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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO

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GIOVANNI I CORNER

DOGE 96° (1625-1629)

R,M,BORDIN  1364
R,M,BORDIN 1364

 

 

DI  ROLANDO MIRKO BORDIN 

 

 

 

giovanni Corner terzogenito di quattro fratelli naque l’11 novembre 1551, da Marcantonio e da Cecilia Contarini del grande ramo dei Conti Zaffo.

Sposò Chiara Dolfin, appartenente alla famiglia che aveva il Palazzo sul Canal Grande a S.Salvatore.

Chiara era figlia di Lorenzo e di Chiara Vendramin, della stirpe del Doge, avente inoltre lo zio Procuratore.

Al marito Chiara Dolfin  portò una dote molto ragguardevole per una somma di 20.000 Ducati.

Giovanni, appartenente al ramo Corner di S.Polo discendente da Caterina Regina di Cipro.

La famiglia disponeva di ingenti ricchezze, accumulate con i proventi delle proprietà fondiare oltre alle rendite ecclesiastiche da parte degli altri componenti (della famiglia).

Giovanni Corner e suoi fratelli denunciavano nella redecima dell’anno 1582 una rendita annua di 4.500 Ducati, provenienti principalmente dai possedimenti in Terraferma, (457 campi nelle località di Schiavon e Breganze, 220 a Poisolo e Monestier nel Trevisano, 655 nel Polesine, 152 a Martellago nel Mestrino.

Con grande agiatezza la famiglia permise a Giovanni Corner di entrare ( grazie ad un versamento cospicuo di denaro alla Repubblica), nel Maggior Consiglio e precisamente nell’anno 1571.

La mancanza nell’Archivio di Stato di Venezia e di Brescia di alcuni Registri non mi hanno permesso di poter datare l’entrata di Giovanni Corner all’attività politica, perciò devo partire dal 2 agosto dell’anno 1588 dove fu Ufficiale ai Dieci Uffici fino al dicembre 1589 .

Dall’anno 1589 all’anno 1593 Giovanni Corner entra nel Consiglio dei Pregadi.

Dal 20 novembre 1592 al 30 settembre 1593 è Giudice di Rispetto sopra il Banco Pisani e Tiepolo (Banchi questi controllati direttamente dalla Repubblica).

Dal 9 ottobre 1593 al settembre 1594 è Sovraprovveditore alla Giustizia nuova.

Dal 25 settembre 1594 al 24 gennaio 1597 è Capitano di Verona.

In questa città Giovanni Corner è impegnato insieme al collega Leonardo Mocenigo a mantenere l’ordine pubblico, minacciato da ogni parte dalle azioni prepotenti e intolleranti delle fazioni nobiliari.

Dal 9 ottobre 1596 all’8 febbraio 1597 è Ufficiale alla Ternaria vecchia.

Nell’ottobre dell’anno 1596 entra nella Zonta del Senato.

Dal 3 novembre 1596 al 2 marzo 1597 è Censore.

Nell’ottobre del 1597 è Consiglire dei Dieci.

Dal 10 ottobre 1598 al settembre 1599 è Provveditore alle Beccarie.

Dal 28 febbraio al 15 agosto circa dell’anno 1600 è Podestà di Padova.

Vi sono pochi documenti a riguardo di questo incarico, tutti, diretti ai Capi del Consiglio dei Dieci.

Dal 9 aprile 1600 Giovanni Corner è Giudice ordinario della città di Padova insieme ai colleghi Antonio Priuli e Leonardo Mocenigo.

Giovanni Corner dovette occuparsi dell’amministrazione della giustizia penale in città, cacciando alcuni nobili arroganti come Antonio Dotto e Federico Capodilista, questi mandanti di vari delitti.

Nell’ottobre 1600 e 1601 è nel Consiglio dei Pregadi.

Il 19 marzo 1601 è Consigliere per il Sestiere di San Polo.

