QUESTO FU EFFETTIVAMENTE PAGATO PER ACQUISTARE 1500 ZECCHINI,  MASCHERANDOLO POI, CON VARI ARTIFIZI.

 

27 OTTOBRE 1634

 

I PROVVEDITORI IN ZECCA E I PROVVEDITORI SOPRA ORI E MONETE, ERANO STATI INVITATI DAL SENATO A DARE RIMEDI,  ATTI A PORRE UN FRENO ALL'ACRESCIMENTO  DELLE MONETE E ALL'INVASIONE DEI REALI DI SCARSO PESO.

DOPO AVERE CERCATO DI COLPEVOLIZZARE IL BANCO GIRO A RIGUARDO DELLE ALTERAZIONI DELLE VALUTE, VENNE ESPRESSA L'OPINIONE CHE, PER IL MOMENTO DOVEVA ESSERE RICONOSCIUTO L'AUMENTO DEL VALORE DELLO SCUDO DELLA CROCE, A LIRE 9 SOLDI  16, SULLA BASE DEL REALE A LIRE 8.

UNA VALUTAZIONE DIVERSA, AVREBBE PROVOCATO RIPERCUSSIONI DANNOSE SULL'AGGIO DELLA MONETA E SUL VALORE DELLA PARTITA DI BANCO.

 

8 NOVEMBRE 1634

 

IL SENATO ORDINA LA CONIAZIONE DI 20,000 DUCATI CON LE RELATIVE FRAZIONI, FACENDO PUBBLICARE IN DATA 18 DICEMBRE UN PROCLAMA CON IL QUALE ...EL SERENISSIMO PRENCIPE FA SAPER CHE LI REALI SCARSI SE DEVAN PORTAR AL BANCO DE CAMBI ...(BANCO GIRO), SOLITO DELLA ZECCA,  DOVE SARANNO CAMBIATI IN SCUDI VENEZIANI ( SCUDI DA 140 SOLDI -DELLA CROCE-).

 


 

23 DICEMBRE 1614.

 

I REALI CHE CIRCOLAVANO NELLE CITTA' DEL DOMINIO DOVEVANO ESSERE PORTATI ASSIEME ALLE ALTRE MONETE PROIBITE- NON DEL DOMINIO-, AI BANCHI DELLA ZECCA PER ESSERE CAMBIATE.

 

 

8 MARZO 1635

 

IL SENATO RESPINSE LA PROPOSTA DI AUMENTARE IL VALORE DI TUTTE LE MONETE DEL 20%.

IL VALORE DELLO ZECCHINO RIMANE A LIRE 12.

IL VALORE DELLO SCUDO DA 140 SOLDI RIMANE A LIRE 8 SOLDI 8.

IL VALORE DEL DUCATO DA 124 SOLDI (S.GIUSTINA) A LIRE 7 SOLDI 8.

IL VALORE DEL REALE A LIRE 6 SOLDI 15.

 

14 MARZO 1635

 

NEL DOCUMENTO - ALLA VOCE SENATO ZECCA, FILZA 34.

 

IL SENATO RESPINSE UN'ALTRA PROPOSTA, OVVERO QUELLA DI ELEVARE IL VALORE DELLE MONETE DEL 40% CONFORME AL CORSO EFFETTIVO SULLA PIAZZA,  COSI' PROPONENDO:

LO SCUDO DA 140 SOLDI A LIRE 9 SOLDI 16.

IL DUCATO (S.GIUSTINA) A LIRE 8 SOLDI 14.

IL REALE A LIRE 8.

LA VOTAZIONE PER L'APPROVAZIONE NON EBBE LA MAGGIORANZA DEI VOTI, NEMMENO  I GIORNI 21, 23, E 28 MARZO.

