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AGGIORNATO IL 24 MARZO 2016

TESTO

ZECCA

CATALOGAZIONE MONETE

MASSARI ALL'ARGENTO

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NICOLO' CONTARINI

DOGE 97° (1630-1631)

 

 

 

 

 

di Rolando Mirko Bordin 

 

 

Nicolo’ Contarini, nacque a Venezia il 26 settembre 1553,  appartenente al  ramo della grande casata Patrizia che aveva sede a S.Maria Nova, in Calle della Testa.

 

La sua famiglia non aveva molte risorse economiche dal momento che suo padre, Zan Gabriel mori’ in giovane eta’ nel 1572, non avendo questi avuto nella sua carriera cariche di particolare rilievo.

La madre di Nicolo’ Contarini, era Giovanna Morosini figlia di Andrea del ramo Patrizio di S.Boldo

Si legge nel “Diario di un politico Veneziano anonimo”, che Nicolo’ Contarini  compi’ i suoi primi studi con molta probabilita’ assieme a Paolo Sarpi e al cugino Andrea Morosini, ovvero con due futuri protagonisti della vita politica, culturale di Venezia.

Nella città’ di Padova  rimarra’ per lungo tempo approfittando del fatto che il suo debutto nella amministrazione Veneziana lo portera’ alla carica di Camerlengo del Reggimento alla giovane eta’ di anni Venti.

A Padova diventera’ inoltre nel 1573, membro culturale dell’allora istituita Accademia degli Animosi.

Nell’anno 1576 Nicolo' Contarini aveva tutte le facolta’ per pubblicare a Venezia il frutto dei suoi studi giovanili,  con il libretto De perfectione rerum, ristampato a Lione nel 1587.

In questa opera di piccole proporzioni Nicolo’ Contarini  ostentera’ piu’ tardi un forte distacco cercando di portare una plausibile giustificazione verso l’amico Paolo Sarpi,  sostenendo che con l’evolversi dei tempi la sua pubblicazione non camminava pari passo ad un periodo pieno di crescenti difficolta’ e alla profonda trasformazione della Repubblica di Venezia.

Venezia apparentemente rigogliosa di uno sfrenato e sempre piu’ accattivante    commercio, sembrava rimarginare le ferite provocate dal breve periodo del Cinquecento con la guerra di Cipro avendo subito la perdita dell’Isola insieme al pesantissimo onere finanziario che aveva dovuto sostenere.

 

Devo a questo punto precisare che in realtà,  a parte il fatto che la neutralità che da sempre Venezia sosteneva politicamente non significava sicurezza , ne fuori dal Dominio ne Oltremare, e che per cercare di garantirla era necessario un dispendio finanziario onerosissimo per le spese militari, quindi la guerra di Cipro aveva comportato per la Repubblica della Serenissima un prezzo politico che si presentava irrecuperabile, tanto é vero che per reggere allo sforzo militare Venezia era stata costretta suo malgrado a cedimenti compromissori nei confronti  dei Patrizi piu’ “inquieti” sulla Terraferma, all’interno quindi del Dominio stesso sia città che feudo.

Problema questo, delicatissimo che poteva da un momento all’altro stravolgere l’equilibrio politico portando alla crisi  la stessa autorià dello Stato, accompagnato dalla Aristocrazia Veneziana.

Sebbene da un lato l’Aristocrazia non sembrasse comprendere piu’ il senso della propria funzione, ovvero lo scadimento dell’attivita’ amministrativa allegata al complesso congegno costituzionale, nell’altro verso, essa stava rinunciando ad un supporto economico importantissimo che era l’attività Mercantile, o ancor piu’ l’integrazione della sua attività politica.

Bisogna affermare che tutto questo pericolo portò ad un evento, forse il piu’ importante nella politica Veneziana sul finire del Cinquecento, e sara’ appunto la correzione del Consiglio dei Dieci del 1582 la quale,  oltre ad abolire la Zonta, restituirà lo stesso Consiglio al suo ruolo passato di organo supremo della Giustizia Penale, togliendo alla vecchia Aristocrazia quei poteri che gli avevano permesso di dominare  sino dalla fine del Quattrocento ogni branca della politica Veneziana.

Si pensa che sia stata la giovane Aristocrazia a causare questa importantissima svolta all’interno dello Stato, ma non si può sapere con certezza se Nicolo’ Contarini allora ai suoi debutti, abbia  portato favore o contro la correzione essendo lui molto attento ai problemi dello Stato e della sua autorità.