Dal 10 gennaio 1603 Giovanni Corner è Podestà di Brescia in sostituzione di Giovanni Nani,

Per l’indisposizione del collega Nicolò Donà, Giovanni Corner dal mese di giugno al mese di settembre dell’anno 1603 dovette occuparsi delle incombenze del capitanato, in particolar modo dovette controllare i lavori di fortificazione della città, sotto le maestranze di Bonaiuto Lorini.

Inoltre incombeva anche quì la sempre spinosa occupazione dell’ordine pubblico; Giovanni Corner assillato continuamente dalle aspre lotte tra le fazioni nobiliari fu costretto al “sequestro” dei capi principali cacciando i più irrequieti e al tempo stesso pericolosi nobili dalla città.

Nei dispaccio mandato al Consiglio dei Dieci datato 8 agosto 1602, Giovanni Corner manifestava la sua preoccupazione per i giovani artigiani e cittadini comuni, i quali anche contro il volere delle proprie famiglie si lasciavano trascinare dalle diverse fazioni fuorilegge, creando continui disordini destabilizzanti.

Inoltre fece notare che l’estensione di questo fenomeno causava tra uccisi e condannati alla giustizia, la perdita di circa 800 persone per ogni reggimento, ottenendo così dalla Repubblica visto la gravità dei fatti la Carica straordinaria di Inquisitore.

Grazie a questa Carica Giovanni Corner riuscì energicamente a portare un certo ordine a Brescia pressando di continuo il banditismo.

Il 10 gennaio 1604 (fatto non comune questo), condannò alla decapitazione i nobili bresciani Giovan Battista ed Alessandro Schillini, che avevano commesso una serie imponente di delitti nel comune di Calvisano.

Giovanni Corner per dare maggiore efficacia alla repressione del banditismo ebbe frequenti contatti con il Podestà di Cremona, da cui ottenne l’estradizione di alcuni nobili in attesa di giudizio.

Il Senato poi, diede l’incarico a Giovanni Corner di recarsi nel comune di Asola per porre fine alle innumerevoli discordie che da anni travagliavano il paese.

Giovanni Corner Il 20 settembre 1604 è Depositario in Zecca.

Il 3 agosto 1605 è Provveditore sopra il Monte Vecchio.

In occasione dell’elezione del Doge Leonardo Donà fa parte dei quarantuno elettori, sostenendo il Procuratore Marcantonio Memmo.

Il 29 marzo 1609 viene eletto Procuratore di S.Marco de Supra .

Dal 28 dicembre 1609 al giugno 1610 e dal 29 marzo al settembre 1611 è Savio del Maggior Consiglio.

Il 18 settembre 1610 è Provveditore in Zecca.

Dal 5 gennaio all’aprile del 1611 è Savio alle Acque.

Dal 29 ottobre 1611 al 28 ottobre 1613 è Provveditore all’Arsenale.

Giovanni Corner nel novembre dell’anno 1615, alla morte del Doge Marcantonio Memmo, concorse al Dogato, purtroppo la lotta serrata dei Procuratori Agostino Nani e Nicolò Sagredo portarono una risoluzione a lui sfavorevole, cosicchè dopo numerose votazioni con le annesse pressanti sollecitazioni della Signoria, videro Giovanni Bembo nuovo Doge di Venezia.

 

Da questo punto in poi per non dilungarmi troppo darò solamente l’elenco cronologico delle Cariche di Giovanni Corner.

 

Anno 1616:

 

dall’8 aprile 1616 al 1° ottobre 1618 è Presidente all’Esazione del denaro pubblico.

Il 15 aprile è tra i sette Deputati alla liberazione dei banditi.

Dal 30 giugno al dicembre è Savio al Maggior Consiglio.

 

1617:

 

Il 18 marzo e il 14 settembre è Esecutore sopra il Campatico.

Dal 24 luglio al 4 ottobre 1619 è Savio alle Acque.

Dal 23 settembre al 15 dicembre è Provveditore alla Sanità.

 

1618:

 

Dal 1° maggio al giugno è Savio del Maggior Consiglio.

L’8 marzo è Provveditore sopra il Quieto e pacifico vivere della Città di Venezia.