 

29 MARZO 1635

 

INTERESSANTE NOTARE, CHE IL SENATO COMUNQUE PER POTERE REGOLARE LA RISCOSSIONE DELLE IMPOSTE ED IL PAGAMENTO DEI METALLI DEPOSITATI IN ZECCA, DECISE CHE PER TUTTO IL MESE DI APRILE  TALI RISCOSSIONI DOVESSERO ESSERE CALCOLATI A MONETA CORRENTE CON L'AGGIUNTA DEL 20%, AUMENTANDONE COSI' NEL COMPLESSO IL 40%  SUI VALORI GIA' CORRENTI SULLE PIAZZE, ESEMPIO, LO SCUDO DA 140 SOLDI EBBE IL CORSO LEGALE A  LIRE 9 SOLDI 6, IL DUCATO A LIRE 8 SOLDI 4.

 

12 MAGGIO 1635

 

PER GLI ZECCHINI, I PROVVEDITORI SOPRA ORI E MONETE NOTIFICANO IL VALORE A LIRE 14 SOLDI 10.

 

ANCHE SE QUESTE DECISIONI COMMERCIALI ERANO PROVVISORIE, RIMASERO IN VIGORE PER PARECCHI ANNI.

 

 

15 DICEMBRE 1631

 

I PROVVEDITORI PROPONGONO LA CREAZIONE DEL REALE VENETO A IMITAZIONE DI QUELLO DI SPAGNA.

 

27 OTTOBRE 1634

 

LA CONIAZIONE DEGLI OTTAVI DI SCUDO.

 

19 AGOSTO 1636

 

LA FABBRICAZIONE DI UNA NUOVA MONETA DI LEGA BASSA DA 5 E 10 SOLDI.

 

23 MAGGIO 1639

 

VIENE DATO L'ORDINE, POI IMMEDIATAMENTE REVOCATO, DI CONIARE LA MONETA DA 12 SOLDI CON LEGA DI  70% ARGENTO E 30% IN RAME.

 

SOLAMENTE UNA DI QUESTE MONETE FU EFFETTIVAMENTE CONIATA, OVVERO L'OTTAVO DI SCUDO, CHE PORTA LE SIGLE DEL MASSARO -MAM- MARC'ANTONIO MALIPIERO -MONETE MOLTO RARE CON QUESTA SIGLA.

 


 

 

NEL MUSEO CIVICO DI VENEZIA ESISTE UNA PROVA IN RAME DELLA MONETA DA 5 SOLDI, PROPOSTA DAI PROVVEDITORI AL SENATO NEL 1638.

AL D/. PORTA LA CIFRA -V- E LE INIZIALI DEL MASSARO ALL'ARGENTO -ZL- ZUANNE LOREDAN.

 

6 MARZO 1632

29 SETTEMBRE 1633

 

IL SENATO ORDINA  LA CONIAZIONE E L'INVIO IN CANDIA DI SOLDINI DA 4 TORNESI E DA 2 SOLDINI E MEZZO (10 TORNESI).

 

10 MAGGIO 1633.

 

IL SENATO ORDINA LA SPEDIZIONE AL PROVVEDITORE GENERALE IN DALMAZIA DI 350.000 DUCATI DI SOLDONI CON LO STAMPO VECCHIO  (-DAL-ET ALB-  DALMATIA ET ALBAN ?).

 

27  NOVEMBRE 1641.

 

IL SENATO ORDINA AI PROVVEDITORI, LA CONIAZIONE DI BAGATTINI DELLO STAMPO PICCOLO, PER UN CONTROVALORE DI 500 DUCATI.

 

 

 

11 DICEMBRE 1643.

 

IL SENATO DELIBERA LA CONIAZIONE DI MONETE DA 4, DA 8  E DA 12 SOLDI,  CON LEGA DI 500 CARATI DI FINO E 652 DI PEGGIO PER MARCA.

 

LA MONETA DA 12 SOLDI DEVE PESARE 78 GRANI VENETI.

AL D/., LA CIFRA  -XII-,  E LE INIZIALI DEL MASSARO ALL'ARGENTO -AL- ANDREA LIPPOMANO.

 

VALE ANCHE PER LE MONETE DA 4 ( CIFRA -IV-), E  DA 8 SOLDI (CIFRA -VIII-).

 

9 GENNAIO 1644

 

VIENE ORDINATO L'INVIO ALLA CITTA' DI BRESCIA, PER UN CORRISPETTIVO PARI A  4.000 DUCATI DI QUESTE NUOVE MONETE.

