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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO

COMPLETO

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GIOVANNI BEMBO

DOGE 92° (1615-1618)

 

 

di Rolando Mirko Bordin 

 

 

 

 

Giovanni Bembo  secondo di cinque figli di Agostino di Benedetto e di Chiara Del Basso, naque a Venezia il 21 agosto 1543.

 

Sebbene la sua famiglia fosse di antichissima nobiltà la situazione finanziaria non era delle più rosee anche se in quel periodo, ovvero poco dopo la sua nascita stava ritornando un forte benessere grazie agli enormi capitali del nonno materno di nome Bonadio, questi un ricchissimo mercante di stoffe di origini bergamasche.

Giovanni Bembo fu avviato appena dodicenne alla vita di mare.

All’età di 27 anni ricoprì la Carica di Sopracomito di Galera nella guerra antiturca avvenuta negli anni: 1570-1571-1572-1573, distinguendosi nella  battaglia di Lepanto catturando tre Galere nemiche.

 

 

 

 

BATTAGLIA DI LEPANTO

 

 

 

Prima domenica d'ottobre dell'anno 1571.

 

Questa rappresentata è la flotta della Lega e quella turca pronte alla battaglia davanti a Lepanto.

LA LEGA cristiana schiera 202 Galee precedute da sei Galeazze venete (i veneziani allineano 110 imbarcazioni).

I turchi hanno 208 Galee più 63 unità minori.

Al tramonto per la vittoria cristiana parlano le cifre: 80 navi turche affondate, 140 catturate, 8000 i prigionieri, 30.000 i Turchi morti.

LA LEGA  conta 12 Galee perdute 7600 i Veneziani morti.

 

 

 

Domenico Tintoretto

 

 (secolo XVII-Venezia Palazzo Ducale)

 

 

  

Questo dipinto  rappresentante La Santa Giustina, espone la guerra e la gente di mare che offre un modello di Galera a Venezia, molto probabilmente fatto eseguire dal Doge Giovanni Bembo per la presenza nel dipinto del suo stemma.

L'allegoria celebra la vittoria di Lepanto nel giorno di Santa Giustina, in una partizione degli elementi naturali sui quali domina Venezia, l'acqua a destra solcata dalla sua flotta vittoriosa e la Terraferma a sinistra dove la potenza viene espressa dallo scudo, su cui appare effigiata la fortezza di Palmanova.

Le altre e figure rappresentano la vittoria alle spalle della Serenissima in armi, per assicurarle protezione assieme alla gente di mare nella figura dello schiavone, che le offre un modello di Galera, e poggiando i piedi sui due elementi sta a simboleggiare la forza.

 

 

 

Dall’anno 1577 all’anno 1579 fu Capitano della guardia di Candia, avente il compito di sorvegliare la costiera dell’Isola attaccata continuamente dai Corsari.

Governatore dell’Isola continuò la lotta contro la pirateria come Capitano del Golfo dall’anno 1581 all’anno 1583.

Giovanni Bembo ritornò a Candia nell’anno 1588 per rimanervi fino all’anno 1591 con la Carica di Capitano Generale con l’ordine di dirigere il rafforzamento delle fortificazioni, compreso la costruzione di terrapieni con gli annessi scavi nel Porto principale, onde evitare l’interramento.

Giovanni Bembo fu Provveditor d’armata tra la fine del 1591 e inizio del 1595, presentando successivamente un’interessante relazione al Senato, e precisamente il 25 aprile 1595 suggerendo un più funzionale controllo e un più accurato contenimento delle spese, che avrebbero permesso di aumentare gli stipendi alle milizie, denunciando al tempo stesso i metodi poco scrupolosi e i guadagni esorbitanti dei “Barbieri” ovvero gli addetti a cui spettava l’assistenza Sanitaria di bordo nelle Galere.

Nell’anno 1596 coprì per un breve periodo di tempo la Carica di Provveditore Generale della fortezza di Palmanova, questo perchè costretto a letto da un’infermità e quindi immediatamente  sostituito da Marcantonio Memmo per ordine del Senato.

Le sue condizioni pessime di salute lo afflissero anche durante il provveditorato generale in Dalmazia e in  Albania negli anni 1597-98.