Nel marzo è tra i cinque Correttori della Promissione Ducale.

Dal 2 giugno al 1° giugno 1620 è Riformatore allo studio di Padova.

 

1619:

 

Il 20 giugno è Provveditore in Zecca.

 

1621

 

Il 5 giugno è Provveditore sopra il Quieto e pacifico vivere della città.

L’8 maggio è Aggiunto alla Scrittura.

Il 5 ottobre è Provveditore alla Sanità.

 

1622

 

Il 27 agosto è aggiunto ai Riformatori dello studio di Padova.

Il 19 novembre è Provveditore sopra il Quieto e pacifico vivere della città.

 

1623

 

Il 25 febbraio è Riformatore dello studio di Padova.

Il 2 marzo è Provveditore alla Fabbrica del Palazzo.

Il 16 settembre è Provveditore alla Sanità.

Nell’agosto 1623, alla morte del Doge Antonio Priuli, è Correttore alla Promissione Ducale.

Verso il dicembre è Provveditore alla Cassa degli Ori e Argenti.

 

1624

 

Il 13 dicembre alla morte del Doge Francesco Contarini, è Correttore alla Promissione Ducale.

 

L’elezione del nuovo Doge si prospettava molto incerta per le posizioni di forza sostanzialmente equilibrate, dei due concorrenti principali ovvero Agostino Nani e Francesco Erizzo.

Giovanni Corner sebbene fosse gradito al Patriziato che faceva parte alle Case Vecchie, questo di stampo conservatore alleato alla Chiesa per aderenze e simpatie, stranamente, per la sua immune posizione politica era ben visto anche dal folto schieramento di Patrizi ostili ad ogni ingerenza Ecclesiastica.

All’elezione di Giovanni Corner però si opponevano i figli Laici e in particolare modo Alvise che era da poco ritornato dalla ambasceria di Spagna e che, a causa delle Leggi della Repubblica che vietavano categoricamente ai figli del Doge l’assunzione di Cariche politiche, ovviamente con l’elezione del padre avrebbero avuto precluse le più alte Cariche.

 

4 gennaio 1625, Giovanni Corner viene eletto Doge.

 

Dopo numerose intimitazioni da parte della Signoria per una definitiva risoluzione che vedeva la lotta tra il Nani e l’Erizzo non fu presa una decisione definitiva, cosicchè i Quarantuno elettori riversarono i loro voti in favore di Giovanni Corner che venne eletto Doge il 4 gennaio 1625.

In queste elezioni si nascondeva l’inizio degli avvenimenti che avrebbero ridefinito il Patriziato veneziano negli anni successivi, compresa la contrastata corsa al potere dei figli di Giovanni Corner.

Le richieste del Doge, con la parvenza di leggimità al Collegio e alla Signoria, in verità portavano delle ombre su di una serie di abusi e di prevaricazioni che accentuavano la vastità dei poteri accentrati alla mercè di pochissime famiglie Patrizie influenti politicamente.

L’opposizione del Patriziato più povero contro questa gestione estrema del potere fece affidamento a Ranieri Zeno, che grazie alla sua determinazione di opporsi ad ogni trasgressione delle leggi era gia stato bandito dal Consiglio dei Dieci.

Nel settembre dell’anno 1627 i figli di Giovanni Corner entrarono nuovamente nel Consiglio dei Pregadi e nella Zonta con diritto di voto.

Lo svolgersi degli eventi offrì l’opportunità allo Zeno di spingersi “all’attacco”, essendosi allo stesso tempo liberato dal bando, e quindi era stato eletto Capo nel Consiglio dei Dieci.

Il 20 ottobre Ranieri Zeno chiedeva agli Avogadori di Comun di intromettere la “questione” della Signoria datata luglio 1625, emanata in favore dei figli di Giovanni Corner, rifacendosi ad una legge che stabiliva che ogni dubbio inerente alla Promissione Ducale doveva essere risolta dal Maggior Consiglio.

