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AGGIORNATO IL 2 GENNAIO 2017

PASQUALE CICOGNA

DOGE 88° (1585-1595)

CRONACA STORICO POLITICA

ZECCA

di Rolando Mirko Bordin 

 

 

Pasquale Cicogna naque a Venezia il giorno 27 maggio 1509,  da Gabriele Cicogna e da Marina Manolesso, questa appartenente a una famiglia di antichissima nobilta'.

 

Nell'anno 1381, Pasquale Cicogna godendo della posizione della famiglia all'interno dell'agiato Patriziato (ricco), entra in carica nel Maggior Consiglio. 

 

Pasquale Cicogna ebbe quattro fratelli e due sorelle.

 

Francesco, Marco, Antonio, Giovanni. 

 

Francesco, morì ancora bambino.

Marco, percorse una brillante carriera navale distinguendosi nella battaglia di Lepanto.

Antonio  venne eletto dal Senato con la carica di Procuratore di S.Marco.

Giovanni, venne eletto dal Senato con la carica di Governatore di Galea nell’anno 1572.

 

La carriera di Pasquale Cicogna fu straordinaria all’interno dello Stato Veneziano, contribuendo con lo zio Girolamo ad inserire la sua famiglia nel novero delle famiglie dell’oligarchia senatoria.

Questo è dimostrato non solo dal fatto che ricoprì con regolarità quelle massime Cariche che venivano assegnate a un ristretto gruppo di persone ( il che potrebbe significare solamente una raggiunta posizione di riconoscimento come prestigio personale negli anni della maturità e della vecchiaia ), ma anche dal fatto che a partire dal settimo decennio del secolo Girolamo e Pasquale iniziarono a ricoprire le massime cariche della Repubblica di Venezia.

Della famiglia Cicogna membri sempre più numerosi vennero eletti ad importanti magistrature, anche se per le cariche senatorie si era verificato in misura di gran lunga minore nella prima metà del secolo.

La prima magistratura ricoperta da Pasquale Cicogna fu quella di Tesoriere della Patria del Friuli, (aprile 1534 al Luglio 1536), fu Castellano di Corfù dal Giugno 1539 al giugno 1541.

Delle numerose cariche assegnategli la prima ricoperta era nei possedimenti del Levante come Rettore.

Dal Marzo 1542 alMarzo 1544 fu Castellano a Lesina.

Dall’Ottobre 1544 all’Ottobre 1546 fu Provveditore di Rocca d’Anfo.

Nell’anno 1548 sposò Laura, figlia  di Marcantonio Morosini e di Cristina Tiepolo del ramo di S.Polo.

Dal Settembre 1549 al Settembre del 1550 fu provveditore Sopra i Banchi.

Dal Marzo 1550 al Luglio 1551 fu Giudice alla Curia di Petizion.

Dall’Ottobre 1553 al Febbraio 1555 fu Sopraconsole dei Mercanti.

Dal Giugno 1556 al Giugno1557 fu dei Dieci Savi sopra le Decime di Rialto.

Dal Gennaio 1558 fu Rettore di Retimo; riuscendo in quel periodo a respingere gli attacchi dei predoni rimanendo fino a Settembre dll’anno 1560.

Nell’Ottobre 1563 fu eletto Provveditore sopra i Beni inculti, che era la carica di elezione senatoria ed è proprio negli anni 1562-1563 che troviamo lo zio di pasquale Cicogna, Girolamo, eletto al Minor Consiglio (vi era stato eletto per la prima volta nell’anno 1560).

La corposa famiglia Cicogna quindi, inizia ad installarsi nei massimi uffici della Repubblica.

Anche alcuni figli di Girolamo ricoprono molte cariche, comprese quelle facenti parte all’elezione senatoria.

Pasquale Cicogna dal Giugno 1564 all’Ottobre del 1565 ricoprì l’importante ufficio di Podestà e Capitano della città di Treviso.

Nel Marzo 1566, fece parte del Collegio dei Dodici nobili sopra le acque del Chiampo.

Nel Febbraio 1567 fu eletto Provveditore sopra gli Atti dei Sopragastaldi e nel Luglio del 1567 è Censore, nello stesso anno inoltre, fece parte dei Quarantuno elettori per l’elezione del Doge Pietro Loredan.

Nell’anno 1567 fu eletto Duca di Candia dove dovette trascorrere parecchi anni.

Infatti i problemi da affrontare nell’isola di Candia erano molti e in particolare modo i rapporti con i Turchi non erano assolutamente  facili.

Dai dispacci inviati alla Repubblica da Pasquale Cicogna, si nota una continua tensione per i movimenti dell’armata Turca, quasi fosse un presagio a qualcosa di grave.

Altri problemi dell’amministrazione dell’isola che emergono da altri dispacci riguardavano La lotta contro lo spionaggio a favore dei Turchi.

Inoltre vi sono i problemi agricolo-economici legati alla scarsità del raccolto con la conseguente richiesta di grano ai Rettori di Cipro.

La crisi era in particolare modo legata alla cronica mancanza di denaro dalla quale non si potevano eseguire tutti gli ordini provenienti da Venezia, e sicuramente mancando il denaro non era possibile la repressione delle turbolenze interne.