Successivamente, Nicolo’ Contarini  è eletto nell’ Avogaria di Comun, Magistratura Giudiziaria con competenza su tutto il Dominio, ma in particolare modo gli viene affidata la salvaguardia della legalità repubblicana.

In precedenza era stato Savio agli Ordini, poi Officiale alle Rason Nove, in seguito era uno dei Dieci Savi alle decime di Rialto.

La prima elezione ad Avogadore al Comun gli era giunta nel maggio 1591 e la seconda alla fine di febbraio 1595.

 

E’ mia consuetudine per non dilungarmi troppo dare un elenco in ordine cronologico delle  Cariche affidate a Nicolo'  Contarini dalla Repubblica :

 

Anno 1593; entra nei Dieci Savi sopra le Acque del Chiampo.

Anno 1598;  è tra i sei Nobili aggiunti ai Savi ed Esecutori alle Acque.

Anno 1599; nel mese di marzo entra a fare parte della commissione Sopra le Decisioni del     Senato per la controversia fra la Repubblica e lo Stato Pontificio per il corso del fiume Pò

Anno 1600; dopo essere tornato ad interessarsi del Chiampo, assumeva l’incarico onerosissimo  di sovraintendere al riattamento dei Lidi, causa la furiosa mareggiata che aveva sconvolto la Laguna Veneta.

Anno 1596; assume la Luogotenenza del Friuli, poi negli anni successivi ritorna come Provveditore alla Sanità, col preciso compito di impedire che la Peste, manifestatasi in Carinzia, si infiltrasse nello Stato Veneto.

Anno 1599; fa parte della Commissione speciale per il riordino della Legislazione dello stesso Consiglio dei Dieci.

Anni 1599 e 1600; entra nelle Commissioni  sulle Biave, sul Sale e sul Debito pubblico.

Anno 1601; anno questo molto importante infatti è nell’Ufficio più alto, quello di Savio del Consiglio.

L’interesse preminente di Nicolo' Contarini era sempre volto al problema della sovranità dello Stato, questo insidiato “come già accennato prima” continuamente dalla debolezza dell’apparato Governativo e dalla rissosità della Classe Dirigente che si manifestava con sovenza  in alcune parti del Dominio con conseguenti pretese esposte da parte della Sede Apostolica, nonchè la difficoltà che lo Stato aveva nell’applicare le proprie Leggi  a persone e Istituti Ecclesiastici i quali godevano l’appoggio di una buona parte del Patriziato piu’ ricco e potente.

Nell’anno 1602 Nicolò Contarini era stato eletto Sopraintendente alle Decime del Clero con l’amico Antonio Querini,  sicuramente lo Stato diede questo incarico sapendo che sarebbero stati gli unici in grado di assolvere un compito cosi spinoso.

Nicolo’Contarini ricorda nelle sue Historie Venetiane, lo sdegno allora provato nel constatare che l’aggravio fiscale cadeva sulle spalle dei Preti, mentre ne erano esenti  i Cardinali, possessori di enormi ricchezze.

Quando, tra il finire dell’anno 1605 e verso il mese di aprile del 1606, la Sede Apostolica aveva ingiunto alla Repubblica di revocare delle leggi e dei provvedimenti giudiziari da essa emanati perche’ lesivi della liberta’ ecclesiastica, minacciando, in caso contrario, di lanciare la Scomunica contro il Senato e tutto il territorio dello Stato Veneto.

La funzione dei Patrizi legati a Nicolo’ Contarini non era stata solo quella di sostenere la resistenza ad oltranza, ma in particolare modo di sostenere con tutti i poteri la vicenda, che poteva ridursi ad una qualsiasi questione giurisdizionale, al rango di una contesa Spirituale di risonanza Europea, in cui era in gioco la Chiesa.

Nicolo’ Contarini  era stato eletto Savio del Consiglio con Carica di durata semestrale per tre anni consecutivi e precisamente: il giorno 24 settembre 1605, il 31 marzo 1606, e il 31 marzo 1607.

Le trattative di accordo condotte verso il mese di aprile del 1607 con la mediazione del Re di Francia, vedevano Nicolo’ Contarini sempre persona preminente alla  vita politica; in tale occasione egli propose che per la revoca del “Protesto”, emanato dalla Repubblica un anno prima contro la Sede Apostolica, si addottasse una particolare formula di dichiarazione nella quale era messo in chiaro che la Repubblica trattava esclusivamente in maniera di assoluta parita’ Con la S.Sede.