Giovanni Corner venuto a conoscenza delle intenzioni dello Zeno, cercò di riparare domandando con una sua esclusiva iniziativa che l’elezione dei figli fosse annullata, dicendo con una semplice giustificazione di avere egli stesso ignorato nel senso preciso le leggi.

Sebbene dovette riparare alla forte umiliazione, si presentò in Collegio per proclamare la propria ...innocenza....di costumi...sempre modesti ed incorrotti, essendo egli vissuto piuttosto da buon religioso che da gentiluomo ricco, ...come era nato...  .

Il Savio Nicolò Contarini intervenne a favore di Giovanni Corner esprimendo le preoccupazioni di una parte del Patriziato,  un tempo favorevole alle iniziative di Ranieri Zeno, allarmato dalle possibili conseguenze disgregative all’interno del Maggior Consiglio.

Purtroppo la città era ormai divisa in due parti una a favore di giovanni Corner e l’altra a favore di Ranieri Zeno.

Gli osservatori esteri guardavano con preoccupazione lo sviluppo degli avvenimenti dal momento che ormai la vera intenzione di Ranieri Zeno era quella di far deporre il Doge, infatti il Patrizio Zeno non contento dei risultati affrontò direttamente il Doge Giovani Corner nel Collegio, ammonendolo per le sue precedenti richieste fatte alla Signoria.

Giovanni Corner presentatosi al Collegio lamentò la propria anzianità, dicendo che non sopportava certe umiliazioni dinnanzi al Senato, aleggiando inoltre una sua possibile abdicazione.

 

La reazione inevitabile del Senato in una tumultuosa seduta, visto la gravità dei fatti decise di annullare tempestivamente l’ammonizione di Ranieri Zeno.

 

Dopo pochi giorni Ranieri Zeno si ripresentò in Collegio riaccendendo la disputa nel Maggior Consiglio, dove in contraddizione con i colleghi Giovanni Pesaro e Bartolomeo Gradenigo, otteneva l’approvazione della sua proposta che era quella che anche uno solo dei Capi del Maggior Consiglio potesse ammonire il Doge.

Sebbene la situazione nei giorni successivi sembrava momentaneamente calmarsi il 30 dicembre 1627, Ranieri Zeno veniva assalito da sconosciuti e ferito gravemente.

I sospetti caddero immediatamente su Giorgio Corner figlio minore del Doge.

Giorgio Corner venne cacciato fuori dai confini dalla Repubblica con l’alternativa della pena capitale e con annessa cancellazione del suo nome dal Libro d’Oro;  i sospetti caddero anche su Michele Priuli parente di Giovanni Corner, ma  il Senato decise preventivamente... di chiudere al più presto l’inchiesta.

Gli attacchi di Ranieri Zeno comunque  non erano ancora terminati; il 23 luglio 1628 egli chiedeva al maggior Consiglio che l’esecuzione della Promissione Ducale fosse applicata anche contro i figli del Doge

Giovanni Corner si oppose accusando Ranieri Zeno di inveire contro la sua persona per soli fini di vendetta, dicendo che la propria elezione era avvenuta ...contra sua voglia et per li meriti de’ suoi maggiori... .

Sebbene  le richieste di Ranieri Zeno sembravano fondate, intervenne ormai dissociato il Patriziato dirigente.

La Repubblica stava attraversando momenti difficili e più che mai doveva apparire davanti agli altri Stati potente e al tempo stesso determinata.

 

Per questa ragione il Consiglio dei Dieci lo stesso giorno decretò l’arresto immediato di Ranieri Zeno, per poi nei giorni successivi con un altro Decreto lo bandì per dieci anni dalla città di Venezia, ma non fuori dai confini.

La polemica tra i Corner e lo Zeno sicuramente aveva ormai oltrepassato i limiti della contesa personale, tramutandosi in uno scontro che vedeva contrapposti, da un lato i membri della più doviziosa aristocrazia (Patriziato ricco), e dall’altro il (Patriziato povero)  emarginato, avente questo una forte ostinazione per accaparrarsi uno spazio politico più ampio e concreto... .