Il problema dei banditi era molto spinoso ed è interessante notare che le istruzioni del Consiglio dei Dieci contenevano una vera e propria autorizzazione all’appalto privato della Giustizia.

Pasquale Cicogna si lamenta per l’appunto con il Consiglio accusandolo di non avere il denaro necessario per pagare le taglie promesse ai privati Mercenari, cui era stato affidato il compito di combattere i banditi.

Pasquale Cicogna Scaduto il biennio del Ducato rimase ancora nell’isola di Candia, prima come“Vice Capitano et Consigliere”, in un secondo tempo come Prefetto di Cidone, poi nel 1573, come Provveditore alla Canea.

Questi ultimi anni trascorsi in Candia per Pasquale Cicogna furono un’incubo.



Oltre all’assalto Turco a Suda, avvenne un gravissimo attacco da parte del pirata Ucciali a Reitmo dove vennero trucidati alcuni nobili.

Sicuramente l’avvenimento principale fu la guerra di Cipro.


Pasquale Cicogna si occupò intensamente all’approvvigionamento delle truppe, raccogliendo quanti più soldati gli fu possibile per mandarli in aiuto all’armata Veneta; ...la vittoria di Lepanto portò grande elogio e stima da parte della Repubblica Veneta con tutti gli onori che ne conseguivano a Pasquale Cicogna.


 

 

 

BATTAGLIA DI LEPANTO


 

Paolo Veronese  (1528–1588)

La battaglia di Lepanto

Galleria dell'Accademia

   

prima domenica di ottobre dell’anno 1571.questa e la rappresentazione della flotta della lega e quella turca pronte alla battaglia davanti a Lepanto.

 

 

 

 

 

GLI SCHIERAMENTI

FLOTTA DELLA LEGA

 

 

 

IL CENTRO DELLO SCHIERAMENTO CRISTIANO CATTOLICO SI COMPONEVA DI 28 GALEE E 2 GALEAZZE VENEZIANE, 16 GALEE SPAGNOLE E NAPOLETANE, 8 GALEE GENOVESI, 7 PONTIFICIE, 3 MALTESI, PER UN TOTALE DI 62 GALEE E 2 GALEAZZE. LO COMANDAVA DON GIOVANNI D'AUSTRIA COMANDANTE GENERALE DELL'IMPONENTE FLOTTA CRISTIANA: VENTIQUATTRENNE FIGLIO ILLEGITTIMO DEL DEFUNTO IMPERATORE CARLO V E FRATELLASTRO DEL REGNANTE FILIPPO II AVEVA GIÀ DATO OTTIMA PROVA DI SÈ NEL 1568 CONTRO I PIRATI BARBARESCHI. AFFIANCAVANO PER RAGIONI DI PRESTIGIO LA SUA GALEA REAL SPAGNOLA: LA CAPITANA DI SEBASTIANO VENIER, SETTANTACINQUENNE CAPITANO GENERALE VENEZIANO, LA CAPITANA DI SUA SANTITÀ DI MARCANTONIO COLONNA, TRENTASEIENNE AMMIRAGLIO PONTIFICIO, LA CAPITANA DI ETTORE SPINOLA, CAPITANO GENERALE GENOVESE, LA CAPITANA DI ANDREA PROVANA DI LEYNI, CAPITANO GENERALE PIEMONTESE, L'AMMIRAGLIA VITTORIA DEL PRIORE PIERO GIUSTINIANI, CAPITANO GENERALE DEI CAVALIERI DI MALTA.

IL CORNO SINISTRO SI COMPONEVA DI 40 GALEE E 2 GALEAZZE VENEZIANE, 10 GALEE SPAGNOLE E NAPOLETANE, 2 PONTIFICIE E 1 GENOVESE, PER UN TOTALE DI 53 GALEE E 2 GALEAZZE AL COMANDO DEL PROVVEDITORE GENERALE AGOSTINO BARBARIGO, AMMIRAGLIO VENEZIANO.

IL CORNO DESTRO ERA INVECE COMPOSTO DI 25 GALEE E 2 GALEAZZE VENEZIANE, 16 GALEE GENOVESI, 10 GALEE SPAGNOLE E SICILIANE E 2 PONTIFICIE, PER UN TOTALE DI 53 GALEE E 2 GALEAZZE, TENUTE DAL GENOVESE GIANANDREA DORIA.

LE SPALLE DELLO SCHIERAMENTO ERANO COPERTE DALLE 30 GALEE DI ALVARO DE BAZAN DI SANTA CRUZ: 13 SPAGNOLE E NAPOLETANE, 12 VENEZIANE, 3 PONTIFICIE, 2 GENOVESI. L'AVANGUARDIA, GUIDATA DA JUAN DE CARDONA SI COMPONEVA DI 8 GALEE: 4 SICILIANE E 4 VENEZIANE.

IN TOTALE LA FLOTTA CRISTIANA SI COMPONEVA DI 6 GALEAZZE, 206 GALEE, 30 NAVI DA CARICO, CIRCA 13000 MARINAI, CIRCA 44000 REMATORI, CIRCA 28000 SOLDATI CON 1815 CANNONI.

