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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

 

MARC'ANTONIO MEMMO

DOGE 91° (1612-1615)

 di  rolando mirko bordin 


Marc’antonio Memmo,  figlio di Giovanni e Bianca Sanudo,



 

 

ZECCA

 

 

 

 

Gli ordinamenti monetari in questo breve periodo non furono mutati .

Nei decreti del Senato rispettivamente del 11 giugno1613, 21 giugno 1614 e 29 giugno 1615 veniva convalidata la proroga della parte del 9 giugno 1612, che continuava a prescrivere il cambio dell’oro con oro e argento con argento delle monete scarse e stronzate che venivano portate alla Zecca con le stesse norme vigenti allora stabilite.

Il decreto del 22 aprile 1614 proibiva l’introduzione dei Reali e dei Talleri vietando di spenderli o tenerli in possesso.

Il 27 dicembre 1614 veniva rinnovata la proibizione di tutte le monete forestiere fatta eccezione per gli Scudi di Genova, Milano e Firenze, mentre nello stesso giorno si confermava con proclama il prezzo dello Zecchino a Lire dieci e dell’Ongaro a Lire nove Soldi quattordici.

Questo prezzo doveva essere tassativamente conteggiato anche nelle isole del Levante dai rispettivi Rettori e Capi da Mar.

Tornando nel mese di novembre dell’anno 1614 venne proibita ai Cassieri degli Uffici pubblici di ricevere Gazzette, Grossetti e da otto nei pagamenti, dovendo le stesse monete rimanere in circolazione con ordine di esecuzione ai Rettori di Terraferma.

Il 23 dicembre 1614 venne mantenuta la legge del 6 agosto 1610 relativa ai commercianti che introducevano Reali e Talleri nel Dominio della Repubblica di Venezia per l’esportazione delle merci obbligandoli al rilascio immediato al Banco dei Cambi il 25% del peso dei Reali per essere convertito (il Reale) in moneta veneziana ed essere pagato in ragione di Ducati otto e Soldi diciannove la moneta ridotta al fino, depositando il restante 75% fino al momento che si presentasse l’occasione di estrazione per il commercio levantino, che sarà concesso senza ulteriore spesa.

Questa disposizione venne estesa anche per i Talleri con un altro decreto che porta la data del 24 gennaio 1615.

L’operosità della Zecca in questo periodo fu concentrato per la fabbricazione degli Zecchini, anche se furono coniati in quantità inferiore rispetto agli anni precedenti.

Oltre agli Zecchini coniati con l’oro proveniente dai privati troviamo che il Senato ordinò il 15 novembre 1612 di convertire in zecchini 100.000 Ducati di monete d’oro tagliate provenienti dal cambio, per poi anche nel 17 marzo 1614 riconvertire nella stessa maniera altri 50.000 Ducati.

Lo Stato teneva gli Zecchini nelle sue riserve per eventuali bisogni e in speciale modo per il pagamento delle truppe assoldate.

A testimonianza di ciò il 3 ottobre 1613 vengono estratti dal Deposito Grande della Zecca 20.000 Zecchini, e il 3 dicembre dello stesso anno altri 10.000 Zecchini, per le milizie che la Repubblica pagava in servizio del Duca di Mantova per aiutarlo nella guerra contro il Duca di Savoia che aveva occupato il Monferrato.

Per l’argento l’attività della Zecca era molto limitata e si adoperava solamente per i mercanti che erano costretti a rilasciare il metallo quando introducevano i Reali e i Talleri da esportare nel Levante.

Il decreto del 23 dicembre 1614 è uno dei pochi rimasti  in cui si parla dello Zecchino d’argento.

Esso dice che i Provveditori in Zecca in richiesta loro rivolta dai Savi intorno alla convenienza di ridurre il peso di tali monete per ricondurre la proporzione dell’oro all’argento nella misura di uno a dodici.

I Savi convengono nel continuare a coniare Zecchini, mezzi, quarti e ottavi in argento ma senza mettere conto di dovere alterare il loro peso trattandosi di uno scarto di irrilevante importanza.

Nella scrittura del 23 marzo 1614 ritornano sullo stesso argomento aggiungendo che il coniare in Zecca degli altri tipi di moneta fina solamente lo Zecchino d’argento e le sue frazioni, sempre corrispondendo nel peso e nella bontà a Lire dieci di moneta fina, porterebbe la conseguenza di “...fermar la portione dell’oro con l’argento perpetuo, cosa molto necessaria, osservata da Genovesi nelli loro Scudi d’oro e d’argento, li quali intendono molto questi negotii...”.