Devo dire che la questione dell’interdetto aveva rappresentato per la Repubblica, e in particolare per coloro che avevano guidato l’azione, una grande vittoria morale.

Non si poteva dire che, almeno alla lunga fosse stato un successo politico.

La controversia con la S.Sede aveva prodotto una frattura difficilmente  colmabile nell’ambito della classe dirigente Veneziana.

Una  frattura molto piu’ forte si era creata tra la Città’ di Venezia dominante e la Terraferma, che si era vista imporre con grande autorita’ una politica proprio nel campo in cui é più difficile sopportare e capire il tema spirituale: percio’ chi, come molti Patrizi della Terraferma, mordevano il freno contro il Dominio Veneziano, avendo (i Patrizi) al tempo stesso l’occasione per aizzare i sudditi per continuare a contestare l’Autorità dello Stato.

 

In parole povere i compiti che si presenteranno ai Governanti Veneziani nel periodo successivo alla conclusione dell’interdetto saranno dunque dei più ardui.

Secondo Nicolo' Contarini bisognava che gli uomini che condividevano le decisioni orientative della Repubblica, dovessero riuscire ad impedire in modo forzoso verso i loro antagonisti di mutare il corso della politica, reinstaurando atteggiamenti di compromesso o in peggior modo di sottomissione nei riguardi della Sede Apostolica, assieme alla Spagna e gli Asburgo d’Austria, che anziche’ cercare l’avvicinamento con i Principi degli Stati, come il Duca di Savoia, il Re di Francia tra i cattolici, il Re d’Inghilterra  e infine le Provincie Unite d’Olanda tra i protestanti,    potevano essere d’aiuto nello sforzo di tutelare la propria indipendenza verso i primi due, miranti questi  a volere imporre a tutti i costi il loro predominio assoluto sull’Italia.

Tra l’anno 1607 e il 1609 le varie cronache parlavano spesso di Nicolo’ Contarini dicendo che era scapolo e di vita e costumi integerrimi, visto come il futuro Patriarca di Venezia, da eleggere in luogo dell’attuale.

Prospettiva questa che spaventava moltissimo le autorita’ ecclesiastiche, per le quali essa poteva significare una Chiesa veneziana con pretese di autonomia, cosa che poi svani’ nel nulla  e che lo stesso Nicolo' Contarini, scriverà nelle sue Historie Venetiane di non avere nutrito in alcun modo ambizioni alle “Cariche Ecclesiastiche”.

Negli anni 1608, 1609 e 1610 i suoi avversari riuscirono a tenere fuori dal Collegio il N.Contarini.

Quando egli rientrò, si fece autore di una iniziativa destinata a mettere scompiglio fra i benpensanti quasi quanto la prospettiva  di una sua elezione al Patriarcato, ovvero quella di accogliere a Venezia i Commercianti Olandesi e Inglesi riconoscendo loro pieni diritti di commercio all’interno del Dominio della Repubblica .

Tutto questo si dimostrò un terribile sbaglio al dire delle Cronache del tempo anche se dobbiamo affermare che la decisione fu soffocata nell’ombra del Patriziato potente rivale all’interno  dello stesso Stato.

Si nota che la decisione di Nicolò Contarini non era quella di portare una Riforma protestante nello Stato Veneziano mirata alla Chiesa, ma piuttosto è attendibile una lungimirante idea Politico-Commerciale verso alcune Nazioni straniere, queste molto redditizie per la Repubblica .

A testimonianza troviamo che Nicolò Contarini guardava con particolare interesse l’andamento Militare, preferendo di gran lunga i Soldati Olandesi, e d’Oltremare, come Albanesi e Dalmati.

Ne sarà prova la guerra che la Repubblica di Venezia, combatterà contro gli Arciduchi  d’Austria, onde portare soluzione al problema della pirateria Uscocca (1),     alimentata al dire dei Veneziani dagli stessi Arciduchi Austriaci, dall’Impero e dalla Spagna, guerra questa mirata a logorare la navigazione e il potere Veneto nel Mare Adriatico.

Questa guerra iniziata verso l’autunno del 1615 e conclusa nel settembre dell’anno 1617, era considerata come la guerra personale voluta con fervore da Nicolo'  Contarini .