 

FLOTTA OTTOMANA

 

 

LA FLOTTA TURCA SCHIERATA A LEPANTO, REDUCE DALLA CAMPAGNA NAVALE CHE L'AVEVA IMPEGNATA DURANTE L'ESTATE, ERA VEROSIMILMENTE FORTE DI 170-180 GALERE E 20 O 30 GALEOTTE, CUI SI AGGIUNGEVA UN IMPRECISATO NUMERO DI FUSTE E BRIGANTINI CORSARI. LA FORZA COMBATTENTE, COMPRENSIVA DI GIANNIZZERI (IN NUMERO TRA 2.500 E 4.500), SIPAHI E MARINAI, AMMONTAVA A CIRCA 20-25.000 UOMINI. DI QUESTI, SICURAMENTE ARMATA D'ARCHIBUGIO ERA LA FANTERIA SCELTA DEI GIANNIZZERI, MENTRE LA GRAN PARTE DEGLI ALTRI COMBATTENTI ERA ARMATA DI ARCO E FRECCE. LA FLOTTA OTTOMANA, INOLTRE, ERA MUNITA DI MINORE ARTIGLIERIA RISPETTO A QUELLA CRISTIANA: CIRCA 180 PEZZI DI GROSSO E MEDIO CALIBRO E MENO DELLA METÀ DEGLI OLTRE 2.700 PEZZI DI PICCOLO CALIBRO IMBARCATI DAL NEMICO.
"I TURCHI SCHIERAVANO L'AMMIRAGLIO MEHMET SHORAQ (DETTO SCIROCCO) ALL'ALA DESTRA CON 55 GALEE, IL COMANDANTE SUPREMO MEHMET ALÌ PASCIÀ (DETTO IL SULTANO) AL CENTRO CON 90 GALEE CONDUCEVA LA FLOTTA A BORDO DELLA SUA AMMIRAGLIA SULTANA, SU CUI SVENTOLAVA IL VESSILLO VERDE SUL QUALE ERA STATO SCRITTO 28.900 VOLTE A CARATTERI D'ORO IL NOME DI ALLAH. INFINE L'AMMIRAGLIO, CONSIDERATO IL MIGLIORE COMANDANTE OTTOMANO, ULUČ ALÌ (GIOVANNI DIONIGI GALENI), UN APOSTATA DI ORIGINI CALABRESI CONVERTITO ALL'ISLAM (DETTO OCCHIALÌ), PRESIEDEVA ALL'ALA SINISTRA CON 90 GALEE; NELLE RETROVIE SCHIERAVANO 10 GALEE E 60 NAVI MINORI COMANDATE DA AMURAT (MURAD) DRAGUT (FIGLIO DELL'OMONIMO DRAGUT VICERÉ DI ALGERI E SIGNORE DI TRIPOLI CHE ERA STATO UNO DEI PIÙ TRISTEMENTE NOTI PIRATI BARBARESCHI)"


 

GALEAZZA

 

LA GALEAZZA,  NAVE DA GUERRA PER ECCELLENZA VENEZIANA,  ERA RINFORZATA SUI FIANCHI CON PIASTRE DI FERRO ACCIAIATO, ERA STATA PROGETTATA ED ESEGUITA COME UNA NAVE PESANTE, MOLTO LARGA E ALTA. CIÒ GLI PERMISE DI MONTARE UN GRAN NUMERO DI CANNONI, CIRCA 36 SOLO NEL PONTE DI COPERTA, E ALTRI MINORI PIAZZATI A PRUA E SUI FIANCHI. LA PESANTEZZA DELLA NAVE NON DANNEGGIAVA LA SUA MOBILITÀ, LA QUALE PRIMEGGIAVA PER MANOVRABILITÀ CON UNA QUALSIASI GALEA DEL TEMPO.

OLTRE AI CANNONI, L'ARMA PRINCIPALE DELLA NAVE ERA COSTITUITA DALLA SUA FORZA DIFENSIVA.

GRAZIE ALLA  NOTEVOLE ALTEZZA DEL PONTE DI CAMMINAMENTO, LA GALEAZZA ERA PRATICAMENTE  INABBORDABILE.

I CANNONI ORIENTABILI  DALL'ALTO VERSO IL BASSO SITUATI A POPPA E A PRUA,  SIA FRONTALMENTE CHE LATERALMENTE AVEVANO UNA POTENZA DISTRUTTIVA FORTE NELLA DISTANZA RAVVICINATA.

 QUESTO ARMAMENTO  FU, NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO, UN ELEMENTO FONDAMENTALE PER LA VITTORIA CRISTIANA.

LA GALEAZZA, FU  IL TENTANTIVO DI MANTENERE IL DOMINIO DELLA NAVI A REMI SU QUELLE A VELA PUR DISPONENDO ANCHE DI QUESTE NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO.

FURONO SCHIERATE SOLAMENTE 6 GALEAZZE, UN NUMERO ESIGUO RISPETTO ALLA QUANTITÀ DI NAVI ALLEATE E NEMICHE PRESENTI, MA CIÒ NON TOLSE LORO IL RUOLO DI PROTAGONISTE.