Ciononostante, proseguì l’energica condotta del predecessore Almorò Tiepolo, morto a Zara nel pieno della sua azione contro gli Uscocchi.

La martellante repressione decisa da Giovanni Bembo, indusse l’Imperatore Rodolfo a chiedere a Venezia una tregua, fu questa la decisione presa per il mancato aiuto da parte dell’Arciduca Ferdinando da Graz.

Dinnanzi ai continui feroci attacchi degli Uscocchi Giovanni Bembo riebbe dal Senato veneziano libertà di movimento, da qui ne derivarono dure rappresaglie, tra cui il blocco del commercio arciducale, compresa la rigida sorveglianza della costiera con l’esecuzione capitale immediata per i Pirati  che cercavano di sbarcare a terra.

Avvenne così in maniera quantomai immediata l'espugnazione di Novi, feudo dei conti Frangipani, sudditi arciducali che davano appoggio ai corsari.

Anche gli Uscocchi non erano da meno, a Rovigno saccheggiarono una Galera e altre dieci Navi cariche di mercanzie, a Veglia presero cinque grosse imbarcazioni mercatili Albanesi, trucidandone tutto il loro equipaggio.

Giovanni Bembo nel febbraio 1598 fu sul punto di sterminare tutti gli Uscocchi, dopo essere riuscito a bloccarli.

Reduci questi di una razzia ai danni dei Morlacchi, a Rogonsizza, nei pressi di Sebenico, vi erano  compresi anche i Turchi che a loro volta si apprestavano ad impedirne lo sconfinamento nei loro territori.

Accerchiati sia per terra che per mare, essi si viderono perduti ma, accompagnati dalla fortuna approffittando del forte scirocco riuscirono a scappare la notte del 17 febbraio. 

 

Giovanni Bembo narra nella sua relazione:

 

....presentata e letta nell’eccellentissimo Senato a’ di 12 settembre 1598 ...più tosto, pigliando il vento in puppa, di mettersi al pericolo di affogarsi tutti, che di stare ad aspettarmi per combattere ... la fortuna arrise alla loro temerarietà, il vento forte e la notte favorivano loro la fuga frammezzo alle di noi Galere venete ..., concludo che il signor Iddio, per cause secrete non habbia voluto permettere, che seguisse quella fattione, la quale veniva a riuscir segnalatissima con estirpatione di quella pessima gente.

 

Nella Relazione Giovanni Bembo denunciava al Senato la situazione della Dalmazia trovandola ...veramente molto travagliata e afflitta, et ridotta in un misero stato di povertà.

 

A Venezia Giovanni Bembo dopo essere stato Savio Grande e Consigliere fu elevato, il 14 agosto 1601, alla dignità di Procurator de Ultra, al posto di Alvise Giustinian, per poi nel gennaio 1607 essere eletto Capitano Generale da Mar.

Non a tutto il Patriziato la scelta parve felice dal momento che la situazione in quel periodo era molto grave.

Antonio Querini cosi' definiva Giovanni bembo: ...soggetto nella professione marittima di lunga et invecchiata esperienza, ma giudicato da molti miglior operatore et essecutore de gl’ordini altrui che Rettore e Capo Supremo di quei consigli che a carica così grande si ricercavano...

Giovanni Bembo era al comando di una potente flotta, completamente affidatagli dalla Repubblica, questa destinata principalmente ad intimidire le eventuali violazioni spagnole riguardanti la giurisdizione del Golfo che la Repubblica di Venezia temeva si verificassero, con la complicità della Santa Sede, questa spinta da alcuni membri della Curia, aventi il compito di portare un’azione aggressiva sul confine occidentale appoggiata dal Conte di Fuentes, allora governatore di Milano.

            

Il travagliato ricomporsi della contesa con Roma toglieva sicuramente qualsiasi pretesto alla Spagna, alla quale inoltre il permanente continuo conflitto nei Paesi Bassi sconsigliava di disperdere altrove le milizie; quindi, a differenza dell’anno precedente, non furono mandate navi da guerra spagnole nel Golfo.

Giovanni Bembo aveva fatto di Corfù la sua base militare e perciò la sua flotta si limitava ad una funzione dimostrativa di forza nell’intento ben preciso di provocare preoccupazione e timore agli spagnoli con continui spostamenti nel mare Ionio.