Nel quadro della politica Estera  antispagnola e antipontificia promossa dal Nicolo' Contarini e dai suoi amici sotenitori, per contrapporre alle estenuanti, dispendiose tergiversazioni diplomatiche, si optava per un’azione militare sicuramente questa molto più efficace sul piano politico e sicuramente più stimolante su quello morale.

Guerra questa combattuta dal Nicolo' Contarini, perchè all’inizio dell’anno 1617 egli veniva inviato al fronte come Provveditore in campo, nella speranza di porre termine alla guerra che si trascinava da molti mesi, portando cosi’la vittoria definitiva.

Era stata in realtà una delle delusioni più forti; la controprova di quella crisi profonda che la Repubblica attraversava.

In seno al Patriziato vi era una corruzione con un’indifferenza sconcertante a cui toccavano loro i compiti Logistici e Politico-Militari.

Dopo la cessazione delle ostilità, la diplomazia Veneta riusci’a calmare le acque nel convegno svoltosi a Fiume e a Veglia verso l’estate dell’anno 1618 a cui partecipò anche N.Contarini, eletto in un secondo tempo in sostituzione di uno dei due Commissari Veneziani ovvero Antonio Priuli che era stato elevato al Dogato.

Questa non sarà l’ultima guerra che Nicolo' Contarini condurrà contro gli Arciducali, ne l’amarezza avuta allora sarà l’unica riserbatagli dall’esperienza militare.

Infatti nell’anno 1621 era ormai iniziata la guerra che sarà poi detta dei trent’anni - Nicolo' Contarini venne eletto Provveditore oltre il Mincio, col compito di sorvegliare il confine con lo Stato di Milano indubbiamente questa una frontiera molto “calda”, per la minaccia che gli Spagnoli continuavano ad alimentare con i continui incidenti.

Verso la seconda metà di dicembre Nicolo' Contarini rientrò a Venezia, e fino alla primavera dell’anno 1623 ebbe un periodo di tranquillità .

Nell’anno 1609 Nicolo' Contarini riceve con un’altro Patrizio, Cristoforo Zane, l’incarico di trattare con il Giurista Giovanni Finetti, era sicuramente questo il convincimento di Nicolo' Contarini che per il buon andamento della giustizia, cosi’ come, del resto di tutta l’amministrazione pubblica e della vita sociale, dovesse essere chiara, ordinata e facilmente maneggevole.

Purtroppo anche questa volta ,come in passato e in futuro, una riforma generale ed effettiva della legislazione Veneziana cadrà nel nulla .

Attuare questa riforma presupponeva un profondo mutamento della stessa concezione del diritto da parte della Classe dirigente Veneziana, mutamento questo volto ad un fattore prettamente politico e non di tecnica legislativa.

Potevano essere piu’ efficaci le parziali “correzioni” , di uno o l’altro Istituto, fatte mediante la “correzione della promissione Ducale”, ovvero alla morte del Doge nello spazio di tempo che intercorre alla nuova Elezione, oppure mediante apposite “correzioni” compiute da cinque Patrizi eletti, aventi la Carica per l’appunto di : Correttori.

Si legge che Nicolo' Contarini parteciperà  alla “correzione della promissione Ducale” dell’anno 1612 e dell’anno 1615 nel corso del quale si proporranno specifiche riforme alle leggi.

Nicolo' Contarini entrerà poi nelle   “correzioni” che si faranno tra gli anni 1618 - 1620  e  tra gli anni 1623-1624, entrambe queste importantissime, ma in particolare modo la seconda, che arrivava in un periodo di minacce belliche, e quando da ogni parte dello Stato Veneto  arrivavano continue notizie sulla situazione disperata dell’ordine pubblico, nonchè sulla inefficenza pressochè assoluta dei pubblici poteri, Carica questa svolta dalla “Avogaria di Comun” .

La carenza dell’Avogaria di Comun porterà al suo interno una radicale “correzione”, questa perchè accusata di essere gestita istituzionalmente male, avente il preciso compito di salvaguardare il  rispetto dei diritti da parte dei sudditi e delle Leggi.

All’interno del Patriziato Veneziano si stava già profilando una sorta di sommossa, di “poveri contro ricchi”, di Patrizi esclusi dal potere contro coloro che sembravano detenere l’esclusiva, la sommossa partirà dal Patrizio Ranier Zeno che era stato vicino a N.Contarini.