GRAZIE ALLA LORO CHIGLIA APPIATTITA, LE GALEAZZE AVEVANO UNA VELOCITA' DI SPOSTAMENTO TRE VOLTE PIU' RAPIDA DELLE ALTRE NAVI,  RISULTANDO MICIDIALI NELLO SCONTRO CON LE NAVI TURCHE.


LA BATTAGLIA DI LEPANTO È CONSIDERATA COME LA PIÙ GRANDE BATTAGLIA A REMI DEL XVI SECOLO.

DOPO IL 1571, LE NAVI DA GUERRA A REMI ANDARONO SEMPRE PIÙ SCOMPARENDO FINO AL LORO ABBANDONO.

 

S.GIUSTINA

 

la Repubblica di Venezia la elesse a speciale patrona di tutti i suoi domini, dopo la grandiosa vittoria navale di Lepanto, che venne riportata nel 1571, il giorno festivo dedicato alla Santa; da allora, a perenne riconoscenza la Zecca di Stato iniziò a coniare le Giustine, attività che continuò ininterrottamente fino alla caduta della Repubblica, nelle quali era inciso il motto: "Memor ero tui Justina Virgo".

CO9LLEZIONE - R.M.BORDIN -
CO9LLEZIONE - R.M.BORDIN -

A Candia in quel periodo muore la moglie ancora in giovane età, Laura.

 

Pasquale Cicogna tornato a Venezia fu eletto ancora due volte al Minor Consiglio,  per l’esattezza negli anni 1574-1575.

 

Dal Gennaio 1576 all’Aprile 1577 fu Podestà di Padova.

 

Nella città di Padova fu Capitano, trovandosi ad affrontare da solo (essendo scappati i Provveditori alla Sanità), il grave problema della pestilenza che in quei mesi attraversava la popolazione.

 

Nel Febbraio 1578 fu ancora una volta Consigliere al Minor Consiglio.

 

Essere eletto ripetutamente a questa altissima magistratura dopo brevissimi periodi di contumacia, è comune.

Anche per altri uomini illustri, quali Antonio Bragadin, Giacomo Foscarini e Giovanni Soranzo.

 

Questo restringersi degli eletti a un piccolissimo gruppo di persone va in maniera seppure lenta col tempo intensificandosi per arrivare ad un periodo di gravi tensioni politiche nella prima metà del 1580.

 

Nel 1577 e poi nel 1578 Pasquale Cicogna fece parte dei Quarantuno elettori per le elezioni dei Dogi Sebastiano Venier e Nicolò da Ponte.

 

Dal 1580 al 1585 fu eletto per cinque volte Savio del Maggior Consiglio, intervallando ogni volta con i sei mesi di contumacia minima; in questa carica l’alternarsi sistematico di pochi nomi è per il patriziato addirittura clamoroso.

 

Con Pasquale Cicogna vengono regolarmente rieletti Marcantonio Barbaro, Francesco Duodo e Paolo Tiepolo, mentre altri nomi che compaiono una sola volta affiancati a lui, li ritroviamo presenti in altre terne di eletti.

 

Dal continuo scontro dei gruppi per la questione della “Zonta” del Consiglio dei Dieci la posizione politica di Pasquale Cicogna non sembra “barcollante”, e a testimonianza di quest’affermazione lo troviamo eletto nel 1582 a Provveditore sopra le Fortezze e nel 1583 Procuratore di S.Marco.

 

Il suo indiscusso prestigio lo porta nel 1584 a Provveditore dell’Arsenale.

 

Alla morte del Doge Nicolò Da Ponte avvenuta nel 1585 la situazione nell’ambito del Patriziato veneziano era ancora tesa.

l’elezione del nuovo Doge era particolarmente laboriosa, turbata da tumulti armati all’interno del palazzo ducale.

Si creò uno schieramento del vecchio Patriziato attorno a Vincenzo Morosini, cui si opponeva principalmente il Procuratore Giacomo Emo.

Nel momento in cui fu chiaro che l’elezione di Vincenzo Morosini non sarebbe passata, i sui sostenitori che avevano in precedenza vivacemente osteggiato il Doge Nicolò Da Ponte, ripiegarono immediatamente su Pasquale Cicogna, avendo lo stesso Morosini rinunciato.

 

 

il 18 agosto 1585 pasquale cicogna  e' eletto Doge.

 

 

L’elezione di Pasquale Cicogna al Dogato, avvenuta il 18 Agosto 1585, fu senza ombra di dubbio frutto di un compromesso, anche se con molta probabilità non si trattò della scelta di un’uomo decisamente minore e neutrale, sebbene di avanzata età, e neppure di un riuscito tentativo del Patriziato “vecchio”...sconfitto... se così vogliamolo definire.

Si potrebbe tenere in considerazione il fatto che il tentativo del Patriziato “Vecchio” mirante a squalificare il Dogato cercasse ostentatamente di eleggere un membro delle famiglie di più recente nobiltà.