22 dicembre 1629, Giovanni Corner muore a Venezia


 Giovanni Corner muore a Venezia il 22 dicembre 1629, sepolto secondo le sue disposizioni testamentarie accanto alla moglie nella chiesa di S.Nicolò dei Tolentini.

 

 

 

 

zecca

 

 

 

Il Proclama del 19 febbraio 1625 richiama nuovamente la proibizione dei Talleri, dei Ferdinandi e dei Reali comprese le altre monete di piccolo taglio non permesse dalle leggi della Repubblica .

Il 5 maggio dello stesso anno sempre con proclama viene vietato lo spendere o ricevere le monete legali ad un prezzo superiore di quello stabilito con la pena del taglio della mano destra.

I due Decreti proibitivi verranno poi ripubblicati il 6 settembre 1629.

Anche per gli ottavi e i sedicesimi di Reale viene proibita la circolazione con Decreto del 3 marzo 1628.

Il Senato il 13-14 luglio 1629 deliberava con Decreto sotto le voci: dazio, tasse, decime che i debitori dello Stato potessero effettuare i pagamenti con il 50% in valuta di banco e per l’altro 50% in moneta corrente con l’aggio del 20%.

Il 10 aprile 1625 viene disposto l’ordine che venga fatta la spartizione dell’oro e dell’argento delle verghe esistenti nel Deposito della Zecca per una somma di Ducati 18.985 per stampare l’oro in doppie e l’argento in Scudi ( detti della Croce) da 140 Soldi e Ducati da 124 Soldi (S.Giustina).

In altri due Decreti vengono ordinati, il primo con data 2 giugno 1626 per 120.000 Scudi da 140 soldi, il secondo con data 10 ottobre dello stesso anno per 30.000 Scudi da 140 soldi.

In questo periodo però mancava l’oro perciò non si potevano coniare gli Zecchini, anche perchè la fabbricazione delle Doppie e mezze Doppie (Scudi d’oro) se ci fosse stato oro nella Zecca, avrebbero portato l’aggio di guadagno molto più elevato per l’erario.

E’ questo il motivo della grande rarità degli Zecchini del Doge Giovanni 1° Corner.

Ad avvalorare il tutto il Senato l’8 luglio 1626 aveva deliberato che venissero messi da parte gli Zecchini per un controvalore di 10.000 Ducati da spedire in Candia.

Il Depositario della Zecca rispose che tale quantità di Zecchini non poteva assolutamente essere disponibile per il semplice motivo che non era disponibile addirittura l’oro sulla piazza se non con mille difficoltà.

Il 31 dello stesso mese il Senato diede disposizione al Depositario della Zecca di acquistare le verghe d’oro con titolo “buono” fuori dalla Repubblica per potere fabbricare 5000 Zecchini da consegnare poi al Provveditore Generale di Candia.

Il 15 dicembre 1627 il Senato dispone nuovamente sempre per Candia di acquistare verghe d’oro per la fabbricazione di 6000 Zecchini.

Il problema della mancanza dell’oro in quel periodo creava non poche difficoltà per il commercio, in particolare modo con i mercati esteri.

Il Senato temeva per un blocco paralizzante mirato al commercio, con conseguente forte perdita di guadagno per lo Stato.

La moneta fina emigrava dalla Repubblica e restava solamente quella di lega bassa (550 carati peggio per marca), per non contare le monete fortemente usurate o calanti fortemente di peso per colpa degli stronzatori .

La condizione commerciale che ristagnava nelle piazze di Venezia allarmava sempre più il Senato.

venne deliberato in data 27 giugno 1625, il ritiro di una grande quantità di monete scarse dal Banco corrente di piazza, con riserva di studio e decisione per quello che fosse più conveniente fare per utilizzare tale somma, dal momento che gli Zecchieri dimostravano che ridurre queste monete in buona lega avrebbero portato a una perdita totale del 10% oppure proponendo quella più vantaggiosa ovvero l’utilizzazione di tali monete stronzate riducendo la perdita del 6,5% per la fabbricazione della moneta grossa ma di bassa lega.