Dopo qualche anno si concluderà con la “correzione” del Consiglio dei Dieci da parte dello stesso Ranier Zeno, avendo al suo fianco uno dei protagonisti, ovvero N.Contarini, vicenda ultima questa della carriera di Magistrato.

 

A questo punto cercherò di descrivere questa intricata vicenda.

 

-Era intenzione di Ranier Zeno compiere l’opera della precedente “correzione”del 1582 mettendo in discussione anche il potere che il Maggior Consiglio esercitava nel campo giudiziario-penale, sia in virtù dell’uso di una procedura sommaria e al tempo stesso segreta che era sua prerogativa, ma di cui poteva concedere ad altri Magistrati l’autorizzazione a valersi, sia per il fatto che ad esso facevano capo, e ne dipendevano, alcune Magistrature satelliti, aventi competenza su ampi settori della vita sociale.

I Patrizi Veneziani potevano essere giudicati solamente dal Maggior Consiglio e dalle Magistrature sopracitate.

Da fonti molto attendibili leggiamo che il Maggior Consiglio essendo in mano ai Patrizi più ricchi, la sua era una Giustizia di parte, e la procedura che sosteneva era uno strumento di oppressione che doveva essere eliminato.

Si aggiungeva poi, che la forza maggiore del Consiglio stava nell’accordo di parte esistente tra i suoi membri e la grande burocrazia della Repubblica, questa vera depositaria dei segreti dello Stato e della sua Legislazione, e quindi beneficiaria pertanto, dell’attuale confusione Legislativa.

 

Nicolò Contarini era stato eletto  “Correttore” con il più alto numero dei voti, in quanto riscuoteva fiducia particolarmente dal Patriziato minore (visto gli atteggiamenti presi in precedenza contro il Maggior Consiglio, e di recente quando questo aveva condannato a morte ingiustamente Antonio Foscarini grande amico di Nicolo' Contarini).

In realtà, nel momento in cui  si aveva l’impressione che tutto lo Stato Veneziano si stesse sfaldando con la pressante minaccia di una guerra alle porte N.Contarini cercherà di salvare quanto restava dell’autorità dello Stato portando in Piazza discorsi aspri e polemici accattivandosi favorevolmente i pareri degli elettori, gli stessi che l’avevano elevato alla carica di “Correttore”.

 

il 18 gennaio 1630 Nicolò Contarini e' eletto Doge.

 

Era questa era un’elezione di compromesso, in fondo dovuta alla difficoltà di accordi per i candidati più attesi.

Probabilmente una elezione inaspettata da parte di Nicolo' Contarini, oltre che dagli altri candidati.

Ranier Zeno, lo sconfitto della “Correzione”del 1628, aveva avuto un ruolo determinante all’elezione del Doge.

Il Nunzio apostolico a Venezia era rimasto molto turbato dal successo di Nicolo' Contarini  essendo stato sempre considerato il Capo morale degli Antipapalini Veneziani, l’avversario irriducibile del ritorno a Venezia dei Gesuiti che ne erano stati cacciati nell’anno 1606.

L’unico conforto del Nunzio era quello che Nicolo' Contarini era ormai vecchio di settantasette anni .

Sicuramente erano rimasti sconcertati anche coloro che temevano che  Nicolo' Contarini approffittasse della congiuntura Internazionale e della sua Carica per gettare Venezia a capofitto nella guerra.

Se ne erano rallegrati per contro i Militari, e gli stranieri.

Una prova palpabile dell’ostilità di cui  Nicolo' Contarini era oggetto dei maggiori esponenti della politica Veneziana, era l’offerta dell’elezione Dogale.

Il Dogato di Nicolo' Contarini fu breve e tragico al tempo stesso, infatti la Repubblica della Serenissima entrerà nella guerra ma,  purtroppo basterà un breve periodo per mettere in fuga il suo Esercito con certi Patrizi suoi Capi alla testa.

Nicolo' Contarini si farà sentire immediatamente per reclamare una Giustizia esemplare.

La sconfitta più tremenda sarà comunque la Peste che completerà l’opera; una Peste tra le più gravi che avessero mai colpito Venezia e tutto il suo Stato.

 

Nicolò Contarini morì, per quanto scrive un cronista, più per mali morali che per mali fisici, vedendo a causa del contagio compromessa tutta la pubblica amministrazione.

Cominciò a sentirsi male il 18 gennaio dell’anno 1631, ma continuò a intervenire alle pubbliche funzioni ed a ricevere fino a tre giorni prima della sua morte, che avvenne alle ore 7 del 2 aprile senza febbre.