 

2 MARZO 1644.

 

ALLA CITTA' DI CREMA, PER UN CORRISPETTIVO PARI A  4.000 DUCATI DI QUESTE NUOVE MONETE.

 

7 MAGGIO 1644.

 

PER LE TERRE OLTRE E PRIMA DEL FIUME MINCIO, PER UN CORRISPETTIVO PARI A  80.000 DUCATI DI QUESTE NUOVE MONETE.

 

2 DICEMBRE 1645.

 

LE MONETE  DA 4 E 8 SOLDI, NON TROVANDO COMPLETAMENTE IL FAVORE DELLE POPOLAZIONI COMUNI PER LO SCAMBIO SUI MERCATI, VENGONO RITIRATE IN FORTI QUANTITA'.

VI E' UNA PROPOSTA DEI SAVI AI  PROVVEDITORI, PER L'IMMEDIATA ESECUZIONE DI MONETE DA 12, 18, 36 SOLDI, E 72 DI VALUTA CORRENTE, CON PIU' ALTO TENORE DI INTRINSECO D'ARGENTO DELLE  LIRAZZE.

NON VENNE ACCOLTA QUESTA PROPOSTA NELLA TORNATA DEI PREGADI IL 2 DICEMBRE 1645.

 

DELLE MONETE ALLORA PROGETTATE, ESISTE UNA PROVA DELLA MONETA DA  72 SOLDI, CON LE SIGLE DEL MASSARO

-MB-, MARINO BOLDU' CONSERVATA AL MUSEO BRITANNICO.

 

ESISTONO NELLE RACCOLTE DI PRIVATI, ALTRI CAMPIONI DELLE VARIE MONETE PROGETTATE, MA NON DELIBERATE IN QUESTO PERIODO.

 

IMPORTANTE

 

ZECCHINO

 

IL TITOLO DELL'ORO DELLO  ZECCHINO  E' DI 1000/MILLESIMI

(24 CARATI DI ORO FINO)

 

IL PESO E' DI GRAMMI 3,494, CORRISPONDENTI A 67,17 GRANI VENETI.

 

1 GRANO VENETO CORRISPONDE A GRAMMI  0,0520

 

 

 

 

fonti e bibliografia

 

 

 

 

 

archivio di stato di venezia

 

 

Atti  - Francesco Giordano, b. 6587/2, cc. 57v-58r; per la carriera politica, Ibid., Segretario alle Voci.

Elezioni del Maggior Consiglio, reg. 8,9,10, c. 166; reg. 11, c. 3; reg. 12, cc. 1, 114; Ibid., Elezioni dei Pregadi, reg. 6, cc. 18 s., 130; reg. 7, cc. 12 ss.; reg. 8, cc. 3 ss., 12 ss., 44, 66, 81, 84, 85, 88, 116; reg. 9, cc. 1 s., 31, 66, 76, 86, 88, 95, 1103, 153, 166 s., 169; reg. 10, cc. 1 s., 28 s., 60, 68, 104 s., 118, 148, 163, 168, 171; reg. 11, 12, cc. 1 s., 4, 28, 60, 67, 104 s., 114, 131, 155, 168; reg. 12, cc. 1, 3, 80, 83, 105, 146, 165, 168 s.

 

 

Venezia, Biblioteca  nazionale  Marciana

 

 

Consegi, c. 275r; Ibid., cod. 834 -8913-: Consegi, c. 183r.

le commissioni per il sindacato in Dalmazia (1595), in Venezia

Storia veneta: M. Barbaro-A. M. Tasca, Arbori de' patritii…, III, pp. 407, 409, 419; esatta data di nascita, Ibid., Avogaria di Comun, Indice Matrimoni con figli, sub voce Erizzo Benedetto; Ibid., Sezione notarile. Testamenti, b. 1138/103; la cessione effettuata da parte del fratello Nicolò di metà della dote della moglie, ancora in Sezione notarile.