 

Comunque sono dell’avviso di credere piuttosto nella risoluzione di ripiego della parte che si riconosceva in Vincenzo Morosini, parte alla quale Pasquale Cicogna sembra essere stato legato sia dal punto di vista politico sia da quello religioso.

Sicuramente Pasquale Cicogna non fu nei confronti del Morosini un fervido partigiano e nemmeno uno dei maggiori esponenti sostenitori.

Nella cronaca del tempo si narra che Pasquale Cicogna sapesse dell’elezione mentre si trovava in preghiera nella Chiesa dei Crociferi e che si recasse quindi in palazzo ducale dove pronunciò: ...cinquanta parole benissimo... .

Il popolo, che si aspettava una munifica distribuzione di denaro da parte del più ricco Vincenzo Morosini, lo accolse con poco entusiasmo.

Stranamente con l’elezione al Dogato l’azione politica di Pasquale Cicogna perde di incisività e gli avvenimenti della sua vita si confondono con quelli ufficiali della Repubblica.

Il suo Dogato fu calmo e privo di avvenimenti importanti, tuttavia Pasquale Cicogna in questo periodo pacifico dedicò il suo tempo al rifacimento del Palazzo Ducale, alla costruzione del ponte di Rialto, alla costruzione della Chiesa del Redentore, e alla importante costruzione della Fortezza di Palmanova.

COLLEZIONE  R.M.BORDIN
COLLEZIONE R.M.BORDIN
COLLEZIONE - R.M.BORDIN -
COLLEZIONE - R.M.BORDIN -

 

Inoltre si dedicò al raccoglimento ed alla riorganizzazione di materiale giuridico.

 

Sicuramente per la Repubblica non mancarono i grossi problemi come la peste di Candia, la grande carestia che colpì tutta l’Italia, ad aggiungere, i problemi legati alla politica estera.

I rapporti col Papato furono buoni durante il pontificato di Paolo Sisto V.

Sicuramente le relazioni pacifiche Veneto-Romane di questo periodo erano da attribuirsi all’influenza del Doge Pasquale Cicogna, che era visto a Roma con la fama di ortodossia e santità.

 

Entrambi gli Stati si mossero in senso non eccessivamente filospagnolo, nemmeno il Papa pretendeva troppo da Venezia sul fronte Turco.

I rapporti tra Venezia e Roma si alterarono con il Pontificato di Clemente VIII per questioni giuridizionali e politiche, per l’influenza spagnola in Curia e per il problema delle guerre civili in Francia, con il riconoscimento papale ad Enrico IV.

 

La piaga per Venezia era comunque il controllo della situazione sul mare, resa precaria dagli Uscocchi e dalle manovre Turche .

 

Pasquale Cicogna muore a Venezia il 2 Aprile 1595 e per sua volontà viene sepolto nella Chiesa dei Cruciferi, ora Chiesa dei Gesuiti.

 


CANALETTO


CHIESA DEI CROCIFERI-VENEZIA

 

 

 

 

zecca

 

 

 


 

Del Dogato di Pasquale Cicogna vi sono pochi documenti riguardanti la Zecca e la coniazione delle monete.

Nella “Terminazione” datata 18 Gennaio 1593, emanata dai Provveditori sopra gli Ori e Monete, proibisce mettendo al bando tutti i Sesini e i Quattrini forestieri.

Questo è il primo allarme causato dalle numerose falsificazioni ad opera di piccoli stati facenti parte dell’alta Italia.

Questa piaga per la Repubblica col passare del tempo continuò a degenerare, finchè il Senato decise di interrompere definitivamente la coniazione delle sopracitate monete.

Essendo questi i tipi di moneta indispensabili per il commercio di piccola entità, erano al tempo stesso molto pericolose, a causa del basso intrinseco di argento contenuto in esse, ma che dava loro un certo valore, quindi sicuramente potevano essere facilmente confuse con pezzi di puro rame leggermente argentate.

Nel Decreto del Senato del 27 Settembre 1593, si legge che venivano vietate tutte le monete forestiere comprese le venete  tosate (stronzate), ed inoltre ordinava ai Provveditori sopra gli Ori e Monete di esercitare il controllo delle stesse mediante due Banchi posti uno in S.Marco e uno in Rialto.



 

 

L'ATTIVITA' BANCARIA  INSIEME ALLA PARTECIPAZIONE DIRETTA O INDIRETTA A IMPRESE COMMERCIALI O ARMATORIALI, RIMASE PER MOLTI SECOLI L'INVESTIMENTO PRINCIPALE DEI PATRIZI RICCHI.

PER LUNGO TEMPO L'ATTIVITA' BANCARIA FU LIBERA, AD   APPANNAGGIO DI PRIVATI CITTADINI, SOLTANTO A PARTIRE DALL'ANNO 1587,  APPARVE IL PRIMO BANCO PUBBLICO.

IN ANTICO VI  ERANO MODESTE CAMBIAVALUTE CHE TENEVANO APPUNTO BANCO O TAVOLA DI CAMBIO PUR PRESTANDO MALLEVERIA.




Il pubblico banco giro


 

 

 

Il pubblico banco giro (del giro), fu istituito dal senato il 3 mag. 1619, allo scopo di eseguire con aperture di credito trasferibili e negoziabili, anziché in contanti, i pagamenti dello Stato.