Nell’anno 1612 Giovanni Bembo fu tra gli elettori del Doge Marcantonio Memmo, ma gia allora era tra i concorrenti alla massima Carica dello Stato.

Dopo la morte di Marcantonio Memmo avvenuta il 31 ottobre 1615, gli elettori si accordarono il giorno 2 dicembre di eleggere Giovanni Bembo nuovo Doge di Venezia.

Fu questo un Conclave lunghissimo della durata di 24 giorni, infatti vide ben 114 votazioni nonostante le forti pressioni della Signoria che ne sollecitava una rapida scelta poichè la vacanza Dogale paralizzava tutta l’attività politico-legislativa.

Il problema stava nel fatto che la politica poco incisiva e insoddisfaciente condotta da Giovanni Bembo all’interno del Senato portava molto scompiglio tra i Patrizi elettori, anche se la sua lunga carriera marittima lo rendeva degno dell’altissima Carica.

Francesco Contarini si complimentava con lui in un’Oratione pubblicata a Venezia nell’anno 1616 con queste parole: ...che chi per lo spatio di quaranta e più anni haveva sempre comandando pellegrinato, finalmente nel porto della sua Patria reggendo sedesse, grandemente amato dalla nobiltà, et più dal popolo il quale si come istraordinariamente lo desiderava per Doge, così ne ha sentito grandissimo gusto... .

 

Nel breve Dogato di Giovanni Bembo le provocazioni spagnole si fanno sempre più pressanti ma, non sembrano turbarlo più di tanto, forse per il motivo che la Carica stessa conferitagli non poteva portare ad una presa di posizione tale da decidere egli stesso, sono convinto che solamente la personalità della forza di Leonardo Donà era stata in grado di permetterselo.

L’ambasciatore inglese Wotton scriveva che Giovanni Bembo era dotato più moralmente che intelettualmente, non eloquente, anzi impacciato e stentato nel parlare, di scarsa cultura,  lento nell’intuire,  incapace  di approffondire, tuttavia era stimato per il dignitoso passato, il sincero patriottismo e la tranquilla devozione.

Si legge  nelle  cronache  del tempo  di  un beffardo rimprovero al Doge Giovanni Bembo fatto dal Savio Grande Sebastiano Venier nel Collegio  accompagnato  da  un’irriverente risata generale.

La causa era che il Doge, nella sala del Consiglio dinnanzi ai molti Patrizi che la gremivano, aveva dato una risposta troppo remissiva al Nunzio, il quale aveva energicamente protestato per le percosse inflitte da alcuni Nobili a un Benedettino,

Sembra che per questo episodio Giovanni Bembo tornato nella sua casa umiliato profondamente si ammalò, e dopo pochi giorni morì, era il 16 marzo 1618–(è poco attendibile la causa della sua morte).

Non si sa per certo dove venne sepolto, ma secondo la cronaca del tempo ( a mio avviso dopo avere letto la storiografia esposta in modo confuso, come si voglia celare in maniera poco chiara l’avvenimento), sembra con molta probabilità che la sepoltura fu nella tomba di famiglia a S.Andrea di Zirada

 

 

 

 

 

 

zecca

 

 

 

 

In questi due anni e tre mesi di Dogato non avvenne nessun mutamento nei valori e nelle Leggi che regolavano le monete.

In una deliberazione del Senato portante la data del 30 ottobre 1615 vieta al Provveditore in Zecca alla Cassa degli ori e argenti di ricevere Gazzette nei Depositi versati dagli enti pubblici e dai commercianti privati.

Nel 15 dicembre 1615 e nel 1 settembre 1616 con delibera del Senato ai Provvveditori Si proibiscono nuovamente le monete d’oro e d’argento forestiere con le solite eccezioni, inoltre nella delibera del 14 marzo 1618 viene prescritto che tutte le monete vietate siano mandate fuori dallo Stato Veneto entro e non oltre gli otto giorni, oppure cambiate alla Zecca con monete veneziane.

Abbastanza copiosa fu la coniazione di monete di argento fino e scarsa quella dell’oro durante il principato di Giovanni Bembo, a testimonianza di questo si può rilevare il difficile reperimento dello Zecchino e in particolare modo le frazioni di esso.