Venne sepolto privatamente a S.Maria Nova,  ma non vennero fatti i solenni funerali a causa della peste, egli non prese moglie e non lasciò discendenti.

 

 

 

 

zecca

 

 

 

 

I Registri della Zecca Rispecchiano i tempi perchè contengono solamente ordini di pagamento con elevate somme di denaro estratto dai D epositi della Zecca e del Bancoper fronteggiare le enormi spese causate dalla guerra e dall’invasione del Territorio con le consecutive spese mediche che comportava la Peste.

Si conosce una sola deliberazione del Senato relativa alla coniazione delle monete in questo periodo,ovvero il 13 Novembre 1630 in cui si delibera l’ordine di convertire i Bezzi e Soldoni dai Quattrini ritirati dalla circolazione arrivati dalla Candiain novanta cassette spedite dal Provveditore generale .

Sappiamo che fu coniato seppure in quantità limitata lo Zecchino d’argento assieme alle sue frazioni .

Non si riesce a trovare nei documenti di Zecca le monete coniate in oro con l’impronta dello Zecchino d’argento con le relative sue frazioni.

Tutto lascia pensare in modo certo che questi pezzi non sono capricci ad opera dei Patrizi ma piuttosto formano un inizio della serie dei multipli dello Zecchino.

La testimonianza  consiste nel fatto che sui multipli d’oro si trovano le sigle dei Massari nascoste dalle rosette già reimpresse sui conii provando cosi’ in modo  evidente che si usarono per l’oro i conii dello Zecchino  d’argento, e che probabilmente ci fù la decisione di non battere più gli stessi pezzi in argento.

 

L’ Osella di Nicolo’ Contarini allude alla peste ed al voto al Senato per la erezione della Chiesa della Salute, e la medaglia che di lui si conosce allude al puro voto, murata con la prima pietra della detta Chiesa  insieme agli altri dieci esemplari d’argento e uno d’oro.

Con lo stesso voto il Senato aveva decretato di mandare in dono alla Santa Casa di Loreto una lampada d’oro di 6000 ducati e di sollecitare la canonizzazione di Lorenzo Giustinian.

 

 

 

fonti e bibliografia

 

 

 Archivio di Stato di Venezia

 

Consiglio dei Dieci-Comuni, Filza 153-Scrittura del N.Contarini in data 31 agosto 1583; rr. 41,42,46-

Avogatori di Comun,lettere, registri 698/34-709/45-710/46  anche Archivio di Stato di Brescia.

 

-Archivio di Stato di Brescia

 

Luogotenenza della Patria del Friuli, Ducale 146bis-Consiglio dei Dieci Secreta,r.15,9 e 11 febbraio 1609 trascrizione A.di StatoVenezia.

-Historie Venetiane.

-Capitolare Massarorum.

-Capitolar delle Broche.

-Consiglio dei Dieci “Misti Registri.

-Maggior Consiglio in Deliberazioni, “Liber Ursa Registri”.

-G.Soranzo,Relazioni dei Rettori in Terraferma.

-Libro d’Oro, Schedario nascite, Sub voce Nicolò Contarini.

- Ioan.Baptista Somaschus,Venetiis 1576.

-Senato,Terra r.91, giorno 11 nov.1621.

-Consiglio dei Dieci ,Secreta 14 dic 1620-filza 38 data 6 feb.1529

-Noviss.Statutorum ac Venetarum legum-Venetiis1729,delle “parti” deliberate nelle “Correzioni”.

-Senatori che vanno di Pregadi, 1620 priv.rist.

-Historia Vinetiana, Venezia 1718.

-M.Barbaro, Arbori de’ Patritii veneti.

-Provveditor in Zecca ,Parti in Senato 13 novembre 1630.

-Senato Zecca , Filza 24.

-Paolo Sarpi tra Venezia e l’Europa, Torino 1978.

-De perfectione rerum , cfr.  A Tenenti. 

-De perfectione rerum” di N.Contarini, in Boll. dello Stato Veneziano -1959 pp.155-166Antonio ---Foscarini, “Un Patrizio Veneziano del 600”Firenze 1969.

-G.Benzoni, I “teologi” minori dell’interdetto,in Archivio Veneto, s.5, XCI  (1970).

-G.Benzoni, “Venezia nell’età della controriforma”, Milano 1973

-U.Tucci, Venezia nel Cinquecento -Roma 1974.