Sua principale funzione fu perciò il giro delle partite pubbliche e private.

In seguito divenne anche istituto il deposito per i privati dove vi presiedeva un depositario.

Questo magistrato, estratto dal corpo del Senato, aveva la presidenza del banco pubblico, aperto dalla Repubblica nella piazza di Rialto nell'anno 1584, per ovviare al disordine derivante dalla sfiducia che ormai ispiravano i banchi privati.

La durata della carica era di tre mesi, alla fine dei quali doveva essere presentato il bilancio della sua gestione al Senato.

Il magistrato aveva l'obbligo della presenza quotidiana nel suo ufficio, durante le ore in cui si svolgevano a Rialto le riunioni dei mercanti e non poteva lasciare il suo ufficio se prima non fosse stato riscontrato il libro giornale,  sottoscritto da uno dei tre provveditori sopra i banchi.

Il banco giro rimase attivo fino al 1800, quando ne cominciò l'ammortizzazione e successivamente dal 1806, la liquidazione

 

Si legge inoltre che lemonete sopracitate venissero cambiate ai poveri senza procurare loro perdita, ovvero che le monete difettose venissero cambiate per ogni due Lire, quattro Soldi di Sesini e il resto in buona valuta.

E’ da notare che temporaneamente,  vengono proibiti i cambi di valuta presso i Banchi dei Cambiatori privati.

Il Decreto del 14 Dicembre 1593,  determina il valore massimo degli Zecchini in dieci Lire, con la proibizione di lucrarne un prezzo maggiore da parte dei commercianti.

Sono degne di fede le “memorie di Zecca,” per il motivo che le notizie di quell’epoca risultano esatte.

La prima notizia relativa al periodo diceva: ...1585. Vacante ducatus ...furono stampate monete nove d’argento peggio 60 da Soldi 5 l’una di peso di carati 5 e mezzo, andavano in una marca 209 cinque undicesimi , et le prime che furono fatte è stae buttate al popolo in piazza S.Marco dal Serenissimo Principe Pasqual Cicogna creato il giorno innanzi Doge di Venezia a 18 Agosto 1585.

 

La conferma di questa notizia non ci viene data  dalle monete senza il nome del Doge, ma con le sigle del Massaro all’argento che in quel periodo era Marco Dolfin (MD).

Sappiamo anche dalle cronache narranti, il malcontento del popolo per la scarsa elargizione da parte del Doge e la coniazione delle monete nuove da cinque Soldi con S.Giustina.

 

La seconda notizia diceva: ...1587...al Principe Pasqual Cicogna, furono fatte Gazette d’argento peggio 60, pesava l’una carati 2 e cinquanta duecentosessantatreesimi e andavano in una marca, con il stampo delle monete da Soldi 40 con S.Giustina.

 

Oggi (anno 2015) queste monete non si trovano facilmente e pesano poco meno di grani 8 e mezzo; peso questo corrispondente a un decimo della Lira e quindi ad una Gazzetta da due Soldi.

La terza notizia diceva: ...1588.  al Principe Pasqual Cicogna, furono fatti Ducati e mezzi Ducati della liga fina peggio carati 60.

Il Ducato pesava carati 135,3 e andavano per marca 8 e mezzo.

Il ...mezo Ducato carati 67,3 e mezzo andavano per marca... e nel tempo suddetto del Serenissimo Principe .

il Zecchino è sempre andato accrescendo dalle Lire 9,12 fino alle Lire 10,14 l’uno, poi, crescendo a Soldi 2 per volta...e vedendo il Senato esser gran danno e disordine...che il Zecchino così crescesse poi perché non era più portato argento in Zecca per far monede prese parte a 14 Dicembre 1593...e che niun ardisca spender più il Zecchino se non per Lire 10, e che tutti gli officii li potesse ricever a Lire 10.

 

Con minore facilità si riescono a reperire sul mercato odierno dei Ducati e i mezzi con S.Giustina del Doge Pasquale Cicogna aventi l’indicazione del valore espressa in Soldi (124 soldi -62 soldi).

Il peso indicato risulta in alcuni casi superiore a quello che risulterebbe la proporzione fatta con i pezzi da 40 Soldi e da 20 Soldi ordinati nell’Ottobre 1572.

Con molta probabilità è giusta la proporzione, perché nel 1700 pesavano ancora carati 135 e un mezzo.

Nel diritto il Doge è rappresentato in ginocchio dinnanzi al Leone alato che simboleggia S.Marco, protettore della Repubblica Veneta.

Al rovescio dei più antichi esemplari, la S.Giustina è disegnata su di un fondo liscio senza alcuna allegoria (difficile reperibilita' sul mercato attuale). .

Il tipo adottato più tardi è conservato sino alla fine del Governo Veneziano, infatti, ha nel fondo il mare con due monti dove si trovano due Galere al margine della perlinatura.

La denominazione di questa moneta era: Ducato delle Galere.

Più tardi la denominazione cambiò in quella di Ducatone.