Nella scrittura dei Provveditori in Zecca del 30 marzo 1616 viene raccomandato di conservare i figli di Marco Zanchi nell’ufficio e di lavorare...li detti Cecchini col Torchio la dove riescono più egualmente piani e d’una istessa grandezza e perfetta rotondità di quello che col martello..., oggi, si può constatare che in quel periodo si eseguivano monete regolarmente perfette.

 

Per quanto riguarda le monete d’argento gli ordini di coniazione sono abbastanza numerosi e le emissioni abbondanti ma, riguardano solamente gli Scudi, i mezzi Scudi e i Quarti di Scudo eseguiti in argento fino.  

 

 

Provveditori in Zecca - ordine di coniazione

 

29 dicembre 1615

                                   ducati 186.450 aventi paste d’argento da convenirsi in scudi, mezzi e quarti.

 

22 gennaio 1616

                                  consegna dell’argento per i 200.000 scudi ordinati

 

14 settembre 1616

 

                                  ordine di coniare 200.000 scudi con le paste gia esistenti in zecca

 

5 agosto 1617

 

                                  ordine di coniare 200.000 scudi di paste degli argenti scarsi da convertirsi in scudi, mezzi e quarti

 

 16 novenbre 1617

 

                                 ordine di coniare 200.000 ducati in oro provenienti dai cambi correggendo se necessario la lega a   990-998 millesimi

 

23 gennaio 1616

 

                                ordine di coniare per il valore di 50.000 ducati d’oro, grossi, grossetti,  gazzette, soldini con la solita lega d’argento avente 550 millesimi di puro-inoltre di coniare bezzi della lega ordinaria - dei bezzi-per il valore di 5000 ducati.

 

30 aprile 1616

 

                             ordine di coniare per 50.000 ducati in grossetti,gazzette, soldini.

 

25 giugno 1616

 

                               ordine di coniare per 50.000 ducati in bezzi della lega ordinaria–dei bezzi-.

 

 

Abbiamo visto come dagli ordini dei Provveditori in Zecca i Grossi, i Grossetti, le Gazzette e i Soldini sono di basso tenore d’argento.

Si conoscono alcune monete di altra specie che con molta probabilità furono coniate per conto dei privati ai quali era data la facolta di scegliere la qualità dell’argento fino desiderato, e che fossero stampate con il di loro argento.

Dopo la proibizione e il ritiro dei Quattrini e dei doppi Quattrini o Sesini, la grande preoccupazione dei Provveditori responsabili della Zecca era la massa enorme depositata nelle casse della Zecca che raggiungeva il valore di 750.000 Ducati.

 

( Riguardo a questa preoccupazione del Senato darò una descrizione accurata nell’articolo riguardante il Doge Marcantonio Memmo ).

 

Il 28 aprile 1616 il Provvveditore Leonardo Loredan propose al Senato di ristampare i Quattrini e Sesini senza dovere incorrere alla rifusione degli stessi onde evitare delle ulteriori spese, dando alle monete il valore di 6 Piccoli, corrispondente al puro valore intrinseco aumentato solamente nella fabbricazione dello stampaggio calcolato in 10-12 Soldi per marca, mentre calcolando in più la fusione la spesa da sostenere sarebbe stata di 26 Soldi per marca.

Alvise Morosini e Antonio Grimani colleghi di Leonardo Loredan il 10 maggio dello stesso anno esposero il loro disaccordo sulla proposta.

Infatti reputavano molto pericoloso immettere in circolazione monete di quella qualità così scadente, perchè ritenuta  imitabile con facilità dalle Zecche di Bozzolo e da altri Signori del territorio mantovano, i quali, avrebbero sicuramente

iniziato ad infestare di falsi aventi come prima destinazione le Ville, per poi passare alle città, ed infine appestare tutto il Dominio.

Queste monete sarebbero circolate con il valore intrinseco di 1 Piccolo ma cambiate nei mercati al valore di 6 Piccoli, e sicuramente la frode sarebbe diventata insostenibile, quindi il Senato non accettò la proposta.

I Savi il giorno 11 maggio 1617 ripetono ai Provveditori e al Depositario in Zecca l’ordine di portare in scritture al Collegio le proposte nel più breve tempo possibile riguardanti i Quattrini che si trovano in grossa quantità nei Depositi della Zecca da molto tempo.