Il 13 agosto 1625 i Savi del Maggior Consiglio danno l’incarico ai Provveditori in Zecca di riferire se convenga coniare monete grosse di bassa lega ovvero le Lirazze di cui vi è grande necessità per la loro spendibilità per il (povero) mercato quotidiano.

I Provveditori in data 23 agosto rispondono in maniera molto esauriente dicendo che il Banco Giro aveva compiuto in maniera egregia la propria funzione riducendo moltissimo l’uso del numerario, per il semplice motivo che i pagamenti importanti venivano tutti effettuati in valuta di Banco, ovvero con semplici giri di “partite”.

Dunque la fabbricazione delle Lirazze venne approvata dal momento che questo tipo di moneta sicuramente per lo scarso valore intrinseco non sarebbe mai uscita dalla Repubblica con grosso vantaggio sia per i Dazi e in pricipal modo per il commercio interno.

Per coprire questa necessità i Provveditori valutarono la necessità di 400.000 Ducati con un’ulteriore incremento di altri 200.000 Ducati di moneta a bassa lega, proponendo di impiegare il metallo esistente nelle Casse.

La proposta dei Provveditori venne accolta dal Senato il 26 agosto dello 1625 deliberando la coniazione dei Lironi da 20 Soldi del tipo solito per la somma di 200.000 Ducati oltre alle monete che entreranno alla Zecca poi tramite il Banco Giro.

 

 

R.M.BORDIN 1492 - LIRONE DA 10 GAZZETTE  (3° TIPO)
R.M.BORDIN 1492 - LIRONE DA 10 GAZZETTE (3° TIPO)

 

 

Il Senato contava molto su questa manovra dal momento che riteneva giusto il calcolo fatto dai Provveditori senza portare alcuna perdita.

Le nuove monete avranno il peso delle vecchie ma il titolo sarà inferiore ovvero di 550 carati per marca invece dei 560 carati per marca che avevano quelle coniate dall’anno 1571 in poi.

 

 

 

 

Il 17 aprile 1627 i Lironi coniati risultavano per una somma di 292.884 Ducati

Il Senato ordinò che venisse continuata la coniazione per altri 90.000 Ducati, appunto per la comodità degli scambi commerciali interni.

Anche il 15 aprile 1628 si ordinò con Decreto che venissero fabbricate questo tipo di monete per una somma di 20.000 Ducati.

Sotto il Principato di Giovanni 1° Corner nella Zecca la fabbricazione delle monete piccole era molto attiva.

Oltre al grande quantitativo di Quattrini e Sesini che si trovavano nei depositi della Zecca, vennero ad aggiungersi quelli portati da Creta per una somma pari a 50.000 Ducati.

Il rame tolto dai vari tetti dei palazzi della città e quello acquistato dai mercanti veniva unito a molto argento, da formare la lega prescritta di 54 carati per marca per fare Soldoni per Venezia e Grossetti, Gazzette e Soldi per Candia.

Non si trova il Decreto che richiama questo tipo di monete.

Si conosce solamente l’ordine in data 8 luglio 1625 fatto al Provveditore Generale Francesco Morosini che parla di questo tipo di monete insieme agli altri Denari, cosi' dice: ...ventimila Ducati in tante Gazzete, Soldi e Grossetti da esser stampati della pasta di Sesini con stampa particolare per il Regno e conforme al campion portato nel Collegio nostro, cioè con lettere greche, l’una che dica il valore di Tornesi sessanta, l’altra di trenta et la terza de quindici... .

Delle stesse monete ne furono poi ordinate per 15.000 Ducati il 14 novembre 1626 per essere spedite immediatamente in Candia.

La lega di queste nuove monete viene indicata nell’ordine riferito e si trova ripetuta in tutti i progetti di fabbricazione., per quanto riguarda il peso doveva essere sensibilmente minore di quello dei Soldoni per Venezia.

La motivazione è che mentre le monete con l’ordine dell’anno 1620 dovevano pesare grani veneti 39,1/5, quelle per Candia avevano il peso di grani 36,1/6.