Nel periodo, che diminuendo l’intrinseco di argento fino della Lira e coniato l’ultimo Ducato.

Questo, ebbe la sorte delle altre monete e fu valutato a un prezzo superiore a quello per il quale era stato emesso.

Molto rara è La Giustina maggiore da 160 Soldi, ovvero Lire 8, che venne introdotta con le sue frazioni con molta probabilità nell’anno 1578, essendo Doge Nicolò Da Ponte e Massaro agli argenti Nicolò Lando, entrato in Zecca il 2 Novembre 1578.

 

Il valore di 160 soldi, voleva essere il corrispettivo in argento dello Zecchino, che allora correva per Lire 8, così come per lo Scudo della Croce da 140 Soldi, coniato con le sue frazioni nello stesso periodo di tempo, che nella medesima ottica equivaleva allo Scudo d’oro, corrente a Lire 7 esatte.

 

Passati trenta anni circa, queste equivalenze non esistevano più e le due parallele coniazioni in argento non ebbero più ragione di esistere.

Tra la S.Giustina da 160 Soldi e lo Scudo della Croce da 140 Soldi, il Senato decise con delibera ai Provveditori in Zecca di abbandonare lo Scudo con S.Giustina Maggiore, mentre per lo Scudo della Croce il valore fu lasciato fluttuare secondo l’andamento del mercato. 

Con Decreto del 14 Dicembre 1593 per lo Zecchino viene fissato il prezzo di Lire 10, autorizzando i Cassieri di tutti i Magistrati e Camere dello Stato ed il Governatore del Banco a ricevere gli Zecchini per il prezzo confermato, pagando i creditori nello stesso modo, con proibizione a tutti di.. darne o riceverne...in pagamento per un prezzo superiore, sotto pena di perdere tutto il denaro in possesso ai trasgressori.

Sotto il Dogato di Pasquale Cicogna avviene la trasformazione della moneta d’argento con la Giustina Maggiore e le sue frazioni sulla base della Lira, con lo Scudo e la Giustina Minore con le sue frazioni che rappresentano gli antichi valori delle due monete d’oro principali da 124 soldi.



 

DUCATO DA 124 SOLDI

S.GIUSTINA CON LE GALERE  

(  I DUE VASCELLI-MARE-NUBI-)

 

COLLEZIONE - R.M.BORDIN -
COLLEZIONE - R.M.BORDIN -

 

DUCATO DA 124 SOLDI

S.GIUSTINA SENZA GALERE

(  I DUE VASCELLI-MARE-NUBI-)

COLLEZIONE - R.M.BORDIN -
COLLEZIONE - R.M.BORDIN -

Il primo Ducato e le sue frazioni, il Mocenigo ed il Marcello non venivano più coniati perché il loro intrinseco non corrispondeva più ai valori diminuiti nel tempo.

Si trovano ancora delle monete da 8 da 6 e da 4 Soldi conformi al sistema delle monetazioni scomparse.

Queste monete presentano un problema non di poco conto.

Il loro peso mantenuto nelle misura originale, non corrisponde più al valore per il quale erano state create.

Le monete con questa caratteristica sono molto rare, in più si trovano (se si trovano... ), in condizioni più o meno fior di conio, portandoci ad una deduzione abbastanza attendibile, ovvero che tali monete non abbiano mai circolato.

Potremmo pensare che forse possa essere stato un progetto voluto da qualche Provveditore della Zecca.

Sappiamo che le monete Veneziane in oro sono lo Zecchino, il Mezzo (rarissimo) e il Quarto (alquanto raro anche questo).

 

scudo in oro

 

Per quanto riguarda lo Scudo d’oro non si sospetterebbe nemmeno l’esistenza, se non se ne conoscessero due disegni pubblicati in certi prontuari stampati a Norimberga da L.W.Offmann controllore della Zecca, avendo avuto l’incarico di saggiare le monete che allora circolavano in tutti i paesi dovette per sua necessità pubblicare le monete sottoposte alla sua attenzione.

Il suo trattato pubblicato nel 1680 è riferito ad un Decreto imperiale datato da Augusta il 21 Giugno 1677 nel quale le Doppie Veneziane insieme a quelle Spagnole, Romane e Milanesi vengono valutate fiorini 5 e 39 Kreutzer.

Nelle tavole unite viene riportato il disegno dello Scudo d’oro di Pasquale Cicogna con l’indicazione: Einfacher dupplon.

Nella ristampa edita nel 1694 alla tavola B.2, che è la centocinquantaseiesima, al numero 14 riporta un disegno dello stesso Scudo d’oro alquanto variato dal precedente, avente la valutazione corrente di 7 Fiorini - 3 e tre quarti Kr., così come gli Scudi di Milano e di Roma, per Decreto datato a Norimberga il 15 settembre 1693.

  

 

Quattrini coniati col nome delle città di Bergamo e Brescia

 

 

Per quanto riguarda i Quattrini coniati in questo periodo col nome delle città di Bergamo e Brescia è mio dovere soffermarmi.

  

Del Quattrino per la città di Bergamo ne conosciamo attualmente pochi esemplari con un Decreto che accenna questo tipo di moneta datato 25 Novembre 1589.