I Provveditori Leonardo Loredan e Alvise Morosini con il Conservatore Michele Priuli sono contrari a rimettere in circolazione i Quattrini ristampati.

Nelle scrittura del del 23 maggio 1617 si consiglia di fondere detti Quattrini per legare il metallo con altre monete di argento basso proponendo un’altra moneta nuova che possa collocarsi in mezzo fra il Grossetto e la Lira.

Anche i Provveditori sopra Ori e Monete nella loro risposta si mostrano molto preoccupati riguardo la detta moneta che si dimostra pericolosa dal momento che di intrinseco fino non ha nulla, proponendo di stampare con il metallo dei Quattrini solamente Grossetti, Gazzette e Soldini.

Al contrario delle due divergenze delle varie Magistrature, il Senato, teneva conto che la somma di 560.000 Ducati era stata conservata come riserva da usarsi in momenti di grave urgenza e considerava inoltre il fatto che l’emissione sul mercato delle monete minute avrebbero giovato molto all’erario e piccolo commercio, liberandosi così al tempo stesso dalle monete forestiere .

Ai Provveditori in Zecca il giorno 27 giugno 1617 il Senato ordinava con sollecitudine di far stampare i 100.000 Ducati di Quattrini in Bezzi del valore di 6 Piccoli e con l’impronta che sarà approvata dal Collegio.

Si legge che questa impronta dovrà essere eseguita con perfezione e diligenza per rendere difficile l’imitazione con continua cura e sorveglianza da parte della Magistratura.

I Bezzi di cui abbiamo parlato sono molto rari portando al D. la leggenda: - SUBDITORUM COMMODITATI - , indicanti in maniera chiara i motivi indicanti la loro immissione voluta dal Senato.

La rarità di questi Bezzi si spiega nel fatto che il 9 settembre dello stesso anno ovvero solo dopo due mesi, non era stato ancora possibile disporne la loro fabbricazione, ma

anticipatamente un piccolo quantitativo imprecisato (erroneamente o volutamente) venne immesso sul mercato.

Inoltre il Decreto portante la data del 27 giugno veniva revocato dal Senato,   appoggiato dalle Magistrature competenti, ordinando che il metallo dei suddetti Quattrini dovesse essere impiegato solamente nella lega delle monete di argento basso sino al totale smaltimento delle riserve giacenti nei Depositi della Zecca.

 

 

 

 

Fonti e bibliografia

 

 

Archivio di Stato di Venezia

 

-Provveditori in Zecca, Scritture e Risposte, N°1258, carteggio 170t., 173-75, 176-77, 177t., 186t, 187

-Ducale del 29 dicembre 1615 : Ducati 186.450 di paste d’argento da convertirsi in Scudi Mezzi e Quarti --Senato Zecca :filza 16.-19.

-Provveditori in Zecca, Parti in Senato : 33,211.-33,260-33,214-33,253-33,255-

 

Museo Civico Correr

 

-Codice Cicogna 3781

-G.Priuli Pretiosi Frutti del Maggior Consiglio 1.c.94r.

-G.A.Guarnerio De bello Cyprio, Bergomi 1597,p.154.

-Marcantonio Memmo, Relazioni della Fortezza di Palma presentata al Senato nel 1599, Venezia   1863.pp.17-25.G.P.Contarini Historia delle cose successe dal principio della guerra mossa da Selim ottomano...Venetia 1645.

-V.Siri Memorie recondite, I, Ronco 1676, p.407.

 

Archivio di Stato di Brescia

 

-B.Nani Historia della Republica veneta, Venetia 1676, pp.90 s.

-F.Sansovino Venetia città nobilissima et singolare, Venetia 1663, pp.6-7, 17-40-53.

 

Biblioteca Queriniana di Brescia

 

-M.Minuci, Historia de Uscochi...continuata dal P.M.Paolo...sino all’anno 1616, Venetia 1686.

-G.Sagredo Memorie storiche de’ monarchi ottomani, Bologna 1686

-G.Palazzi, Fasti ducales, Venetiis 1696.

-A.Morosini, Historie venetae,Venezia 1718-1720.

 

Biblioteca Papadopoli

 

- Raccolta citata, carteggio 102-104-106-112.