I Provveditori inoltre in questa scrittura trattano un argomento molto importante riguardante la politica finanziaria veneziana dicendo che i Reali di Spagna e i Talleri tedeschi avevano preso nei mercati orientali fin dalla loro comparsa il posto delle altre monete fine di conio veneziano.

Quindi per la Repubblica questo era un costante pensiero che portò al tentativo di opporsi con tutte le forze a questa invasione cercando di trovare il giusto modo per fare riguadagnare il terreno perso della moneta veneziana.

Il Procuratore Foscarini aveva progettato e fatto preparare le prove di due nuove monete, una di peso uguale al Reale e l’altra con quello del Tallero.

Il Conte Papadopoli parla dell’esistenza di tale moneta proveniente dalla collezione del Principe Montenuovo, descrivendone il peso corrispondente a grani veneti 557 ovvero grammi 28,82, peso questo molto vicino a quello del Reale da otto di Spagna, avente l’aspetto molto diverso da quello tradizionale della moneta veneziana, sicuramente per la necessità di poter essere commerciata assieme ai Reali di Spagna, il Conte Papadopoli infine afferma che questa moneta senza alcuna ombra di dubbio era la prova della nuova moneta suggerita dai Provveditori.

Il Senato con decreto del 24 marzo 1615 ordina che il metallo d’argento lasciato in Zecca dai mercanti che mandano Reali e Talleri in Levante per una somma pari a 40.000 Ducati, fossero velocemente coniati per metà quantitativo in Grossetti e Gazzette, aventi queste lega bassa, e per l’altra metà in moneta fina.

Con due decreti, il primo del 7 marzo 1614, e il secondo del 24 gennaio 1615, fu ordinata la distribuzione nei pagamenti in ragione del 20% dei Soldini esistenti nelle Casse del Provveditore sopra gli Ori ed Arzenti nella quantità rispettiva di 38.000 e 60.000 Ducati, prescrivendosi anche con l’ultimo decreto  di mandarne quantitativi corposi, parte ai Provveditori dell’Arsenale e parte in Terraferma compresa Palmanova.

Queste monete non godevano sicuramente di buona reputazione dal momento che lo Stato si rifiutava di riceverle per il pagamento dei Dazi temendo che gli stessi appaltatori traessero enormi guadagni versando quantità di queste monete di bassa lega in quantità superiore a quella consentita.

Inverosimilmente al contrario, dalle lettere inviate a Venezia dal Provveditore Generale in Candia le monete nuove da due Soldini e mezzo e da un Soldino erano ritenute utili e comode al pubblico servizio, quindi il Senato ordinava il 10 novembre 1612 la fabbricazione per altri 10.000 Ducati.

Ancora successivamente il 9 agosto 1614 furono ordinate queste monete per una somma di 6000 Ducati, nel 31 ottobre 1614 per 10.000 Ducati, ed infine nel 19 maggio 1615 per 10.000 Ducati.

Il 16 luglio 1615 a causa dell’aumento del prezzo del rame quantificato nell’ordine del 20%, il Senato ordinò ai Provveditori della Zecca di fabbricare altri 10.000 Ducati di Soldini e monete da due Soldi e mezzo della solita forma e grandezza, ma di peso minore, in maniera che, rispondano a Soldi 27 per marca invece di 26 Soldi come nelle prime emissioni.

Non venne fatto nulla per provvedere alle monete di basso valore per uso interno della Dominante e per tutta la Terraferma

 

 

 

 

FONTI E BIBLIOGRAFIA

 

 

 

 

VENEZIA ARCHIVIO DI STATO

 

-Capitolar Masserorum

-Historie Venetiane

-Libro d’Oro Schedario nascite sub voce Marcantonio Memmo.

 

MUSEO CIVICO CORRER

Archivio di Stato di Brescia

Biblioteca Queriniana di Brescia

 

ZECCA

 

Archivio di Stato Provveditori in Zecca , N°33 (Parti in Senato) N°. 113-120-156-184-198. Carteggi: 81-86-88-89-90-92-99-100.

Provveditori in Zecca N°.51 Registro Terminazioni.

Parti di Senato N°.147

Senato Zecca , Filza 14-15

Provveditori in Zecca N°.1258 (Scritture e Risposte) Carteggio, 144- N°1258, Carteggi, 122-127.

Provveditori in Zecca ,(Parti di Senato) N°.112-114-146-153-155-159-167-185-190-199-,compreso Documento CCLXXXII.

Senato Terra, Registro N°.84 Carteggio 84t.165,166.

Rivista Italiana di Numismatica ,Milano anno VIII 1896, pagg.68-70.