 

Del Quattrino per la città di Brescia conosciamo un solo esemplare proveniente dalla collezione del Conte Nicolò di Zoppola.

 

Purtroppo per il Quattrino di Brescia devo esporre molte perplessità, anche se onestamente non voglio avere la presunzione categorica rivolta a colleghi e collezionisti, ma comunque voglio espormi semplicemente attestandomi sulla pura documentazione a cui attingo per questo studio.

 

Negli Archivi da me consultati, questi a mio avviso i più importanti, ovvero quelli di Venezia e Brescia, non sono riuscito da ventidue anni ad oggi a trovare nessuno documento o ordine di coniazione.

Questo risulta molto strano dal momento che la monetazione veneziana è minuziosamente descritta in qualsiasi Decreto da me consultato.

Credo, che se per ipotesi il documento in questione fosse andato perduto per un qualsiasi motivo nella città di Venezia avremmo dovuto sicuramente ritrovarlo in una altra città all’interno del Dominio della Repubblica.


E’ certo che qualsiasi Decreto del Senato doveva essere accompagnato dalla delibera, che a sua volta per conoscenza, veniva mandata nelle altre città all’interno del Dominio stesso per essere obbligatoriamente custodita nel palazzo di comando.

 

Il   vero motivo, e' che non esiste alcun documento relativo alla coniazione di questa moneta, in nessuna delle città del Dominio.

 

A testimonianza di ciò che asserisco è il Decreto datato 25 Novembre 1589 già citato, il quale determina il prezzo dei Quattrini.


Il Decreto testualmente dice: ...Quanto poi alla moneta minuta, et particolarmente dei quattrini, volemo che quei che si stamperanno in questa città siano spesi a 6 alla gazetta....Et acciocchè questo ordine nostro habbia la sua debita et presta essecutione, siano i Provveditori nostri in Cecca mandati in più volte a i Rettori nostri di bressa (Brescia)  de i danari ultimamente applicati alle fortezze per la fabrica di quel castello ducati tremille de quattrini, et altrettanti a quei di Bergamo per pagar la maistranza alla fabrica di quella fortezza et altre persone che farà bisogno.

Il numero 4, che si trova all’esergo del Quattrino di Bergamo, risulta giusto con le disposizioni di questo Decreto, per il motivo che i quattro Bagattini o Denari della Lira Veneziana sono il terzo del Soldo ed il sesto della Gazzetta.

 

Non si spiegano le cifre 3-1/2 tra rosette sotto il Leone che si vedono sulla moneta e che porta al D/ in esergo: BRIXIA, nel mezzo tre croci patenti poste una e due.

Queste cifre non corrispondono ad alcuna frazione della Lira di Venezia o di quella di Brescia che era esattamente il doppio della Veneta.

 

 

 

 

 

 

fonti e bibliografia

 

 

 

ARCHIVIO DI STATO DI VENEZIA

 

Libro d’Oro e Balla d’Oro, nascite e matrimoni, sub voce Cicogna

ibd., Avogaria di Comun, Nascite Patrizi, reg.51/1

Cronaca Matrimoni, reg. 107

Testamenti,b.659,N°710

Segretario alle Voci, Regg. elezioni Maggior Consiglio dal 1529 al 1578

Regg. Senato dal 1531 al 1585.

Guida generale, IV, p. 952; Da Mosto, I, p. 110

 

ARCHIVIO DI STATO DI BRESCIA

 

Capi Consiglio dei Dieci, Lettere ai Rettori :b.285-ff.134-142-143-144-147-148-150-151-162- b.83-ff.1-3-4-7-13-18-197 b.- b.135-ff.235-237-238—b.286-ff.255-256.

Senato Relazioni Rettori b.33.

 

VENEZIA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA

 

Codici Italiani , cl.VII,925-:8594 M.Barbaro, Arbori dei patrizi veneti, c.245r.cl.VII,15-:8304-G.A.Cappellari Vivaro - Il Campidoglio veneto, c.263r.

Scelta delle orationi fatte nella creazione del serenissimo principe di Venezia, , Venezia 1587. Pasquale Cicogna

E.Piccolomini, Oratio in funere Paschalis Ciconiae,Venetiis 1595.

F.Sansovino - G.Martinioni, Venetia città nobilissima et singolare, Venezia 1663 -pagg. 170-171-623-624.

A.Morosini, Istorie veneziane, Venezia 1719, pag. 582 - 1720, pagg.50-181-188-189.

A.Zeno, Compendio della storia veneta, Venezia 1847.

 

ZECCA

 

Archivio di Stato

 

Senato Terra, Reg.LIX, carteggio 144 tt.- LXIII carteggio 95 t.- 146 t.

Provveditori in Zecca, Ori et Monete. Scartafaccio di Memorie di Francesco Marchiori Maestro in Zecca - Documento CCLIX.

Leggi Venete in materia di Monete dall’anno 1553 all’anno 1717, in4°.

 

BIBLIOTECA MARCIANA

 

Mss.Italiani, Cl, VII, MDCCCC, n°21

 

Papadopoli Aldobrandini, Le monete di Venezia