 

 

Biblioteca del Civico Museo Correr

 

 

Mss. P. D. C 507/17, n. 20; per la relazione, Venezia, Bibl. naz. Marciana, Mss. It., cl.VII, cod.891-7487: Relatione delli illustrissimi mi ss.ri Christoforo Valier et Francesco Erizzo.

provveditorato a Salò - Lettere di rettori ai capi del Consiglio dei dieci, b. 60, nn. 160-164;

luogotenenza a Udine (1606-1607), Ibid., b. 172, nn. 98-109; sui comandi militari sostenuti negli anni 1616-17, Ibid.

Provveditori da terra e da mar, bb. 166 s., 241, 244.

Lettere di rettori ai capi..., b. 3, nn. 290, 293; per gli anni 1622-23, Ibid., Provveditori da terra e da mar, b. 64; Lettere di rettori ai capi…, b. 28, n. 209; b. 88, nn. 75, 134; per gli anni 1625-31, Ibid.

Provveditori da terra e da mar, bb. 15, 68-74, 77;

Lettere di rettori ai capi…, b. 29, nn. 23-27, 40-49; Inquisitor de Stato.

Lettere ai Provveditori generali in Terraferma, b. 143, nn. 33-47, 49 s., 55 s.; sulle ambascerie all'imperatore ed al pontefice, cfr. Relazioni di ambasciatori veneti al Senato, III, Germania (1557-1654), a cura di L. Firpo, Torino 1968, pp. 771-797 (indicazioni archivistiche sulle commissioni e sulla durata della legazione, in Relazioni di ambasciatori veneti al Senato, II, Germania (1506-1554), L. Firpo, Torino 1970, p. XLIV.

Relazioni degli Stati europei lette al Senato dagli ambasciatori veneti…, s. III, I.

N. Barozzi - G. Berchet, Venezia 1877, pp. 221-252. Cfr. inoltre: M. Trevisan, Vita di F. E. prencipe di Venetia..., Venetia 1651.

F. Sansovino, Venetia città nobilissima et..., Venetia 1663, pp. 35 s., 665 s., 699 ss.; E. A. Cicogna, Delle inscrizioni veneziane, III, Venezia 1830, pp. 91, 125, 129, 288; IV, ibid. 1834, pp. 139, 475, 477, 481, 516, 653; V, ibid. 1842, pp. 199, 357, 360, 510; VI, ibid. 1853, pp. 63, 548, 629, 659, 681 s., 823, 907.

S. Romanin, Storia documentata di Venezia, VII, Venezia 1858, pp. 307, 316, 338, 367; V. Padovan, Ildoge F. E. eletto capitano generale da mar, in Archivio veneto, XIV (1877), pp. 204 s.

R. Quazza, Preponderanza spagnuola (1559-1700), in Storia politica d'Italia, Milano 1950, pp. 423, 464, 467, 469

 

R. Quazza - La guerra per la successione di Mantova e del Monferrato (1628-1631), Mantova 1926, I, pp. 127, 186, 225, 293, 302, 306, 323, 333 s., 432, 438 s., 464, 467, 479 ss., 485 s., 489-494, 498 ss., 518; II, pp. 36, 40 s., 43, 82, 85, 100 s., 107 s., 112, 117 ss., 122 s., 131, 166.

P. Donazzolo - Iviaggiatori veneti minori..., Roma 1927, pp. 201, 209 ss.; M. Nani Mocenigo, Storia dellamarina veneziana da Lepanto alla caduta della Repubblica, Roma 1935, pp. 21, 116, 138, 144, 267.

 

 

archivio di stato di brescia

 

 

G. Cozzi - Il doge Nicolò Contarini. Ricerche sul patriziato veneziano agli inizi del Seicento, Venezia-Roma 1958, pp. 155, 158, 161 ss., 287 s., 298; A. Da Mosto, I dogi di Venezia nella vita pubblica e privata, Milano 1960, pp. 356, 360, 371-376, 581

M. Gemin, La chiesa di S. Maria della Salute e la cabala di Paolo Sarpi, Abano Terme 1982, pp. 28, 32, 57, 59, 64; G. Trebbi, Francesco Barbaro, patrizio veneto e patriarca di Aquileia, Udine 1984, pp. 367, 420-423, 425 s..

M. Zorzi, La Libreria di S. Marco. Libri, lettori, società nella Venezia dei dogi, Milano 1987, pp. 20, 218; p.