Esistono rarissime Gazzette o doppi Soldi col numero 24 all’esergo e anche qualche raro pezzo da quattro Soldi con il numero 48 all’esergo, monete queste molto ricercate e che sicuramente sono delle prove della monetazione proposta ma non approvata dal Senato, dal momento che tutti i nuovi tipi di monete proposte sempre dal Senato dovevano essere accompagnate da un piccolo quantitativo di relative prove poi immesse non si sa in che modo sul mercato.

L’11 aprile 1626 vista la penuria in Dalmazia e Albania di moneta piccola il Senato crede necessario coniarne un grosso quantitativo.

I Provveditori propongono di far coniare Soldoni e Bezzi di puro rame, il cui peso deve corrispondere esattamente al valore deciso, di modo che, non vi sia margine di guadagno per i falsificatori, avendo dette monete le impronte riguardanti le località a cui sono destinate.

Il calcolo risultante è che tagliando da una marca di 48 Soldi o 96 Bezzi questi peseranno rispettivamente 24 e 12 carati, e dalla fabbricazione si potrà ricavare un utile del   3,66% .

In seguito alla risposta dei Provveditori il Senato con Decreto del 9 maggio ordina la stampa di 8.000 Ducati di Soldi e di Bezzi di puro rame per la Dalmazia e l’Albania del peso e della forma e del taglio gia proposti.

A questo vengono aggiunti altri 2000 Ducati della stessa qualità ma con le impronte speciali per Corfù, Cefalonia e Zante, con l’ordine preciso che queste monete dovranno essere spedite immediatamente ai luoghi assegnati senza essere spese altrove.

 

 

 

 

FONTI E BIBLIOGRAFIA

 

 

 

Archivio di Stato di Venezia

 

-Avogaria di Comun, 89-Libro d’Oro matrimoni, II.c.65 v.

-Elezioni del Maggior Consiglio -Registro 7,cc.-25v-26r-121v-122r-182v-183r-Registro 8,cc.-3v-4r-6v-7r-145v-146r-Registro 11, c. -113v- Registri 12, cc.-66v-67r-Registri: 14,c-66v.

-Elezioni del Pregadi -Registro 6,cc.-34v-38r-85r- Registro 7, cc.-88r,107v.-Registro 8, cc. -2v-3v-27v-84v-85v- Registro 9, cc.-ir, 2v-3v-27v-28r-59v-82v-83r-91v-103v-107v-122v-139r-154r-   Registro10,cc.73r-82v-85v-103v-154v- Registro 11, cc.-59v-60r-82v-86v-103v-113v-154v-.

-Elezioni di Senatori, di membri della Quarantia e di consilieri dei Dieci.-Registro 1,cc.-12r-13v-15r-16r-17r-22r-27v-28v-38-40r.

-Consiglio dei Dieci ,Miscellanea ,Codici Registro 60.

-Consiglio dei Dieci, Lettere ai Rettori, Buste 26-85-86.

-Savi alle Decime,condizioni di Decima, Busta 157.

-Origine della Repubblica veneta...con quello è successo giornalmente nei Quarantuno.

-Senato Zecca Filza 27-28-29.

-Provveditori in Zecca , N°31 Parti Senato N° 347.- 389 - N°33,N°394.

-Provveditori in Zecca , N°1258 Scritture e Risposte 11. cart.94,95.-N° 1258, 11,cart.141-11,cart.167-11,cart.115-

 

Civico Museo Correr  

 

-Cod Cicogna 3274, Raccolta di memorie storiche ed anecdote per formar la storia dell’Eccelso Consiglio di Dieci.(compresa, la Regolatione dell’anno 1628).

 

 Archivio di Stato di Brescia

 

-Senato, Lettere a Bressa e Bressan, Filza 2.

-Consultori in Iure, Filza 54,c.54.

Biblioteca Queriniana di Brescia

I testamenti di Giovanni 1° Corner del 20 aprile 1623.

-O.Orsatti, Complimento di parole...al Serenissimo Principe Giovanni Cornaro, Padova 1625.